In Italia si sta male perchè ci sono pochi gay


Se in Italia ciò fosse più normale …

mano nella mano-http

…. staremmo meglio TUTTI  (ma non dirlo in giro)

[ l’UAAR all’EuroPride 2011 ]


{ mia recensione [pubblicata sul numero 3/2011 de “L’Ateo” (UAAR)] del libro }

Irene Tinagli

Talento da svendere. Perchè in Italia il talento non riesce a prendere il volo.

ISBN 978-88-06-18569-5, Einaudi, Torino 2008, pagine 196, € 14,50.

Economista e studiosa di sviluppo e innovazione, Irene Tinagli inizia pragmaticamente “Talento da svendere” smontando “senza alcuna pietà il mito della creatività italiana” e lo stereotipo del genio italico “che rompe le convenzioni, innova” e che in una sporca cantina ma soprattutto solo e indipendentemente dal contesto, riesce a produrre idee nuove con il “lampo di genio”, ciò perchè noi, diversamente da altri popoli, abbiamo la creatività nei geni. Ciò era proponibile fino a 1 secolo fa, ma comunque l’autrice dedica poco all’autocommiserazione. Oggi, sostiene, servono invece un contesto, una società e una cultura con elementi precisi, orientati verso l’apertura mentale e culturale, che valorizzino le singole persone prescindendo da qualsiasi altro elemento (nazionalità, preferenze affettive, età). Il mantra è “valorizzazione delle persone”, le quali affinché possano innovare devono essere apprezzate, coltivate e stimolate. Ma questo deve accadere per “meccanismi di sistema” (quindi anche leggendo i giornali, seguendo cinema e politica), sistema che “deve elevarsi e adattarsi al talento, per supportarlo”, in una società che dia “gli strumenti e la libertà per i pensiero critico, originale […e] apertura mentale, […per ] anticipare o addirittura inventare i flussi anziché seguirli”, che abbia cultura cosmopolita e ad orientamento internazionale, “rispetto verso il sapere” invece che “trascuratezza e approssimazione”.

Finché la Tinagli sostiene che circa le regioni adatte ai talenti “i fattori determinanti [sono…] l’apertura e l’accettazione nei confronti delle diversità […] di religione … e di orientamento sessuale”; si è riscontrata “una spiccata correlazione tra presenza di consolidate comunità gay e sviluppo … e innovazione” in molte zone degli USA (qui a Roma invece verso i gay sono da poco iniziate le aggressioni fisiche); cita positivamente le aperture ai gay in Spagna che l’hanno resa più aperta e moderna. Tutto agli antipodi dell’ “isolazionismo e il campanilismo di molte realtà italiane” socialmente chiuse, conservatrici e immobili.

All’inizio si legge che venne chiesto al fondatore della società di software SAS Institute Jim Goodnight, quale fosse il migliore investimento, questi rispose “…senza esitazione «Le persone, … il 95% del mio patrimonio esce dai cancelli dell’azienda tutte le sere, e il mio compito è farli tornare entusiasti la mattina dopo»” : lasciamo a chi legge (i seguenti sono miei pensieri) il valutare l’entusiasmo di un qualsiasi talento che sbarca dall’aereo nell’azienda Italia: qui (si era già nel III millennio) si pensò senza nemmeno il sospetto del ridicolo di abolire l’insegnamento dell’evoluzionismo. Pensiamo agli elementi di apertura e globalizzazione di un qualsiasi gruppo di ricerca, e rimettiamoci nei panni di quell’ipotetico talento quando vede qui aule e tribunali piene di crocifissi, giornalisti che interpellano il prete di turno su qualsiasi argomento distinto dall’ingegneria idraulica teorica. Rivediamo le indegne reazioni all’esclusione del Papa a La Sapienza e l’immediata processione di “scuse” dei politici, i toni e i comportamenti dopo la sentenza anti-crocifisso CEDU del 2009, e tocchiamo con mano alcuni elementi dell’arretratezza socioculturale italiana. Ovviamente la chiave per l’innovazione non risiede solo nella laicità; ci sono la bassa istruzione e molto altro, essa però ne è un ingrediente necessario e che, ci sembra, si sta facendo sempre più raro per via di una evidente strada di declino intrapresa da politica e certa società.


[ l’UAAR all’EuroPride 2011 – filmati 1 e 2]

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