L’invidia, una confessione di inferiorità


E’ il sentimento più nascosto, di cui ci si vergogna perché è un’ammissione di inferiorità.   Il peggio avviene quando questa “inferiorità” (1)  non viene da fattori “oggettivi” (ammesso e non concesso che possano esserci, es. una gara sportiva, lo stipendio, la grandezza di una casa) o sociali (la posizione lavorativa, lo status e l’immagine sociale), e nemmeno dall’inesauribile fonte che è la società (dei consumi, dell’immagine, dell’apparire), ma da una gara che l’invidioso si costruisce principalmente da solo, in solitario, nella sua mente, senza che nessuno, nemmeno a livello sociale, abbia sollevato nemmeno implicitamente il problema: l’invidia che nasce da dentro, quindi ineliminabile. 

        Qualsiasi cosa fa o pensa l’invidioso non fa che peggiorare la sua situazione, lui si è creato una trappola e ci sbatte il muso. E’ purtroppo vero che la società propone sempre più confronti e modelli competitivi, ipercompetitivi, [e sembra che va sempre peggio] ma non tutti sono invidiosi, e soprattutto non tutti lo sono al punto da danneggiarsi da soli.  E per non danneggiarsi con la propria invidia non serve avere qualche oggetto di lusso, o qualche qualità personale eccezionale: bisogna solo smettere di partecipare alle competizioni ed essere se stessi.  Anche quella dell’autostima è una frottola, perché i nostri pensieri su noi stessi sono già molto distorti da mille fattori e inseguire l’autostima è come invidiare qualcosa.

      Si ammettono vari sentimenti: rabbia, rancore, apprezzamento, paura, solitudine, odio, amore, ma l’invidia non viene mai ammessa esplicitamente (spesso non se ne è consapevoli): si può dire “Andrea mi fa arrabbiare”, “Piero è un imbecille”, ma mai nessuno grida forte “Provo invidia per Jean !”, nessuno quando la sente dal profondo grida “Sono invidioso !”  

        Quando ci sentiamo invidiosi, ci può aiutare pensare che è una gara impossibile e assurda, che ci propone la società ma alla quale si può rifiutare.  Chi scrive fino a pochi anni fa guardava la TV e invidiava i vari personaggi che dicevano la loro, poi per fortuna e dopo anni di letture (es. propaganda, ps. sociale) e ascoltando Silvano Agosti, ha capito che il “successo” non solo è una farsa, ma è uno dei peggiori mali che può accadere a un essere umano.

(1) (ammesso e non concesso che ci siano persone “inferiori” e “superiori”, cosa assurda e impossibile, razzista)

Collegamenti:  Albanesi, Test sull’invidia,

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