Il razzismo della "caccia ai fannulloni"


Non si può discriminare (negativamente) le persone in base alla “razza” (che non esiste), in base al colore della pelle, in base alla nazionalità, in base alle preferenze affettive.  Si può invece, anzi, si deve discriminare tra i lavoratori: da un lato quelli onesti, motivati, volenterosi, quelli che alle 8 non hanno altro che voglia di lavorare, operosi, quelli a cui invariabilmente appartiene chi parla, quelli che fanno parte di “noi” (2), poi gli altri, quelli lavativi, quelli che non hanno voglia di far nulla, che “si danno malati” e che in sostanza non fanno nulla: i fannulloni.   La “caccia ai negri” è giustamente una scemenza che qualifica chi la propone, invece la “caccia ai fannulloni” è stata presentata come meritevole quantomeno di Medaglie al merito della Repvbblica  (il ministro Brunetta si è automedagliato).

In realtà è sempre lo stesso razzismo, è sempre lo stesso cervello piccolino, è sempre una semplificazione, è sempre frutto di processi mentali primitivi e arcaici anzichè di facoltà mentali moderne.  Parlare di “fannulloni” è come parlare di “negri”, o di stranieri, in senso dispregiativo.   Il movente è sempre lo stesso: trovare un capro espiatorio per un generico disagio di cui non si riesce a trovare una soluzione, oppure per la disorganizzazione dovuta a dirigenti inetti; si pensi a quanta attenzione è stata dedicata recentemente al referendum alla FIAT: all’italiano è stato spiegato solo il lavoro dell’operaio (singolo!), manuale, che però conta solo per il 7% del costo, il restante è organizzazione.

Poiché migliorare realmente i posti di lavoro è complicato e richiede tempo, trovare in pochi minuti una categoria di persone additandoli a responsabili del collasso della P.A., è invece bellissimo; permette un’inebriante sensazione di potere, e quella di essere giusti e degni (si resta ignoranti).    I negri ? gli albanesi ? i marocchini ? i disabili che riempiono la città di parcheggi a loro riservati ?  i malati di mente (da rinchiudere) ?  Gli omosessuali ? No, i fannulloni.    Nei posti “di lavoro” (3) in continuazione vengono individuati i “fannulloni”, i responsabili dello sfascio.

La creazione di categorie di persone da additare in pubblico rimanda alle nefandezze dei regimi sovietici, venuti alla luce dopo il 1989, di cui sto leggendo ne “Il libro nero del comunismo”.    I bolscevichi creavano in continuazione categorie di persone additandole come responsabili dei vari problemi (da loro stessi creati, ma i bolscevichi non brillavano in intelligenza); una volta erano i contadini relativamente ricchi (i kulak), una volta gruppi di ex militari (i cosacchi), una volta i contadini in genere (con requisizioni sistematiche e matematicamente impossibili), una volta gli stranieri, una volta gli ex-comunisti (!), una volta le spie, i “nemici del popolo”,  eccetera.  Nell’Italia di oggi si perseguitano i fannulloni, i moderni capri espiatori dell’incompetenza strutturale della Pubblica Amministrazione e di molta parte del mondo del lavoro.    Brunetta e chi non lo critica agisce con la stessa competenza di Stalin, il quale assegnava ai contadini la colpa degli scarsi raccolti o addirittura delle carestie.  Una ulteriore spiegazione del perchè si creano le categorie dei cattivi (contrapposte a quelle di “noi, buoni”) è qui (dalla voce Controllo emotivo e sfruttamento delle paure).

(2) Il richiamo ad un “noi” implicito è una tecnica infame, bieca, che mostra quanto infondate sono le tesi di chi usa questo richiamo (ci possono essere infiniti “noi”); alla massa questa tecnica di adulazione sfugge sempre.

(3) I c.d. “posti di lavoro” sono i luoghi in cui le persone danno il peggio che gli sia matematicamente e umanamente possibile (servilismo, maldicenze, nepotismo, violenze verbali, mobbing, adulazione dei capi o leccaculismo, ecc).  Cose che tutti sanno ma di cui nessuno parla.

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