Superiore a parole…


         Ogni volta che un lavoro comporta il dare disposizioni ad altri, che sono obbligati ad eseguirle, la situazione impone una particolare delicatezza (che non significa “mollezza”) perché l’altro si trova in una condizione di minor potere, di subordinazione.   Chi impartisce le disposizioni quindi, deve avere con chi dipende da lui una particolare delicatezza, deve imporsi razionalmente di non sfruttare o maltrattare le persone.   Se è una persona con un minimo di dignità.

         Non sembra sia andato così secondo la Corte d’Appello di Torino, che ha condannato il Ministero della Difesa a risarcire un lavoratore vessato e molestato da un capufficio.  La sentenza è citata da IPSOA (1), e la lettura del riassunto è molto interessante, e sottolineiamo quanto riteniamo particolare e [commentiamo tra parentesi quadre]:

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“ Lavoro MOBBING, DEMANSIONAMENTO E MALEDUCAZIONE DEL SUPERIORE  Alberto Marcheselli – professore associato di Diritto Tributario presso l’Università degli Studi di Torino –  da Il Quotidiano Giuridico – Quotidiano di informazione e approfondimento giuridico N 10/3/anno 2011

La Corte d’Appello di Torino segna il confine tra comportamenti mobbizzanti i comportamenti e semplice maleducazione, in una fattispecie concernente condotte subite da una dipendente del Ministero della Difesa da parte di un superiore gerarchico (colonnello) e condanna il Ministero al risarcimento del danno.

La Corte d’Appello di Torino qualifica come mobbizzanti comportamenti – ben noti nell’ambiente di lavoro della vittima [nonostante i Rapporti annuali all’insegna dell’ottimismo]costantemente posti in essere dal suo superiore gerarchico e consistiti in ingiurie, minacce, molestie e violenze verbali. È stato ritenuto irrilevante, e si tratta di profilo interessante, il fatto che l’autore di tali condotte fosse solito comportarsi in maniera arrogante e maleducata con tutti e abitualmente [cioè l’amministrazione ha portato come giustificazione il fatto che un capufficio si comportasse sempre male !!!]; non solo ciò non costituisce una giustificazione, ma anzi permette di rilevare la responsabilità dell’amministrazione datrice e di chi, a sua volta superiore gerarchico del superiore, non sia intervenuto per interrompere comportamenti di non indifferente rilevanza penale[questo comportamento: il voltarsi dall’altra parte, è Il Prerequisito di ogni mobbing o vessazione ; è indispensabile che qualche idiota si giri dall’altra parte, e lasciamo a chi legge lo stabilire quanti siano stati questi indegni “Ponzio Pilato”, queste bandierine segnavento pronte a voltarsi verso dove viene il vento]  Dalla prova di queste premesse è dipeso il riconoscimento del danno biologico – per le riscontrate patologie psichiche – e del danno morale, occorsi alla vittima per aver subito per anni le ingiuste vessazioni.

     [….. Riferimenti normativi:  Sentenza Corte d’appello Torino 03/01/2011, n. 247

    Quindi questo capufficio, che nella struttura militare viene definito “superiore”, era tale solo a parole

(1) E’ stata ripresa anche da GRNet

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