10.ooo casi di mobbing nelle Forze dell’Ordine : violenze oltre ogni barriera di umanità


     Ennesima conferma (ampiamente prevista e prevedibile) di quanto qui sosteniamo pubblicamente da un paio d’anni: nelle Forze dell’Ordine ci sono migliaia di lavoratori costretti a subire violenze psicologiche.  Anche se ciò non si può dire (nessun media che ne parla), anche se questi gravissimi fatti sono coperti dal frastuono di altre “notizie” (si censura tramite migliaia di “notizie” insulse a getto continuo), l’ottima Italia dei Diritti conferma e afferma che migliaia di poliziotti e agenti vari, persone, sono costrette a subire violenze psicologiche.  L’avvocato Nino Marazzita lo aveva gridato (inascoltato) dal 2004 (1), ma anche prima era e soprattutto oggi è noto a tutti che il mondo del lavoro (incluso quello in uniforme) ha delle importantissime aree di degrado, violenza, inefficienza, corruzione, e patologia, i cui costi vengono scaricati sui contribuenti (che ricevono servizi del tutto inefficienti) e soprattutto sui singoli lavoratori mobbizzati, vessati, aggrediti, spinti al suicidio; migliaia di agenti ora, in questo momento, mentre tu stai leggendo, nei “posti di lavoro” sono ostracizzati e aggrediti; e centinaia di migliaia di “colleghi” di questi, in uniforme, invece di difendere gli aggrediti li isolano, invece di agire con coraggio si dileguano, autorizzando i “capi” e i “colleghi” a violenze “che spesso oltrepassano ogni barriera di umanità.

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       Italia dei Diritti scrive

  Denuncia dell’Italia dei Diritti, 10 mila casi di mobbing nelle forze dell’ordine
Giovedì 10 Marzo 2011

Antonello De Pierro, presidente del movimento extraparlamentare: “Adempiremo sempre il compito naturale, assegnatoci dalla nostra ragione sociale, di sensibilizzare l’apparato politico istituzionale nei confronti di questo fenomeno aberrante

Roma – Continua la battaglia contro il mobbing per il movimento extraparlamentare Italia dei Diritti, nato a difesa di tutti i cittadini: dopo aver raccolto numerose segnalazioni, anche attraverso l’interessamento dei diversi esponenti territoriali dell’organizzazione, il presidente Antonello De Pierro, intende porre all’attenzione dell’opinione pubblica, gli oltre 10 mila casi di tale fenomeno messi in atto all’interno dell’apparato delle forze dell’ordine. Accadimenti indubbiamente incresciosi, se si pensa che proprio da queste istituzioni dovrebbe partire l’esempio di senso civico e di giustizia, indispensabile per una società moderna.

“Siamo contenti del lavoro svolto perché quella contro il mobbing è una battaglia storica dell’IdD – afferma con decisione De Pierro –. In questo caso ci siamo particolarmente concentrati sulle pressioni psicologiche sul posto di lavoro all’interno degli apparati gerarchici delle forze dell’ordine. I numeri da noi rilevati fotografano una situazione preoccupante da cui può derivare senz’altro un problema di sicurezza per i cittadini da non sottovalutare, in quanto chiunque potrebbe incappare in conseguenze ed effetti collaterali dovuti a tali comportamenti biasimevoli”.

“È chiaro che un poliziotto, un carabiniere e così via – continua nella sua analisi il leader del movimento –, privato della necessaria tranquillità sul lavoro, in condizioni di elevato stress occupazionale, può generare delle conseguenze facilmente deducibili. Purtroppo, nostro malgrado, siamo costretti a registrare molti casi, anche particolarmente gravi, che spesso oltrepassano ogni barriera di umanità [!!! infatti l’OSCE ha richiamato l’Italia]  e che marciano con i cingoli sui diritti umani prima ancora che su quelli del lavoratore”.

“Presto stiamo valutando l’opportunità di iniziare a raccontare nei dettagli qualcuno degli episodi più eclatanti – incalza De Pierro –. È necessario che le istituzioni comincino ad affrontare seriamente la questione, a partire dall’incremento di sportelli antimobbing, perché il problema è proprio nella scarsità di strutture adeguate per contrastare il fenomeno. A nostro avviso, spesso, è questo il motivo che condanna la maggior parte dei casi a rimanere in sordina, unito chiaramente al timore di ritorsioni. Un esempio per tutti è la situazione riscontrata all’interno dell’U.O.D. Medicina del Lavoro, con a capo il professor Edoardo Monaco, presso l’ospedale sant’Andrea di Roma, dove purtroppo è molto difficile ottenere un appuntamento in quanto i posti disponibili sono limitati e di conseguenza le liste restano a lungo bloccate. Come movimento extraparlamentare – conclude De Pierro – adempiremo sempre il compito naturale, assegnatoci dalla nostra ragione sociale, di sensibilizzare l’apparato politico istituzionale nei confronti di questo fenomeno aberrante”.


          Conosciamo il Prof. Monaco da anni, così come conosciamo quanto afferma sul mobbing.    Le medesime conclusioni di Monaco e di IdD furono prodotte (purtroppo si deve usare il passato remoto) dall’avvocato Marazzita nel 2004; ma anche dal PDM nel 2010, in un convegno pubblico, su un problema gravissimo e imbarazzante (2), con la diagnosi di esperti psichiatri e psicologi dello staff della ASL Roma-D (Centro per la rilevazione del danno biologico da patologie mobbing-compatibili; Dr. Rossi psicologo, Dr. Cordaro psichiatra e direttore) che concludeva sull’ovvio: anche i lavoratori in uniforme subiscono violenze psicologiche, e queste tendono ad essere più gravi che negli altri contesti.    In questo belpaese dove giustamente si persegue il reato di stalking, è consentito danneggiare col mobbing i lavoratori, anche in uniforme;  le conclusioni – di professionisti –  sono qui,  (3) .   Intanto la versione ufficiale è sempre la stessa (per chi si accontenta) “Soldato, com’è il rancio ?”, “Ottimo e abbondante signore !!”.


(1)  Si legga in questa pagina.

(2) E proprio perché gravissimo e imbarazzante, le conclusioni furono accuratamente censurate dai media.  Circa diversi soggetti o fatti sussistono narrazioni mitologiche: il lavoro in uniforme è tra questi.  Si parla unicamente di gesta eroiche, di atti di coraggio estremo, abnegazione totale e sacrificio: tutti comportamenti che corrispondono al vero, sono comportamenti effettivi, ma che sussistono a fianco di comportamenti vergognosi, disumani (si legga il testo sopra), infami, violenti, di cui chi amministra (i Ministri di Interno, della Giustizia, della Difesa) sono responsabili, insieme ai giornalisti che, invece di fare i cani da guardia contro il potere per i cittadini, fanno l’opposto.

(3) Se il file non si apre, andare nel sito PDM e cercare “Cordaro”

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