Posti di lavoro malati: 2 studiosi confermano quanto si era scritto qui


    La persistenza di un ignorante come Brunetta come Ministro si spiega solo ricorrendo agli stessi concetti necessari a spiegare il persistere di uno sfruttatore di prostitute minorenni come Capo del governo.   In questo blog (su Youtube è da 1 anno e mezzo) sostengo che non esistono “finti malati” che mandano certificati a iosa, né “fannulloni” (inventati in modo razzista da Brunetta come capri espiatori), ma esistono Posti di lavoro malati, veramente malati.   L’ho documentato, anzi l’ho solo divulgato citando ricerche scientifiche, e spiegato in un filmato, il tutto è qui.

      Ora anche 2 studiosi della Bocconi, dopo ricerche condensate in un libro, adottano lo stesso mio linguaggio; di sicuro non sono io il primo ad usare il concetto/espressione di “Posti di lavoro malati”  (l’intera psicologia del lavoro si basa su questa visione), ma certo se siamo in più di uno a farlo, siamo sempre pochissimi: il concetto non è passato, non è stato divulgato, giornalisti ignoranti e società dalla necessità di conclusioni immediate, demagogiche, e bisognosi di capri espiatori, tutti non hanno trovato niente di meglio che affibbiare a qualche lavoratore demansionato e dimenticato da decenni l’appellativo razzista di “fannullone”, ragionando con pensieri più semplici di quelli di un bambino di 3-4 anni, identificando nel lavoro solo la presenza fisica e le operazioni manuali  (i filmati dei tg quando parlano di lavoro mostrano sempre e solo operai che compiono azioni manuali).

       Roberto Vaccani

Ma il lavoro è un’altra cosa, è un contesto complesso; il posto di lavoro comunque è un soggetto ben delineabile e che pertanto si può ammalare.  E circa la P.A. il sociologo De Masi poco tempo fa squalificò anche lui la “caccia ai fannulloni” dicendo “Oggi il lavoro manuale quasi non esiste, e per far lavorare gli impiegati bisogna motivarli, ci vuole uno psicologo, mica ….”  [riporto a memoria personale] ; nel suo sito scrive che nel lavoro di questo periodo c’è la “sostituzione del controllo con la motivazione” .

Paola Caiozzo

I dottori Caiozzo e Vaccani in Le cause organizzative del mobbing. Se il malato fosse l’organizzazione? (Angeli, 2010), concludono che esistono organizzazioni malate: come hanno già fatto la stessa UE, l’OMS, e le ricerche del prof. Avallone sul Benessere organizzativo.

     Questo libro è stato recensito in questo sito, libro in cui da dati scientifici si conclude che “l’organizzazione piatta (pochi ed essenziali livelli gerarchici) e la trasparenza delle politiche del personale risultano essere tra i migliori antidoti organizzativi al mobbing. Il loro contrario, i maggiori predittori. Funzionano da antidoto anche l’effettiva implementazione del disegno organizzativo (organigramma, funzionigramma, procedure) e il suo grado di utilità percepito dai lavoratori.  Inoltre, politiche del personale orientate allo sviluppo (selezione, sviluppo carriere, meritocrazia, formazione), riducono la probabilità di mobbing, mentre le pratiche orientate esclusivamente al controllo (amministrazione, rapporti sindacali, vigilanza), ne aumentano il rischio.”.  Queste cose potrebbero sembrare ovvie (chi pratica la “caccia ai fannulloni” finge di non saperlo), sembrano semplici raccomandazioni di buon senso: Caiozzo e Vaccani però ne hanno dimostrato la veridicità, la corrispondenza ai dati reali.

Chaplin Tempi moderni

      Le persone vittime di mobbing o di altre patologie dell’organizzazione (e della società) in queste poche parole vedono il riscontro di tutto quello che è(o era) e non è (o non era) il loro posto di lavoro; chi scrive sostiene che se all’ingresso dei posti di lavoro invece di scrivere “Ministero dell’industria” o “Spedizioni Giannetti” si scrivesse “Manicomio”, tutto filerebbe senza frustrazioni in quanto le aspettative del singolo impiegato sarebbero adeguate: in un “Ministero” non ci si  aspetta di venir cacciati da un reparto perché un collega è invidioso della tua laurea, ma in un manicomio si.

           Mentre Brunetta cerca i fannulloni, centinaia di mobbizzati riunitisi grazie ad Internet (in gruppi su Facebook) non solo conoscono la realtà, ma la scrivono in chiaro:  tutti sappiamo (riprendendo le parole dei 2 autori) quanto sia elevata la “trasparenza delle politiche del personale”nei posti di lavoro;  tutti i mobbizzati nel leggere di “politiche del personale orientate allo sviluppo (selezione, sviluppo carriere, meritocrazia, formazione)” si mettono a ridere di rabbia o di sufficienza, o con sarcasmo: queste realtà sono note a tutti, tutti sappiamo della merda dei posti di lavoro, solo che ancora non si possono dire in pubblico.

            Il contesto sociolavorativo attuale è fatto di posti di lavoro che esiliano persone, le demansionano, le vessano, le minacciano; è fatto di “aziende” pulite come un porcile che attentano alla vita psicologica di chi osa protestare, ne distruggono le relazioni, la reputazione, e spesso ne attentano anche la vita fisica (si vedano i casi del Maresciallo Lo Zito, e vari altri presenti in rete).  In questo contesto mafioso nessun lavoratore si può permettere di raccontare in pubblico come stanno realmente le cose.  Ma questo, non va bene.

      Si legge ancora “Un risultato significativo riguarda poi il comportamento dei capi. Lo stile di direzione è una variabile critica. Una gestione autorevole orientata alla partecipazione, alla negoziazione e al confronto è un forte antidoto al mobbing. Al contrario, uno stile di direzione autoritario improntato al comando e alla prescrizione è un fattore di rischio mobbing.  …

Brunetta dorme

          …. Anche qui per chi ha subito mobbing non c’è nulla di nuovo, ma ci si deve convincere che il nuovo è nella (ulteriore) dimostrazione scientifica che i malati sono i posti di lavoro, che la responsabilità è dei capi, non degli impiegati !!  E che se una persona è costretta in un posto degradato non solo ha il diritto di starsene a casa in malattia, ma dovrebbe farlo più spesso, e deve mandare decine di certificati (perché costretta) senza alcun senso di colpa !   come invece sta accadendo oggi con questa reazionaria caccia ai fannulloni da parte di perfetti ignoranti.

    Leggiamo ancora la recensione “Considerando le configurazioni organizzative nel loro complesso, risultano a minor rischio di mobbing le imprese che si possono definire a “democrazia flessibile”, improntate a una struttura piatta, sistemi di gestione delle persone trasparenti e orientati allo sviluppo, stili di direzione autorevoli, con una buona implementazione del disegno organizzativo, alla quale è associato un alto livello di utilità percepita. A tali contesti aziendali sono opposte le organizzazioni gerarchizzate, burocratiche, ispirate da stili gestionali autoritari, che risultano ambienti facilitanti il mobbing. :  resta da capire (visto che quella gerarchica è la meno efficiente) come possa funzionare la macchina delle forze di polizia e delle forze armate.  O forse resta solo da dirlo.    Per chi subisce il mobbing non c’è nulla di nuovo: ma c’è la dimostrazione scientifica; e per chi tenta di semplificare, di minimizzare, di limitarsi ad etichettare i “fannulloni” come capri espiatori della propria inettitudine, resta il nostro suggerimento magari di andarsene altrove, nella burocrazia folle di qualche ex repubblica sovietica … ammesso che sia possibile far peggio che in Italia.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: