Posti di lavoro malati: test anonimo sullo stress compilato osservata dal capo


 

          Segnaliamo uno dei rarissimi casi di sostanziale psicopatogenicità, cioè di carattere estremamente nocivo per la salute psichica (“stress lavoro-correlato”), di uno dei c.d. “posti di lavoro”.  Qui abbiamo denunciato che i posti di lavoro sono malati e causano danni ai singoli, e che l’invenzione dei “fannulloni” di Brunetta gli è stata necessaria per creare il capro espiatorio dei mali sistemici della P.A.

    Il DL 81/2008 è stato un (seppur ritardato) notevole passo avanti, prescrivendo per il datore di lavoro l’obbligo di valutare tutte le potenziali fonti di malattia, incluse le fonti di stress lavoro-correlato;  si è (a parole) obbligati a valutare quella cosa che è più innominabile e innominata di qualunque organo o pratica sessuale : l’ORGANIZZAZIONE del lavoro.  E’ un aspetto tipicamente psicologico, e che presuppone che l’azienda nel suo insieme sia sana: ma questa salute si valuta ascoltando i lavoratori in modo anonimo. 

   Il Presidente di ISMOB Alessandro Vitale denuncia invece un caso in cui il questionario sullo stress lavoro-correlato è stato compilato sotto l’occhio vigile del capo (che evidentemente non riesce a capire che sapere se la sua azienda non è sana gli consentirebbe anche di fare più soldi).

   La denuncia è qui; incolliamo il testo per tenerlo al sicuro:

Quando la valutazione dello stress aziendale è pilotata

di Alessandro Vitale – Presidente Ismob

Ho appena visto l’interessante intervista ad Alessandro Vitale sulla valutazione dello stress aziendale e colgo l’occasione per ringraziarvi per la passione e la cura che mettete in Lavoratorio.it (ndr: per vedere l’intervista, cliccare QUI). Questo non è solo un sito: per me è un punto di riferimento, di confronto. Ancora più importante da quando la mia ricerca di lavoro si svolge solo attraverso la rete.  Ho 30 anni e da circa due lavoro come segretaria part time a tempo indeterminato (pomeriggio a nero) in un laboratorio odontotecnico. Da poco abbiamo compilato il form per la valutazione di stress lavoro correlato. Mi sono ritrovata a farlo in presenza del capo, a dare risposte per reparto, non da singolo dipendente e a dover dichiarare dati falsi, come quelli relativi agli orari di lavoro, perché non regolarmente assunta. Come si può efficacemente valutare lo stress da lavoro in Italia, dato che la mia è una situazione comunissima e non è nemmeno la più frustrante che si possa immaginare?

R.G.

Ringraziamo la lettrice per gli apprezzamenti e giriamo la domanda direttamente al dottor Alessandro Vitale, presidente di Ismob, il Centro studi di ricerca prevenzione e intervento sul mobbing e i rischi psicosociali (www.ismob.it):

"Gentile lettrice,

purtroppo quello che lei scrive non mi sorprende ed è l’ennesima conferma di un atteggiamento sbagliato, da parte di molti datori di lavoro, di approcciare il problema stress.

Un ulteriore elemento negativo è rappresentato dall’attuale normativa che dà, al datore di lavoro, la possibilità di valutare il rischio stress in maniera più formale che sostanziale. Questo accade perché non c’è una diffusa consapevolezza della problematica: lo stress è qualcosa che non si vede, non si sente e non si tocca e di cui se ne osservano gli effetti, purtroppo spesso gravi, sulla salute dei lavoratori.

Al momento, sembrerebbe che la normativa non abbia cambiato molto lo stato delle cose: i datori di lavoro sensibili al benessere lavorativo, già si occupavano di tutelare la salute psicofisica dei prestatori d’opera, anche in assenza di una legge che li costringesse a farlo; quelli invece, che non danno importanza a questa dimensione, non se ne occupavano prima e neppure ora, anche in presenza di una legge che in qualche modo dovrebbe costringerli a farlo.

A fronte di queste premesse, sicuramente non incoraggianti, è legittimo che emergano dubbi come i suoi. Tuttavia, io credo che occorra proseguire nella strada intrapresa dal legislatore, perché attraverso essa si ha l’occasione per arricchire la coscienza sociale sull’argomento. Spesso, infatti, il lavoratore non conosce cosa sia lo stress e i metodi che è possibile mettere in atto per fronteggiarlo adeguatamente col conseguente e triste risultato di presentarsi all’attenzione clinica quando i danni alla salute sono ormai gravi e talvolta irreparabili. Il datore di lavoro, dal canto suo, invece ignora i costi derivanti da una cattiva gestione aziendale. In quest’ottica, credo che la legge consentirà un lento ma costante progresso volto ad accrescere la sensibilità dei datori di lavoro da un lato, e una maggior consapevolezza e dunque maggiore tutela dallo stress dei lavoratori dall’altro lato. Mi rendo conto che il percorso è lungo e non privo di difficoltà. Nonostante ciò, mi sostiene nella mia convinzione, determinazione e forse nel mio ottimismo, l’esperienza dei paesi scandinavi, che già dieci anni prima di noi, attraverso normative ed altre azioni, hanno cominciato ad occuparsi del fenomeno mobbing con risultati incoraggianti e che oggi danno a quei paesi il vanto di aver drasticamente ridotto quel fenomeno.

Almeno oggi di stress si parla e ci si riflette. Domani, speriamo si possa anche ridurre."

Alessandro Vitale    Presidente Ismobwww.ismob.it

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