Magistrati condannati, carabinieri arrestati

           2 magistrati sono stati condannati pochi giorni fa perché hanno ignorato 12 (dodici) denunce di stalking da parte di una donna, che poi venne uccisa dal marito: gli facciamo i complimenti.  I magistrati sono esseri umani e sbagliano, anche con negligenza e dolo (La Stampa), ammesso che abbiano sempre voglia di lavorare.       La sentenza è l’applicazione di questa legge 117 del 1988 sulla responsabilità civile dei magistrati.   E’ singolare, osserva Il Dubbio, che non si sappiano i nomi di questi 2 magistrati; (a parte i casi di magistrati corrotti – L’Espresso).

      In Toscana ad Aulla invece 4 carabinieri sono stati arrestati, e 4 hanno avuto provvedimenti cautelari, perché praticavano “violenze sistematiche e metodiche” contro persone che portavano in caserma (Repubblica) e le sottoponevano a pestaggi.    (Questo succede in ogni paese, ma in misure molto diverse).            Secondo Il Fatto, i carabinieri avrebbero detto “Il pm Iacopini deve morire. E male anche”, poi cosa facevano: “orinare nei letti degli immigrati, picchiarli, violentarli. Poi discorsi mafiosi, contravvenzioni fatte per vendetta” (sempre secondo Il Fatto), in “4 caserme che sembrano un regno a sé”; forse non erano solo “mele marce” (1) ma capi assenti.          Si leggono cose orribili e non proprio nobili su Il Fatto: “I negri sono scimmie”, “i negri devono magnare banane”, “mettere le mani addosso ai marocchini mi fa schifo perché puzzano”, “Se avessi i missili sbriciolo lui e la sua famiglia”. “Sanzioni date per vendetta, dicono i pm, e decine di verbali falsi” ““L’appuntato dopo aver contestato a una marocchina di aver guidato con una patente non valida in Italia, per annullare il verbale otteneva un rapporto sessuale a casa di lei”; ciliegina sulla torta: “Nell’orario di lavoro”.   segue un lungo elenco di nefandezze.

      Insomma, per la giustizia e la sicurezza, siamo a posto  Occhiolino

(1) Le “mele marce” non esistono, sono una invenzione dei vertici delle organizzazioni di polizia per cercare di coprire la loro incompetenza e disonestà.

Violenza contro una donna: condannato anche in appello il “ministero dell’interno”

[ENG] Violence against a woman: II degree sentence condemn again the italian self-called “interior ministry”  (see/click here I sentence – english).   In year 2007-8 Italy and “interior ministry” have allowed 2 years violence (as “Clockwork orange” or “Shining”), persecutions, harassment against a woman; him omissions caused serious damges, also a PTSD (for staying into an office: not under bombing or rape!).   After “only” 5 (five) years “interior ministry” receive a condemn for bullying, he must pay € 95.000,00 but instead of pay, he claimed a II sentence (against a victim, dead!).  

         II sentence has arrived exactly 3 year later 16/10/2015 (only 9 years after the violence) and condemn again Italy and “interior ministry”.  Italy confirm itself as a corrupt country, with strong self & etero distruptive behaviors: Italy damage citizens while damages itself, this is the essence of stupidity (see “Stupidity”, Prof. C. Cipolla) . 

stupid01

Exactly like in URSS communism (URSS sent his best scientists, best intellectuals, best workers and citizens into the Gulag).  The fact that this happens also now in all the world, is irrilevant.

                   Chi difende le donne ( e i cittadini in generale) dalla violenza contro di esse ?  Ovvio, le “forze dell’ordine”, cioè il “ministero dell’interno”.   Questo secondo le versioni ufficiali della propaganda.  

      Guarda tu cosa fa in realtà il “ministero dell’interno” alle donne. Già condannato il 16/10/2012 per mobbing contro una donna, non contento ha fatto ricorso, contro una morta (!)(nel frattempo la vittima era morta, probabilmente per le conseguenze), e ha perso anche in appello il 16/10/2015, esattamente 3 anni dopo, ma ben 9 (nove) anni dopo le violenze contro una donna: in 9 anni la Repvbblica Italiana ancora non si accontenta di concludere un suo comportamento immondo, continua a scavare per raggiungere livelli di aberrazione e autolesionismo assoluti. 

       Il 25/11/15 ci sarà la “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne” : guarda bene tu cosa vedi, leggi tu questa sentenza, e poi concludi da solo.

II grado 1

II grado 2

Cristo disperato

Altro

I legittimatori della violenza

            Ogni gruppo umano (coppia, famiglia, azienda, squadra, ufficio, città, nazione) vive di regole mai confessate, vergognose, violente, basse, che prescindono dal motivo ufficiale del gruppo.  La Prima regola di ogni gruppo è l’Omertà: non si deve mai attaccare o nemmeno criticare un membro del gruppo, se poi lo si denuncia all’esterno diventa peccato mortale (in senso letterale).  Chiunque ha lavorato in qualsiasi posto sa le violenze che avvengono all’interno, e ha constatato l’assoluta forza dell’Omertà: tu che leggi cosa ne pensi?   A questa regola farebbero eccezione le “forze dell’ordine”, le “istituzioni”  ?  La risposta dalla tu; secondo il comportamento dei legittimatori che poi elencheremo invece, sembra di no: “Le istituzioni sono pure, al servizio dei cittadini !!!”.  Un contesto così si chiama “farsa”, e farlo a spese dei cittadini si chiama “truffa”.

Altro

Silvano Agosti–alcuni suoi pensieri

      Ti senti alienato, solo ? Ti sembra che il mondo va per conto suo, in direzioni che non ti appartengono ?   Soffri inutilmente nei posti di lavoro ? Non credi affatto nel culto del “lavoro” ?  Ti sembra tutto storto, vedi menzogna, vergogne, condizionamenti mediatici, giornalisti leccapiedi, politica-circo, degrado sociale, ignoranza, farse, miti dell’efficienza e delle prestazioni ?   Senti veramente difficoltà a conformarti alle norme sociali ?  Hai il coraggio di andare controcorrente, anche da solo ?

Silvano-Agosti

      Ho trascritto da filmati di Youtube alcuni interessanti pensieri di Silvano Agosti in questa PAGINA ;  dalla pagina puoi scaricare una playlist dei brani inMp3 così da poterli ascoltare come sottofondo.

Il prodotto dei cialtroni che scaldano le sedie al ministero dell’interno: agenti che cantano “Faccetta nera”

    Quando raccontano le favolette tipo non riusciamo a sconfiggere la mafia perché non abbiamo i soldi, pensa che questo è ciò che fanno le forze dell’ordine, per “colpa” innanzitutto di ministri, prefetti, capetti vari, dirigenti, e dei giornalisti lettori di veline e reggitori di microfoni.

“Mi hanno rotto … un braccio, una gamba, 10 costole, avevo la testa come una palla di rugby, ecchimosi dappertutto. mi hanno picchiato con i manganelli alla rovescia. cantavano «Faccetta nera» ”.  Quando gli stranieri ridono, magari pensiamo a questo …

rappresentanti delle istituzioni addestrati a cantare “Faccetta nera”

Come spargere il cancro, e farsi pagare

Chi riuscirebbe a spargere sostanze “sicuramente cancerogene” e contemporaneamente farsi pagare ?  E un Direttore sanitario come quello dell’ospedale di Giarre (dovrebbe essere Salvatore Scala), può essere cieco ?

Giarre ospedale violazione legge fumo Uribu r80

Creativi ? No, grazie !

Steve Jobs

      Quando è morto Steve Jobs tutti a ripetere “Stay foolish, stay hungry !!!” (sii sciocco[in senso di “creativo", anticonformista] sii affamato [di novità]);  ma la realtà è ben diversa, la realtà ben più preferita e praticata è il conformismo, l’omologazione, il parlare e pensare per slogan.

     “ Considerata nell’ambito dell’adattabilità, la creatività è un fallimento, una malattia e una fonte di infelicità” (Ludwig von Bertanlaffy, richiamandosi a Egon Friedel) “Il livello massimo di adattamento, di equilibrio e di omeostasi non può essere seguito da alcuno che sappia dare al mondo una sola idea: Seyle (1) compreso, che ha certamente pagato per averlo saputo fare ” (2).

           “ Poiché il pensiero creativo è la più importante fra le cose che rendono l’uomo diverso dalle scimmie, esso dovrebbe essere trattato come una merce ben più preziosa dell’oro e protetto con la massima cura ” (3).

gregge - da blog pascolovagante

(foto presa da da blog pascolovagante)

         “ Siamo troppo abituati, purtroppo, a fare la parte di un semplice numero quando siamo al lavoro [purtroppo per questo basta essere passivi; e non sempre è possibile intervenire ad ogni comportamento idiota, italo-becero-sessista]  Guardate le offerte di lavoro nei giornali.   La maggior parte ricerca una persona «creativa».  Personalmente sorrido amaramente di fronte a questi annunci, perché alla prova dei fatti una persona veramente creativa il più delle volte disturba e finisce mobbizzata.

           Parliamoci chiaro: le aziende ricercano persone che eseguano semplicemente le mansioni a cui sono preposte [e ciò qualche volta può spesso anche essere la sola reale necessità], non impiegati che si lancino in grandiosi progetti e propongano rivoluzionarie soluzioni.   La triste realtà è che chi ha nuove idee o dissente dall’opinione generale viene generalmente frenato, e che la creatività dei singoli dipendenti, lungi dall’essere percepita giustamente come una risorsa insostituibile per l’azienda, viene regolarmente ritenuta un fastidio e un disturbo, se non una vera e propria minaccia allo status quo delle cose(4).

      Io queste esperienze le ho constatate ascoltando gli utenti durante il tirocinio da psicologo; « a volte ho avuto qualche idea creativa (che rispetto al livello generali spiccava pure), invariabilmente scontratasi con la grettezza di capi inetti o con l’omertà dei colleghi, ma sostanzialmente in un contesto malato.  Quando poi alla creatività è subentrato il titolo di studio (Laurea), le cannonate si sono sprecate: cacciato via per 8 anni, con l’avallo del Ministro relativo e di altri sedicenti “capi”   ».

Ma non basta sentirsi o dichiararsi creativi, non-pecore: bisogna esserlo, cercare di esserlo il più possibile. 

(1) Hans Seyle, “scopritore” della teoria dello stress psicofisico

(2) Testi tratti da Ludwig von Bertanlaffy, Teoria generale dei sistemi, 1969

(3) Hall A.D.,  A methodology for systems engineering, 1962   [cit. in (2)]

(4)  Ege H., Mobbing, conoscerlo per vincerlo,  2001

Una Repvbblica fondata sui cortigiani (anche nei posti di lavoro)

 

       Mi è capitato di leggere per caso questa frase di  S.J. LecAveva la coscienza pulita: mai usata” appena finito di leggere il libro di Maurizio Viroli “La libertà dei servi” .  In entrambi i casi si usa un ingrediente divenuto ormai rarissimo: la dignità.   Per Viroli questa è scomparsa (non che ce ne fosse molta..) con l’arrivo di Berlusconi: avendo lui comprato tutto, ha comprato anche le persone creando un Sistema di corte, con tanto di cortigiani e dinamiche proprie.   Chi conosce la Teoria dei sistemi, sa che anche una persona sana in un sistema malato non può nulla.  L’Italia resta un paese incivile, arretrato, provinciale.

       Tutto quanto scrive Viroli però è perfettamente valido per descrivere efficacemente i Luoghi di Lavoro Malati (qui descritti e attaccati), quei contesti gravemente malati in cui dal vicecapufficio in su tutti si vestono da Signore governando una corte, su cui ( a parte “Mi piace lavorare”) vige un ciclopico tabù.  Il cattolicesimo inoltre, sembra avere un ulteriore ruolo favorente la corruzione (B. Befani) .

    Dopo aver chiarito che la vera libertà è quella negativa (“nessuno interferisce con le mia attività….”) descrive sinteticamente cos’è un Sistema di corte e traccia una breve serie di citazioni storiche (i cortigiani sono sempre esistiti).     Nel Sistema di corte, vige la mentalità servile presso i “servi felici” (appunto le persone senza dignità).      Nella corte c’è paura, falsità, apparenza, vita come una recita, servilismo, menzogne a iosa, demagogia strutturale, seduzione, venerazione (invece della sana ammirazione, che non preclude la critica e la libertà di chi la sente), devozione (invece della lealtà), adulazione, corruzione, cambiare il senso delle parole, favori (invece di diritti).      La Corte, come moltissimi Luoghi di Lavoro Malati, è il luogo per il Trionfo dei peggiori, degli straordinariamente mediocri (cfr. L. Zinoviev “Cime abissali”)

Viroli accenna ai servi italiani, cortigiani che obbediscono al capo (lo adulano), contrapponendoli ai cittadini. Vai a 2’ 40” “Un popolo libero obbedisce ma non serve ! Ha dei capi ma non dei padroni ! Obbedisce alle Leggi ma solo alle Leggi, ed è in virtù delle leggi che non diventa servo degli uomini !!” Vai da 3’ 5’0” alla fine.

 

La Corte di Berlusconi :

         Quando c’è un potere enorme nasca il Sistema di corte.  S.B. “controlla un partito politico che egli stesso ha fondato, composto di  persone fedeli non a un ideale ma a lui” (i cortigiani) : l’intera Pubblica Amministrazione italiana è fondata su questo principio, con dipendenti pubblici che non sono fedeli alla Costituzione e alle Leggi su cui hanno solennemente giurato, ma sono fedeli al capetto di turno, il quale è fedele alla sua cricca, che è fedele a qualche altro elargitore di favori.   In ItaGlia c’è il Signore quindi, che distribuisce benefici ai cortigiani, e li minaccia, li controlla.    Ovviamente i 57 corpi in uniforme sono assolutamente immuni da questi processi sociali patologici …

        S.B esalta il suo potere (con i vari giullari, tra direttori di quotidiani e cantanti), con l’inno, l’obbligo di ridere alle sue barzellette, l’obbligo di applaudire.  Nel suo sistema manca la violenza fisica, la libertà è apparente.  Il servilismo raggiunge vette assolute (si pensi a Fede.  Un amministratore del PdL voleva dedicare una via alla mamma di S.B. !!) : pensiamo poi all’odio verso chi non si inchina (le prove leggendo Fede, Feltri, Ferrara, Belpietro).  Tra le cause del servilismo itaGliano Viroli ci mette la “natura” italiana, le invasioni, il potere della Chiesa.  Critica molto (a ragione!) la “sinistra” italiana DS e il PD, incapaci di contrastare SB in passato, e continuamente a fare con egli compromessi oggi; non vede nessuno in grado di incarnare un anti-corte in Italia.  Col trionfo delle TV (pag 124) berlusconiane tutti abbiamo osservato una terribile caduta verso il basso: milioni di italiani conoscono solo quelle, formando carne da macello come masse di ignoranti neo-analfabeti.

      C’è il Servo o Cortigiano, il quale “deve contagiare altri sudditi, ha una libertà precaria (“basta un cambiamento d’umore del principe …”) il quale sotto le apparenze “in realtà è infelice”.   Diversamente dal Cortigiano, l’oppresso è più libero: “deve subire ma nessuno gli chiede di protendere tutti i suoi pensieri e tutta la sua volontà a compiacere l’uomo che lo domina.  Chi è parte del sistema della corte deve rinunciare a se stesso. [… invece ai cortigiani]  bisogna anche che immaginino quello che vuole e, spesso, persino che prevengano i suoi desideri” : quante volte abbiamo visto questi atteggiamenti e comportamenti nei Luoghi di Lavoro Malati ?  Diversamente dall’oppresso il servo non ha il senso del dovere: agisce solo per compiacere al boss, e anche questo è il quadro più ricorrente al lavoro.

        Tale fare da vent’anni ha cambiato la cultura italiana: non che mancassero i guai (Viroli lo scrive) ma non c’era cortigianeria a questo livello; i votanti S.B. sono milioni, cortigiani.

           Viroli cita anche Leopardi che abilmente scrisse in “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani” del degrado scemo e idiota degli italiani del suo tempo, degrado purtroppo peggiorato (oggi l’Italia fa molto più ridere che nel 1900; questo testo è citato anche da Augias).  Gli itaGliani ridono esattamente come le prostitute: consapevoli del loro degrado, sanno di non poterne uscire.

COME USCIRNE ?
Viroli propone il disprezzo verso i cortigiani, invece di “fuggire nella risata” sgangherata tipica degli itaGliani.   Serve il Senso del dovere, (manca ai cortigiani, il dovere non si impone!) che richiede appunto una coscienza (la “dignità” con cui abbiamo aperto questo testo).  Serve intransigenza, serve un antidoto all’analfabetismo morale.  E tutto ciò serve anche al lavoro.

Ancora Viroli sul Sistema di Corte itaGliano.

 

In questo link il testo di Etienne de La Boetie ampiamente citata.

Test: sei libero ?

Fuga dalla libertà, servitù volontaria, conformismo, pressione sociale (potentissima).   Categorie secondo l’ottimo Zagrebelsky qui  :

  • Il Conformista, l’uomo-massa, che segue per primo le mode sotto la tirannia della pubblica opinione.  Sacrifica la propria libertà all’apparenza.
  • L’ Opportunista, è un carrierista (per trovarlo basta entrare in un qualsiasi posto di lavoro), campione in piaggeria e fedeltà che eroga per avere favori e protezione: infatti nei posti di lavoro i “diritti” sono merce rara.  Servile. Sacrifica la libertà all’apparenza.   Sacrifica la propria libertà alla carriera [ed appare felice; molti psicologi lo chiamano “adattato” in termini positivi].
  • Il Gretto ., non vede oltre il proprio naso, cioè oltre i propri diretti ed immediati interessi.  Sacrifica la propria  libertà all’egoismo.

Il rimedio ?

Il conformismo, si combatte con l’amore per la diversità; l’opportunismo, con la legalità e l’uguaglianza; la grettezza, con la cultura; la debolezza, con la sobrietà.
Diversità, legalità e uguaglianza, cultura e sobrietà:

ecco il necessario nutrimento  della libertà.

Il lavoro uccide: suicida per mobbing

   Ha ragione Silvana Catalano: il lavoro uccide.  In tanti modi.  Mentre non manca chi si indigna per i morti da carenza di misure di sicurezza fisica, quasi non esiste chi denuncia l’abissale degrado psicosociale di vari contesti lavorativi italiani.

Il lavoro uccide - Silvana Catalano

   Apprendiamo che un operaio è morto (tramite suicidio) a causa del lavoro; il mobbing o comunque il degrado psicosociale (carenze organizzative, vessazioni, ricatti, minacce, aggressioni, demansionamento, cricche) uccide le persone.  Il sito GoBari riferisce di problemi frequenti in tutti i posti di lavoro, ma dei quali non si può parlare a causa dell’aura mitologica che ricopre i posti di lavoro, autentici luoghi di degrado umano, morale:

Bari – Si chiamava Enzo Pavone, aveva 40 anni e si è ucciso buttandosi dal balcone della Ripartizione edilizia in …… Era un operaio della Multiservizi di Bari e con l’azienda oggi commissariata aveva un rapporto difficile: aveva avuto la forza di denunciare il mobbing subito, una situazione che l’aveva portato anche a curarsi in una clinica psichiatrica. L’annuncio del suicidio lo ha dato Michele Emiliano …. "Stamattina un operaio della Multiservizi si è suicidato ….. Ho disposto un’indagine approfondita perchè i fatti potrebbero essere collegati alla difficile situazione ambientale dell’azienda. Tutti coloro che hanno qualcosa da riferire possono contattare il Comandante della Polizia Municipale che sta indagando". Enzo ha lasciato un biglietto prima di compiere il volo verso la morte: "Non ce la faccio più in questa Mafia".
Nei commenti all’annuncio sulla pagina del Primo cittadino c’è chi chiede di non fare polemica politica, altri dicono invece "è la fine che farò anche io". Che siano questioni legate al clima all’interno dell’azienda ex-municipalizzata o questioni personali, resta il fatto che oggi un nostro concittadino ha scelto di smetterla di vivere. E questa è una sconfitta, nostra e della città. “

          Come per il suicidio di qualsiasi lavoratore, dopo circa 20-40 nanosecondi il datore di lavoro dichiara che il lavoro non c’entra niente: invece quello è il contesto sociale-pubblico più importante, per i singoli, per il loro modo di presentarsi, e per la società stessa.  Pensiamo ad un lavoratore mobbizzato, aggredito, isolato dai colleghi, vessato (cose stranote a tutti) che torna a casa e gli chiedono: “Allora, cosa hai fatto oggi ?”  : NULLA.   Il messaggio che gli invia, che gli impone il datore di lavoro è “Tu non conti nulla, non sei importante, non esisti”.  

             L’Italia resta arretrata: solo nel 2008 ha riconosciuto che il lavoro può causare stress specifico, solo nel 2011 è entrato in vigore il DL 81/2008 …. sulla carta.  Perchè la cultura dei luoghi di lavoro è dura a cambiare.

Posti di lavoro malati: test anonimo sullo stress compilato osservata dal capo

 

          Segnaliamo uno dei rarissimi casi di sostanziale psicopatogenicità, cioè di carattere estremamente nocivo per la salute psichica (“stress lavoro-correlato”), di uno dei c.d. “posti di lavoro”.  Qui abbiamo denunciato che i posti di lavoro sono malati e causano danni ai singoli, e che l’invenzione dei “fannulloni” di Brunetta gli è stata necessaria per creare il capro espiatorio dei mali sistemici della P.A.

    Il DL 81/2008 è stato un (seppur ritardato) notevole passo avanti, prescrivendo per il datore di lavoro l’obbligo di valutare tutte le potenziali fonti di malattia, incluse le fonti di stress lavoro-correlato;  si è (a parole) obbligati a valutare quella cosa che è più innominabile e innominata di qualunque organo o pratica sessuale : l’ORGANIZZAZIONE del lavoro.  E’ un aspetto tipicamente psicologico, e che presuppone che l’azienda nel suo insieme sia sana: ma questa salute si valuta ascoltando i lavoratori in modo anonimo. 

   Il Presidente di ISMOB Alessandro Vitale denuncia invece un caso in cui il questionario sullo stress lavoro-correlato è stato compilato sotto l’occhio vigile del capo (che evidentemente non riesce a capire che sapere se la sua azienda non è sana gli consentirebbe anche di fare più soldi).

   La denuncia è qui; incolliamo il testo per tenerlo al sicuro:

Quando la valutazione dello stress aziendale è pilotata

di Alessandro Vitale – Presidente Ismob

Ho appena visto l’interessante intervista ad Alessandro Vitale sulla valutazione dello stress aziendale e colgo l’occasione per ringraziarvi per la passione e la cura che mettete in Lavoratorio.it (ndr: per vedere l’intervista, cliccare QUI). Questo non è solo un sito: per me è un punto di riferimento, di confronto. Ancora più importante da quando la mia ricerca di lavoro si svolge solo attraverso la rete.  Ho 30 anni e da circa due lavoro come segretaria part time a tempo indeterminato (pomeriggio a nero) in un laboratorio odontotecnico. Da poco abbiamo compilato il form per la valutazione di stress lavoro correlato. Mi sono ritrovata a farlo in presenza del capo, a dare risposte per reparto, non da singolo dipendente e a dover dichiarare dati falsi, come quelli relativi agli orari di lavoro, perché non regolarmente assunta. Come si può efficacemente valutare lo stress da lavoro in Italia, dato che la mia è una situazione comunissima e non è nemmeno la più frustrante che si possa immaginare?

R.G.

Ringraziamo la lettrice per gli apprezzamenti e giriamo la domanda direttamente al dottor Alessandro Vitale, presidente di Ismob, il Centro studi di ricerca prevenzione e intervento sul mobbing e i rischi psicosociali (www.ismob.it):

"Gentile lettrice,

purtroppo quello che lei scrive non mi sorprende ed è l’ennesima conferma di un atteggiamento sbagliato, da parte di molti datori di lavoro, di approcciare il problema stress.

Un ulteriore elemento negativo è rappresentato dall’attuale normativa che dà, al datore di lavoro, la possibilità di valutare il rischio stress in maniera più formale che sostanziale. Questo accade perché non c’è una diffusa consapevolezza della problematica: lo stress è qualcosa che non si vede, non si sente e non si tocca e di cui se ne osservano gli effetti, purtroppo spesso gravi, sulla salute dei lavoratori.

Al momento, sembrerebbe che la normativa non abbia cambiato molto lo stato delle cose: i datori di lavoro sensibili al benessere lavorativo, già si occupavano di tutelare la salute psicofisica dei prestatori d’opera, anche in assenza di una legge che li costringesse a farlo; quelli invece, che non danno importanza a questa dimensione, non se ne occupavano prima e neppure ora, anche in presenza di una legge che in qualche modo dovrebbe costringerli a farlo.

A fronte di queste premesse, sicuramente non incoraggianti, è legittimo che emergano dubbi come i suoi. Tuttavia, io credo che occorra proseguire nella strada intrapresa dal legislatore, perché attraverso essa si ha l’occasione per arricchire la coscienza sociale sull’argomento. Spesso, infatti, il lavoratore non conosce cosa sia lo stress e i metodi che è possibile mettere in atto per fronteggiarlo adeguatamente col conseguente e triste risultato di presentarsi all’attenzione clinica quando i danni alla salute sono ormai gravi e talvolta irreparabili. Il datore di lavoro, dal canto suo, invece ignora i costi derivanti da una cattiva gestione aziendale. In quest’ottica, credo che la legge consentirà un lento ma costante progresso volto ad accrescere la sensibilità dei datori di lavoro da un lato, e una maggior consapevolezza e dunque maggiore tutela dallo stress dei lavoratori dall’altro lato. Mi rendo conto che il percorso è lungo e non privo di difficoltà. Nonostante ciò, mi sostiene nella mia convinzione, determinazione e forse nel mio ottimismo, l’esperienza dei paesi scandinavi, che già dieci anni prima di noi, attraverso normative ed altre azioni, hanno cominciato ad occuparsi del fenomeno mobbing con risultati incoraggianti e che oggi danno a quei paesi il vanto di aver drasticamente ridotto quel fenomeno.

Almeno oggi di stress si parla e ci si riflette. Domani, speriamo si possa anche ridurre."

Alessandro Vitale    Presidente Ismobwww.ismob.it

Oggi le tragi-comiche: aggredito per controlli troppo scrupolosi

    Sordi ci ha fatto un film (Il vigile) negli anni ‘70, disegnando con vari colori un lavoratore scrupoloso.  E’ quello che (esplicitamente) viene insegnato dalle elementari ai dottorati di ricerca: “Sii scrupoloso, non fare errori !”, è quello che viene dichiarato (a parole) in ogni contesto ufficiale.  La prassi poi sappiamo bene cos’è: a parole si comanda una cosa, con l’esempio molto più pragmaticamente se ne insegna (o se ne impone) un’altra.  Il personaggio complementare al lavoratore scrupoloso era il capetto di turno che non tollera che i suoi “dipendenti” (incaricati proprio di controllare!), controllino lui stesso. Questo personaggio è immortale; anzi in Italia è un’istituzione, fa parte del carattere nazionale.

     Un esempio è la vicenda di una parte della CRI contro Lo Zito che, secondo l’On. Turco, lo ha attaccato perché colpevole di un “eccesso di controlli” : siamo certi che nei doveri di un Sottufficiale CRI sia esplicitamente scritto e ordinato sia di controllare scrupolosamente ogni attività, sia di “non eseguire un ordine la cui esecuzione è manifestamente reato” : insomma non ci vuole Einstein per capire nella P.A. che certi appalti e acquisti sono irregolari.    Guai a dirlo però; “il Re è nudo” ma non si dice.   Intanto il bambino-Lo Zito lo ha detto ed ora grazie soprattutto al PDM ma per primo alla sua determinazione, sta smontando il castello.

Il Vigile - Lo Zito

“ CROCE ROSSA: TURCO (PD), A M. LETTA DAVA FASTIDIO LO ZITO PERCHE’ "LAVORAVA TROPPO"

Scritto da  Monica Cataldo

(AGENPARL) – Roma, 26 mag – Irregolarità amministrativo-contabili sono quelle denunciate dal maresciallo Vincenzo Lo Zito, dipendente Cri ormai da tempo. A compierle sarebbe stata la Presidente della Croce Rossa Abruzzo, Maria Teresa Letta, sorella di Gianni, la quale ha anche provveduto al II Trasferimento per incompatibilità ambientale dello stesso maresciallo Lo Zito.

"Noi avevamo già presentato delle interrogazioni in merito – dichiara all’AgenParl il deputato Pd, Maurizio Turco – Secondo il punto di vista della Letta il maresciallo sarebbe stato ‘imputato’ per un eccesso di controlli". Insomma, per Maria Teresa Letta il maresciallo Lo Zito non avrebbe diritto a fare tutti questi controlli, e quindi "l’hanno trasferito, defraudato dello stipendio da parte del Commissario straordinario della Cri, Francesco Rocca gli ha tolto anche lo stipendio".

Maurizio Turco ci spiega che le diverse interrogazioni presentate non hanno portato a nessun risultato, nessuno ha mai risposto. "Quindi ho preso quelle interrogazioni e le ho portate al magistrato – racconta Maurizio Turco – Il maresciallo Lo Zito, da parte sua, ha fatto causa. Per cui adesso immagino che la questione della signora Letta, su cui il magistrato ha deciso di indagare, si congiungerà con le indagini che la Procura di Roma ha avviato dopo le mie interrogazioni".

Oggi le comiche: condannate aziende per mancata valutazione stress lavoro-correlato. Ma chi arresta la Pubblica Amministrazione ?

 

    Studenti S-O

Oggi le comiche.  L’INAIL ha avviato un’inchiesta perché 7 aziende non hanno fatto la valutazione dello stress lavoro-correlato (mobbing, disorganizzazione sovietica, costrittività organizzativa,  burn-out, ecc).   Il bello è che l’Italia ha approvato il DL81/2008 ben 4 (quattro) anni dopo che a livello UE era stato stabilito tutto quanto si poteva stabilire, e che poi la Pubblica Amministrazione (il settore competenza del ministro fustigatore Brunetta) per i settori dove quel rischio è maggiore (Forze armate e di polizia, pompieri, ecc.) si è auto-prorogata 2 volte i termini da cui applicare quel decreto: prima di 2 anni, poi di un altro anno.  

    Ora si inquisiscono 7 aziende: ma l’intera P.A. è fonte di stress e sofferenze per migliaia di lavoratori, non ha applicato la 626/94 e non applica il DL 81/2008.

Quello che i giornalisti-spacciatori non dicono …

    I giornalisti di TV e radio ripetono 5-7 “notizie” ad ogni edizione; sempre le stesse, cioè al tg alle 10, alle 13, alle 15, alle 18, alle 20, non dicono 5-7 notizie diverse ma sempre le stesse.   Spacciano le immagini per “informazione”, spacciano la rapidità e la diretta per “qualità” e “utilità”, spacciano la ripetizione per “servizio”.  I giornalisti di radio e tv sono degli spacciatori (di notizie inutili).     Quelli della carta sono migliori indubbiamente; anche se spesso si piegano allo stesso linguaggio e stile della tv.

      Per entrambi comunque ci sono degli ambiti-tabù, delle zone, temi e problemi che evitano assolutamente e sistematicamente: il marcio del mondo del lavoro è uno di questi.

 

   Ci sarebbe materiale per informare (realmente) per diverse settimane,, per fare vere inchieste, per illuminare sul marcio del mondo del lavoro: mobbing (violenze psicologiche gravissime), demansionamenti, minacce, truffe tra colleghi, vessazioni, e molto altro che c’è nei posti di lavoro.

      Per fortuna c’è Internet: anche se richiede un cervello e il saper uscire dagli infiniti greggi di pecore in cui spesso si è costretti; internet ci svela un altra storia di violenza contro un lavoratore (vedi link – prepara una busta per il vomito) “…Iniziano i richiami verbali, le umiliazioni in pubblico davanti ai miei colleghi. Vengo demansionato fino a non svolgere più i compiti per i quali ero stato assunto. Mi limitavo a fare le fotocopie e a rispondere al telefono”  : questo nei posti di lavoro è la norma, caro Presidente della Repubblica Napolitano. Caro Ministro del Lavoro Sacconi, questa è materia sua, il DL  81/2008 è tutto tranne che prassi !! mentre in gran parte della P.A. non è arrivata nemmeno la 626/94 .   Cari giornalisti: informate anche sul mobbing, per voi sarebbe solo … “lavoro” !

Il lavoro è un diritto, la salute anche

    Mentre Brunetta indisturbato seguita con la sua persecuzione di chi si è già ammalato a causa del lavoro, con la creazione razzista della categoria dei “fannulloni” (concetto che è soddisfacente in persone dalla scolarità fino alla III elementare), mentre lui fa la caccia ai finti malati, migliaia di italiani soffrono a causa di malati veri: i posti di lavoro; luoghi di meschinità, codardia, malessere, persecuzioni, terrore, vessazioni.   

          Copio l’efficace titolo riassuntivo di PagineMediche; visto che l’Italia partecipa alle missioni spaziali verso Marte e per la Stazione spaziale internazionale, sarebbe ora che anche i posti di lavoro salissero allo stesso livello qualitativo e sociale, cioè che siano posti dove si lavori e non dove si soffra, ci si ammali, si venga vessati e aggrediti.  Qui il link e i capitoli dedicati al lavoro:

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Il lavoro è un diritto, la salute anche

Dermatite, insonnia , attacchi di panico, tachicardia sono i disturbi più diffusi tra i lavoratori precari, alla ricerca di realizzazione personale attraverso un lavoro dignitoso.

Il primo maggio è la festa dei lavoratori, un modo per ricordare che ci sono ancora diritti e dignità da conquistare sui luoghi di lavoro. Istituita nel 1889 a Parigi per ricordare una manifestazione operaia svoltasi negli Stati Uniti, precisamente a Chicago, nel 1886 repressa dalle forze dell’ordine, è una ricorrenza molto sentita perchè sono ancora tanti i lavoratori che rischiano la salute a causa del lavoro.

Salute e lavoro: mai abbassare la guardiaSalute e lavoro: mai abbassare la guardia
Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoroGiornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro
Lavorare di notte mette a rischio la saluteLavorare di notte mette a rischio la salute
Stress lavorativo: le aziende italiane chiamate a difendere la salute dei propri dipendentiStress lavorativo: le aziende italiane chiamate a difendere la salute dei propri dipendenti
Lavoro precario stressa più della disoccupazioneLavoro precario stressa più della disoccupazione
Lavoro sedentario raddoppia rischio tumore colonLavoro sedentario raddoppia rischio tumore colon
Sindrome da burnout: logorio da insegnamentoSindrome da burnout: logorio da insegnamento
Stress da lavoroStress da lavoro

Aiuta i lavoratori onesti: una specie in via di estinzione !

 

     Non sono solo i panda a rischio estinzione,  rischiano di scomparire almeno in ItaGlia i lavoratori onesti.
       Vincenzo Lo Zito denuncia irregolarità amministrative alla CRI ma poi, e nonostante una malattia, viene mobbizzato, trasferito, vessato, ri-trasferito, costretto all’inattività, estromesso (!); ha detto ovunque gli è stato possibile la verità (al convegno del PDM alla Camera sul mobbing 3/2/10; anche alla manifestazione per la liberà di stampa): è uno dei pochissimi lavoratori che conosco che per far carriera non usa il muscolo della … lingua ma la fa se è possibile farla onestamente, è uno che non sta ai simpatici giochetti di cricche presenti in tutti i posti di lavoro e noti a tutti. 
            Normalmente nei “posti di lavoro” accade questo: “io ti faccio un lavoro non perché è semplicemente il motivo per cui sono pagato, ma solo a titolo personale, così diventiamo «amici» e quando mi serve tu mi restituisci il «favore», da amico.  Così ogni volta che commetto irregolarità o truffe tu non mi denuncerai mai, ed io farò altrettanto:  che amici che siamo !!!”  : nel dizionario questo comportamento non si chiama “lavoro” ma è definito “prostituzione”. 
               In contesti degradati come questo il singolo non solo non può nulla (con buona pace del reazionario Brunetta che creando i “fannulloni” ha cercato di avere i capri espiatori da sacrificare per ripulire la P.A. dal marcio che invece la riguarda e permea strutturalmente), ma se disgraziatamente si mette a lavorare per l’azienda o l’ufficio anziché che per il capetto-testa di c**** di turno (ce n’è sempre uno/a), è segnato, è condannato: quello non è “nostro amico”.

    Ciò riguarda quasi tutti i posti di lavoro, e determina livelli di “benessere organizzativo” (cfr. ricerche Prof. Avallone) bassissimo, un’efficienza quasi nulla, costi per l’ente e sofferenza e rischio morte per i lavoratori.   Quasi tutti i posti di lavoro NON hanno ancora nemmeno valutato (!!!) i livelli di Stress lavoro-correlato (obbligatori da Gennaio per via del DL 81/2008): ciò è obbligatorio ma poiché ci differenzia dallo schiavismo solo una distanza quantitativa, quasi nessun datore di lavoro lo fa.  Se un lavoratore sta male è obbligato a mandare il certificato, ma se un posto di lavoro è malato, chi lo certifica ?  Il lavoratore può “mandare la visita medico fiscale” alla propria azienda senza subire ritorsioni ?  Il concetto di “posto di lavoro malato” è qualcosa di inconcepibile nell’ItaGlia dei capetti: semplicemente con pochi test e qualche questionario, in poche ore si può misurare il grado di salute organizzativa o psicologica di qualunque posto di lavoro: poichè se si facessero tali misure il 95% dei posti di lavoro sarebbe da chiudere, l’indagine non si fa.  I “giornalisti” censurano questo tipo di problemi, pochissimi politici se ne interessano, i cittadini sono presi da tutt’altro. 

          Lo Zito – a differenza di quanti sopra – è uno che se vede cose losche non si gira dall’altra parte, è uno dei pochi che conosco che MERITA aiuto morale ed € economico : io l’ho fatto varie volte, puoi farlo anche tu: aiuta Lo Zito e/o divulga :
(clicca sulla foto o vedi anche il link fisso qui a destra —-> )

 

Lo Zito

La Pubblica Amministrazione non mette nemmeno i bagni (!) ai lavoratori

 

           Avendo svolto l’attività come psicologo nei servizi pubblici per 1 anno e 1/2, di storie di gravissima violenza psicologica contro alcuni lavoratori ne ho sentite di terribili.  Pertanto in questa che è stata appena denunciata dalle ottime Jene (Italia1) non ci vedo nulla di nuovo, ma non posso evitare di segnalarla a mia volta: 2 lavoratori mobbizzati, privati del diritto al lavoro, privati delle mansioni e delle suppellettili, spediti in posti isolati e – ciliegina – senza nemmeno un bagno !!!!  Ripeto: quanto mostrano le Jene accade in molti altri posti della Pubblica Amministrazione, dove capiufficio e dirigenti vessano i dipendenti privandoli di qualsiasi mansione, e a volte anche del Bagno, lavoratori che poi Brunetta (il Robin Hood al contrario) definisce “fannulloni”, con il tacito e imbarazzante silenzio di giornalisti, politica, sindacati, media e cittadini.  Per rendere l’Italia un paese minimamente civile ci vorrebbe un’invasione dei Caschi Blu dell’ONU!

Clicca sull’immagine

Le Jene mobbing e senza bagno

         Aggiungo che il lavoro di Jene, di Striscia la notizia (pur con i suoi limiti) è quello che dovrebbero fare i GIORNALISTI, per i quali si chiama “lavoro”; nel loro mandato sociale infatti c’è il dovere di informare e su questioni importanti, c’è il dovere di essere il cane da guarda dei cittadini contro il potere (non il contrario!).   Quindi le denunce degli episodi di mobbing e schifezze simili spettano ai giornalisti, che si fanno precedere da generici professionisti dello spettacolo (non-giornalisti), oppure dai cittadini tramite Internet.

Odiare gli indifferenti è legittimo

          Che male c’è se uno si interessa solo dei ca**i suoi ?  Perché uno dovrebbe leggere altro oltre al Corriere dello sport ?  Perché pagare le tasse ? Perché deve parlare di temi diversi da : tv accaddì al plasma, turbodisel, isola dei famosi, cellulari ?   Perché devo sforzarmi a spegnere la TV ?     Ma soprattutto: perché devo pensare ?? E più di tutto: perché devo pensare con la mia testa ?  Perché non devo essere indifferente ?

   “85.000 (ottantacinquemila) morti fa fumo ?  e mica glie l’ho detto io !! ”  Perché devo pensare (ad esempio) agli 11 milioni di fumatori quando invece io sono già addirittura un Difensore Degli Animali  (solo quelli domestici, soprattutto cani)  ?     Caparezza canta Meglio depressi che stronzi del tipo «Me ne fotto» , perché non dicono “Io mi interesso”?  :  la versione per gli indifferenti al tabagismo prosegue qui.

      Ma finalmente è stato rispolverato un pensiero più utile e radicale (che non conoscevo), che sbrigativamente premette di odiare gli indifferenti: quelli che non picchiano mai nessuno ma quando vedono si voltano, quelli che al lavoro non danno pugni ai colleghi né li insultano (ma si guardano bene dal denunciare ciò che vedono), quelli che non fanno mobbing ma vedono “violenze con sadica crudeltà” e ciononostante non parlano (si chiamano “spettatori” sono milioni tra “colleghi” e dirigenti)E’ lecito odiarli: sono persone ignobiliL’odio è legittimo.  Scrisse Gramsci:

Gramsci

     Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica.
L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza.  Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo.  Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.  E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti. 

"La Città futura", pp. 1-1 Raccolto in SG, 78-80.

(da http://www.antoniogramsci.com/cittafutura.htm#indifferenti  ) 

Superiore a parole…

         Ogni volta che un lavoro comporta il dare disposizioni ad altri, che sono obbligati ad eseguirle, la situazione impone una particolare delicatezza (che non significa “mollezza”) perché l’altro si trova in una condizione di minor potere, di subordinazione.   Chi impartisce le disposizioni quindi, deve avere con chi dipende da lui una particolare delicatezza, deve imporsi razionalmente di non sfruttare o maltrattare le persone.   Se è una persona con un minimo di dignità.

         Non sembra sia andato così secondo la Corte d’Appello di Torino, che ha condannato il Ministero della Difesa a risarcire un lavoratore vessato e molestato da un capufficio.  La sentenza è citata da IPSOA (1), e la lettura del riassunto è molto interessante, e sottolineiamo quanto riteniamo particolare e [commentiamo tra parentesi quadre]:

ipsoa_logo

“ Lavoro MOBBING, DEMANSIONAMENTO E MALEDUCAZIONE DEL SUPERIORE  Alberto Marcheselli – professore associato di Diritto Tributario presso l’Università degli Studi di Torino –  da Il Quotidiano Giuridico – Quotidiano di informazione e approfondimento giuridico N 10/3/anno 2011

La Corte d’Appello di Torino segna il confine tra comportamenti mobbizzanti i comportamenti e semplice maleducazione, in una fattispecie concernente condotte subite da una dipendente del Ministero della Difesa da parte di un superiore gerarchico (colonnello) e condanna il Ministero al risarcimento del danno.

La Corte d’Appello di Torino qualifica come mobbizzanti comportamenti – ben noti nell’ambiente di lavoro della vittima [nonostante i Rapporti annuali all’insegna dell’ottimismo]costantemente posti in essere dal suo superiore gerarchico e consistiti in ingiurie, minacce, molestie e violenze verbali. È stato ritenuto irrilevante, e si tratta di profilo interessante, il fatto che l’autore di tali condotte fosse solito comportarsi in maniera arrogante e maleducata con tutti e abitualmente [cioè l’amministrazione ha portato come giustificazione il fatto che un capufficio si comportasse sempre male !!!]; non solo ciò non costituisce una giustificazione, ma anzi permette di rilevare la responsabilità dell’amministrazione datrice e di chi, a sua volta superiore gerarchico del superiore, non sia intervenuto per interrompere comportamenti di non indifferente rilevanza penale[questo comportamento: il voltarsi dall’altra parte, è Il Prerequisito di ogni mobbing o vessazione ; è indispensabile che qualche idiota si giri dall’altra parte, e lasciamo a chi legge lo stabilire quanti siano stati questi indegni “Ponzio Pilato”, queste bandierine segnavento pronte a voltarsi verso dove viene il vento]  Dalla prova di queste premesse è dipeso il riconoscimento del danno biologico – per le riscontrate patologie psichiche – e del danno morale, occorsi alla vittima per aver subito per anni le ingiuste vessazioni.

     [….. Riferimenti normativi:  Sentenza Corte d’appello Torino 03/01/2011, n. 247

    Quindi questo capufficio, che nella struttura militare viene definito “superiore”, era tale solo a parole

(1) E’ stata ripresa anche da GRNet

Assenteismo effetto di posti di lavoro malati–Pagine mediche conferma

 

    “Un eccessivo assenteismo, un’anomala incidenza di infortuni sul lavoro o malattie professionali, una frequente rotazione del personale: sono questi i principali elementi che vanno tenuti presente e che possono essere indice di un elevato stress tra i lavoratori”.  Dietro la “geniale” trovata di Brunetta di creare i capri espiatori dell’inefficienza della Pubblica Amministrazione, inventando “i fannulloni”, c’è tanta ignoranza.  L’assenteismo è un effetto di posti di lavoro insalubri, lo dimostrano ricerche scientifiche già citate qui, lo afferma “Pagine Mediche” nel suo sito, con le parole citate all’inizio.

           Dal 2004 l’UE si è orientata a prevenire le patologie da stress lavorativo: la Repubblica delle Banane che oggi più che festeggiare il Centocinquantenario della sua nascita dovrebbe riconoscere la sua abissale arretratezza, solo nel 2008 si è adeguata a tali indicazioni UE …. in teoria.  Perché in pratica i lavoratori effettivamente protetti sono poche migliaia.  Inoltre – ulteriore dimostrazione di arretratezza – alle persone che lavorano con una divisa dello Stato (poliziotti, carabinieri, pompieri, militari, magistrati) lo Stato stesso non concede di avere le tutele che, ripetiamo, dal 2004 sono state indicate dall’UE: lo Stato italiano si è auto-prorogato la data a cui adempiere a tali norme, come se nel 2004 l’UE avesse tenuto tutto nascosto !!  O come se ci fossero intrinseche incompatibilità tra la struttura sociale effettiva di certi ambienti e la salute come viene intesa oggi.    Nel tentativo forse di riempire il buco nero di ignoranza e grettezza italica, ribadiamo che la salute non è non avere la febbre né dolori, ma

“Uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o di infermità." (OMS, 1948).   Se al lavoro si hanno tensioni, frustrazioni e vessazioni, e si soffre, il malato non è il lavoratore ma il posto di lavoro; sempre su Pagine Mediche c’è una pagina con diverse indicazioni e documenti circa lo stress sul lavoro, sulle sofferenze che lo Stato impone ingiustamente ai lavoratori, soprattutto se in uniforme a cui paradossalmente (e vergognosamente) invece di fornire maggiori garanzie (in virtù di condizioni peggiori, e del fatto che si richiede prontezza maggiore, sacrifici, anche a rischio della vita), ne dà di meno.

10.ooo casi di mobbing nelle Forze dell’Ordine : violenze oltre ogni barriera di umanità

     Ennesima conferma (ampiamente prevista e prevedibile) di quanto qui sosteniamo pubblicamente da un paio d’anni: nelle Forze dell’Ordine ci sono migliaia di lavoratori costretti a subire violenze psicologiche.  Anche se ciò non si può dire (nessun media che ne parla), anche se questi gravissimi fatti sono coperti dal frastuono di altre “notizie” (si censura tramite migliaia di “notizie” insulse a getto continuo), l’ottima Italia dei Diritti (clicca) conferma e afferma che migliaia di poliziotti e agenti vari, persone, sono costrette a subire violenze psicologiche.  L’avvocato Nino Marazzita lo aveva gridato (inascoltato) dal 2004 (1), ma anche prima era e soprattutto oggi è noto a tutti che il mondo del lavoro (incluso quello in uniforme) ha delle importantissime aree di degrado, violenza, inefficienza, corruzione, e patologia, i cui costi vengono scaricati sui contribuenti (che ricevono servizi del tutto inefficienti) e soprattutto sui singoli lavoratori mobbizzati, vessati, aggrediti, spinti al suicidio; migliaia di agenti ora, in questo momento, mentre tu stai leggendo, nei “posti di lavoro” sono ostracizzati e aggrediti; e centinaia di migliaia di “colleghi” di questi, in uniforme, invece di difendere gli aggrediti li isolano, invece di agire con coraggio si dileguano, autorizzando i “capi” e i “colleghi” a violenze “che spesso oltrepassano ogni barriera di umanità.

Italia dei diritti logo

       Italia dei Diritti scrive

  Denuncia dell’Italia dei Diritti, 10 mila casi di mobbing nelle forze dell’ordine
Giovedì 10 Marzo 2011

Antonello De Pierro, presidente del movimento extraparlamentare: “Adempiremo sempre il compito naturale, assegnatoci dalla nostra ragione sociale, di sensibilizzare l’apparato politico istituzionale nei confronti di questo fenomeno aberrante

Roma – Continua la battaglia contro il mobbing per il movimento extraparlamentare Italia dei Diritti, nato a difesa di tutti i cittadini: dopo aver raccolto numerose segnalazioni, anche attraverso l’interessamento dei diversi esponenti territoriali dell’organizzazione, il presidente Antonello De Pierro, intende porre all’attenzione dell’opinione pubblica, gli oltre 10 mila casi di tale fenomeno messi in atto all’interno dell’apparato delle forze dell’ordine. Accadimenti indubbiamente incresciosi, se si pensa che proprio da queste istituzioni dovrebbe partire l’esempio di senso civico e di giustizia, indispensabile per una società moderna.

“Siamo contenti del lavoro svolto perché quella contro il mobbing è una battaglia storica dell’IdD – afferma con decisione De Pierro –. In questo caso ci siamo particolarmente concentrati sulle pressioni psicologiche sul posto di lavoro all’interno degli apparati gerarchici delle forze dell’ordine. I numeri da noi rilevati fotografano una situazione preoccupante da cui può derivare senz’altro un problema di sicurezza per i cittadini da non sottovalutare, in quanto chiunque potrebbe incappare in conseguenze ed effetti collaterali dovuti a tali comportamenti biasimevoli”.

“È chiaro che un poliziotto, un carabiniere e così via – continua nella sua analisi il leader del movimento –, privato della necessaria tranquillità sul lavoro, in condizioni di elevato stress occupazionale, può generare delle conseguenze facilmente deducibili. Purtroppo, nostro malgrado, siamo costretti a registrare molti casi, anche particolarmente gravi, che spesso oltrepassano ogni barriera di umanità [!!! infatti l’OSCE ha richiamato l’Italia]  e che marciano con i cingoli sui diritti umani prima ancora che su quelli del lavoratore”.

“Presto stiamo valutando l’opportunità di iniziare a raccontare nei dettagli qualcuno degli episodi più eclatanti – incalza De Pierro –. È necessario che le istituzioni comincino ad affrontare seriamente la questione, a partire dall’incremento di sportelli antimobbing, perché il problema è proprio nella scarsità di strutture adeguate per contrastare il fenomeno. A nostro avviso, spesso, è questo il motivo che condanna la maggior parte dei casi a rimanere in sordina, unito chiaramente al timore di ritorsioni. Un esempio per tutti è la situazione riscontrata all’interno dell’U.O.D. Medicina del Lavoro, con a capo il professor Edoardo Monaco, presso l’ospedale sant’Andrea di Roma, dove purtroppo è molto difficile ottenere un appuntamento in quanto i posti disponibili sono limitati e di conseguenza le liste restano a lungo bloccate. Come movimento extraparlamentare – conclude De Pierro – adempiremo sempre il compito naturale, assegnatoci dalla nostra ragione sociale, di sensibilizzare l’apparato politico istituzionale nei confronti di questo fenomeno aberrante”.


          Conosciamo il Prof. Monaco da anni, così come conosciamo quanto afferma sul mobbing.    Le medesime conclusioni di Monaco e di IdD furono prodotte (purtroppo si deve usare il passato remoto) dall’avvocato Marazzita nel 2004; ma anche dal PDM nel 2010, in un convegno pubblico, su un problema gravissimo e imbarazzante (2), con la diagnosi di esperti psichiatri e psicologi dello staff della ASL Roma-D (Centro per la rilevazione del danno biologico da patologie mobbing-compatibili; Dr. Rossi psicologo, Dr. Cordaro psichiatra e direttore) che concludeva sull’ovvio: anche i lavoratori in uniforme subiscono violenze psicologiche, e queste tendono ad essere più gravi che negli altri contesti.    In questo belpaese dove giustamente si persegue il reato di stalking, è consentito danneggiare col mobbing i lavoratori, anche in uniforme;  le conclusioni – di professionisti -  sono qui,  (3) .   Intanto la versione ufficiale è sempre la stessa (per chi si accontenta) “Soldato, com’è il rancio ?”, “Ottimo e abbondante signore !!”.


(1)  Si legga in questa pagina.

(2) E proprio perché gravissimo e imbarazzante, le conclusioni furono accuratamente censurate dai media.  Circa diversi soggetti o fatti sussistono narrazioni mitologiche: il lavoro in uniforme è tra questi.  Si parla unicamente di gesta eroiche, di atti di coraggio estremo, abnegazione totale e sacrificio: tutti comportamenti che corrispondono al vero, sono comportamenti effettivi, ma che sussistono a fianco di comportamenti vergognosi, disumani (si legga il testo sopra), infami, violenti, di cui chi amministra (i Ministri di Interno, della Giustizia, della Difesa) sono responsabili, insieme ai giornalisti che, invece di fare i cani da guardia contro il potere per i cittadini, fanno l’opposto.

(3) Se il file non si apre, andare nel sito PDM e cercare “Cordaro”

Soldato donna denuncia mobbing e molestie varie

 

      Secondo il PSD (1), un soldato donna ha denunciato di aver subito molestie [si sottolinea che le violenze psicologiche non solo non sono aggressioni minori, ma sono gravi di per sé] da parte di “superiori” (evidentemente tali solo nell’apparenza formalmente); gli sarebbero state pretese prestazioni sessuali, al rifiuto delle quali sarebbe stata vessata, mobbizzata, aggredita psicologicamente, emarginata, ridicolizzata (2).  Per il rifiuto a sottostare alle regole del gioco (regole di cui oggi si preferisce non parlare, ma che chiunque lavora conosce benissimo), e come musulmana, sarebbe stata costretta a partecipare attivamente alle funzioni religiose che, in Italia, sono quelle cattoliche.

    Questo, se corrisponde al vero, dimostra che in assenza di sindacati le Forze Armate continueranno a restare isolate dal resto del mondo (lo stesso COCER AM chiede un sindacato (3)).   Dimostra che aveva ragione l’Avvocato Nino Marazzita ..io devo dire che una cosa che mi preoccupa, sempre da osservatore di uno studio di diritto penale, è il mobbing che si verifica all’interno del mondo militare !!! parlo del mondo militare …. in senso molto generale … esercito, carabinieri, polizia di stato… lì le forme di mobbing sono assolutamente più accentuate fino a forme quasi di sadica crudeltà !!!  E lì le protezioni sono notevolmente minori ! perché il militare è soggetto a controlli, a leggi, a culture che lo bloccano, che lo fermano, che gli impediscono di rivolgersi al magistrato. "

Logo OSCE

E poi la stessa OSCE (vedi link al lato) (che è un po’ più autorevole  di molte istituzioni italiane, se non altro perché non deve fare i conti con le mafiette del luogo) l’anno scorso richiamò il governo italiano chiedendogli “di impegnarsi per la divulgazione capillare della conoscenza dei diritti umani e delle libertà fondamentali tra i membri delle forze armate” e …

OSCE 2OSCE 4-Permanent_Council-400

… di “impegnarsi nell’intervenire nell’ordinamento nazionale al fine di garantire un più ampio spettro di tutele e garanzie al personale delle forze armate”  (il testo del richiamo è commentato dal PDM) . 

(1) Partito Sicurezza e Difesa comunicato del 7 Marzo

      (Roma, 7 mar – Una volontaria delle Forze armate, impegnata in varie missioni, anche all’estero, ha presentato una circostanziata denuncia alla magistratura ordinaria ed a quella militare contro tre superiori, due ufficiali ed un sottufficiale, che l’avrebbero fatta oggetto nel tempo di numerosi atti di molestia sessuale.


Tra i superiori denunciati, c’è anche una donna che, nel corso di una missione all’estero, avrebbe preteso di coinvolgere la soldatessa in un rapporto sessuale di gruppo con due militari stranieri e che l’avrebbe poi mobbizzata per vendicarsi del rifiuto ricevuto. Ma non solo.
         La giovane caporale, di religione musulmana, ha denunciato inoltre di essere stata oltraggiata nel suo sentimento religioso venendo appositamente “comandata” a partecipare alle funzioni religiose cattoliche, per esempio, in qualità di corista delle cerimonie natalizie.
         L’incredibile vicenda sarebbe stata invano rappresentata ai superiori dei tre comandanti denunciati, ma la soldatessa non sarebbe stata creduta ed, anzi, avrebbe ricevuto l’invito a lasciar perdere. Anche questi superiori dovranno ora chiarire perché mai abbiano omesso di denunciare all’autorità giudiziaria i gravi fatti a loro rappresentati.
          La soldatessa si è indotta a denunciare tutto alla magistratura solo dopo che era stata ignorata anche la sua semplice richiesta di essere impiegata in una caserma diversa da quella dei tre molestatori.
«La vicenda denunciata – riferisce l’Avvocato Giorgio Carta che assiste la giovane caporale – è tutt’altro che isolata. E’ almeno il terzo caso che mi viene proposto da una donna militare e duole constatare che, nei primi due casi, la vittima delle molestie si sia indotta a non denunciare gli abusi subiti solo per timore di non poter stabilizzare il proprio rapporto di lavoro».
        «Proprio la condizione di volontari in ferma, cioè di precari con le stellette, – aggiunge Giuseppe Paradiso, segretario nazionale del Partito Sicurezza e Difesa – pone i nostri giovani in uniforme in una situazione di minorata difesa, atteso che il giudizio caratteristico positivo dei propri superiori è il primo requisito per transitare nel servizio permanente e, cioè, per stabilizzare il proprio rapporto di lavoro. Risulta, quindi, particolarmente odioso che vi sia chi approfitti di tale condizione di debolezza».
«Anche la mia assistita è una precaria, ma, dopo numerose titubanze, si è infine indotta a denunciare i superiori, peraltro riferendo anche le molestie sessuali subite da una sua collega, che però non ha avuto il coraggio di denunciarle. Auspico che questa vicenda incoraggi anche le altre donne che hanno subito molestie in caserma a rompere gli indugi e a denunciare i colpevoli».
«Il Partito Sicurezza e Difesa – conclude Giuseppe Paradiso – non esiterà a costituirsi parte civile nel processo che dovesse essere avviato nei confronti dei comandanti denunciati».

 

(2) Cioè tutto quello che, secondo un libro, si chiama “La faccia impresentabile del mondo del lavoro” ; in realtà si tratta di fenomeni endemici, gravissimi, mai adeguatamente sottolineati dai media, causa ed effetto di degrado, e dimostrazione dell’inettitudine dei vari dirigenti, e dei vari ministri e sottosegretari di turno.

(3) Il COCER (organismo di rappresentanza) dell’AM chiede un sindacato per i lavoratori in divisa, e chiede il rispetto dei diritti

Prostituirsi al lavoro non è inevitabile

        Chi più chi meno, tutti sono portati a ritenere che il modo di vivere del posto in cui si trovano e del momento che frequentano, sia il migliore, o l’unico possibile.   Chi scrive non fa eccezioni.   Penso che quella occidentale sia la migliore cultura (conoscendone pochissime altre, e male) se non altro per il suo servirsi della scienza, e che la forma repubblicana e democratica sia la miglior forma di Stato.

    Ma criticare certi aspetti deteriori della cultura occidentale non implica doverla demolire, né sminuirne gli aspetti positivi,  né un progetto di sostituzione integrale con altro; se non altro perché ciò è impossibile.

      Ogni cultura ha dei difetti, crea dei problemi: ma sapere che ci sono altri modi di vivere è utile.  Seguiamo il seguente passo :

         “Prendiamo ad esempio una delle attuali società tecnicizzate occidentali e confrontiamola con una società di cacciatori raccoglitori di cibo quale quella dei !Kung San del Botswana.  

Nella prima è diffuso lo stereotipo dell’individuo sicuro di sé, ambizioso e dinamico, portato ad impostare l’esistenza su serrati ritmi di lavoro, ben disposto all’accumulo di ricchezze, molto competitivo e deciso nella propria autoaffermazione.  Un individuo comunque propenso ad inserirsi in una struttura gerarchica ed a puntare al successo con una spiccata mentalità edonistica, abituato, nella realizzazione dei suoi fini, a posticipare anche i più umani e dignitosi principi.

Nei !Kung San il modello di personalità di base è rappresentato piuttosto da un soggetto pacifico, disteso e cordiale nei rapporti interpersonali, animato da uno spiccato senso di cooperazione, restio ad impegnarsi in  ambiziosi progetti di accumulazione personale di ricchezze, amabile e per nulla smanioso di puntare a cariche sociali” (1)

    Ora non pensiamo che sia possibile trasformarci tutti con l’indole dei !Kung San: però si vede bene che prostituirsi al lavoro non è inevitabile.   Molti dei carrieristi occidentali sacrificano tutto per la carriera, “anche i più umani e dignitosi principi”, ma ciò non è inscritto in alcuna natura.

(1) da Verolini R., Petrelli F., Metamorfosi della ragione. Esegesi evoluzionistico psicosociologica di Genesi 1,3 ed implicazioni bioetiche, 1994

Se vedi uno stronzo … (Pubblicità Progresso)

 

Psicologi, avvocati, sociologi sembrano concordare tutti ma si sbagliano: è sbagliato chiamare "bullo" una testa di c**** che molesta gli altri bambini; come minimo quello percepisce un complimento (“bullo” ad un esame molto superficiale ma ampiamente condiviso rimanda a “forza”, “potere”).  E’ ancora sbagliato ammirare chi “fa carriera” senza chiedergli  "come ?"  e fingendo di non sapere che i posti di lavoro sono luoghi di prostituzione (con la differenza che le prostitute certe cose … non le fanno). 

   Comunque "bullo" è sbagliato; e allora  al lavoro, se vedi uno stronzo, un idiota, non chiamarlo “mobber” : anche quello pensa a un complimento, diventa rosso.   Allora ……al lavoro …..
Stronzo 3 txt

Posti di lavoro malati: 2 studiosi confermano quanto si era scritto qui

    La persistenza di un ignorante come Brunetta come Ministro si spiega solo ricorrendo agli stessi concetti necessari a spiegare il persistere di uno sfruttatore di prostitute minorenni come Capo del governo.   In questo blog (su Youtube è da 1 anno e mezzo) sostengo che non esistono “finti malati” che mandano certificati a iosa, né “fannulloni” (inventati in modo razzista da Brunetta come capri espiatori), ma esistono Posti di lavoro malati, veramente malati.   L’ho documentato, anzi l’ho solo divulgato citando ricerche scientifiche, e spiegato in un filmato, il tutto è qui.

      Ora anche 2 studiosi della Bocconi, dopo ricerche condensate in un libro, adottano lo stesso mio linguaggio; di sicuro non sono io il primo ad usare il concetto/espressione di “Posti di lavoro malati”  (l’intera psicologia del lavoro si basa su questa visione), ma certo se siamo in più di uno a farlo, siamo sempre pochissimi: il concetto non è passato, non è stato divulgato, giornalisti ignoranti e società dalla necessità di conclusioni immediate, demagogiche, e bisognosi di capri espiatori, tutti non hanno trovato niente di meglio che affibbiare a qualche lavoratore demansionato e dimenticato da decenni l’appellativo razzista di “fannullone”, ragionando con pensieri più semplici di quelli di un bambino di 3-4 anni, identificando nel lavoro solo la presenza fisica e le operazioni manuali  (i filmati dei tg quando parlano di lavoro mostrano sempre e solo operai che compiono azioni manuali).

       Roberto Vaccani

Ma il lavoro è un’altra cosa, è un contesto complesso; il posto di lavoro comunque è un soggetto ben delineabile e che pertanto si può ammalare.  E circa la P.A. il sociologo De Masi poco tempo fa squalificò anche lui la “caccia ai fannulloni” dicendo “Oggi il lavoro manuale quasi non esiste, e per far lavorare gli impiegati bisogna motivarli, ci vuole uno psicologo, mica ….”  [riporto a memoria personale] ; nel suo sito scrive che nel lavoro di questo periodo c’è la “sostituzione del controllo con la motivazione” .

Paola Caiozzo

I dottori Caiozzo e Vaccani in Le cause organizzative del mobbing. Se il malato fosse l’organizzazione? (Angeli, 2010), concludono che esistono organizzazioni malate: come hanno già fatto la stessa UE, l’OMS, e le ricerche del prof. Avallone sul Benessere organizzativo.

     Questo libro è stato recensito in questo sito, libro in cui da dati scientifici si conclude che “l’organizzazione piatta (pochi ed essenziali livelli gerarchici) e la trasparenza delle politiche del personale risultano essere tra i migliori antidoti organizzativi al mobbing. Il loro contrario, i maggiori predittori. Funzionano da antidoto anche l’effettiva implementazione del disegno organizzativo (organigramma, funzionigramma, procedure) e il suo grado di utilità percepito dai lavoratori.  Inoltre, politiche del personale orientate allo sviluppo (selezione, sviluppo carriere, meritocrazia, formazione), riducono la probabilità di mobbing, mentre le pratiche orientate esclusivamente al controllo (amministrazione, rapporti sindacali, vigilanza), ne aumentano il rischio.”.  Queste cose potrebbero sembrare ovvie (chi pratica la “caccia ai fannulloni” finge di non saperlo), sembrano semplici raccomandazioni di buon senso: Caiozzo e Vaccani però ne hanno dimostrato la veridicità, la corrispondenza ai dati reali.

Chaplin Tempi moderni

      Le persone vittime di mobbing o di altre patologie dell’organizzazione (e della società) in queste poche parole vedono il riscontro di tutto quello che è(o era) e non è (o non era) il loro posto di lavoro; chi scrive sostiene che se all’ingresso dei posti di lavoro invece di scrivere “Ministero dell’industria” o “Spedizioni Giannetti” si scrivesse “Manicomio”, tutto filerebbe senza frustrazioni in quanto le aspettative del singolo impiegato sarebbero adeguate: in un “Ministero” non ci si  aspetta di venir cacciati da un reparto perché un collega è invidioso della tua laurea, ma in un manicomio si.

           Mentre Brunetta cerca i fannulloni, centinaia di mobbizzati riunitisi grazie ad Internet (in gruppi su Facebook) non solo conoscono la realtà, ma la scrivono in chiaro:  tutti sappiamo (riprendendo le parole dei 2 autori) quanto sia elevata la “trasparenza delle politiche del personale”nei posti di lavoro;  tutti i mobbizzati nel leggere di “politiche del personale orientate allo sviluppo (selezione, sviluppo carriere, meritocrazia, formazione)” si mettono a ridere di rabbia o di sufficienza, o con sarcasmo: queste realtà sono note a tutti, tutti sappiamo della merda dei posti di lavoro, solo che ancora non si possono dire in pubblico.

            Il contesto sociolavorativo attuale è fatto di posti di lavoro che esiliano persone, le demansionano, le vessano, le minacciano; è fatto di “aziende” pulite come un porcile che attentano alla vita psicologica di chi osa protestare, ne distruggono le relazioni, la reputazione, e spesso ne attentano anche la vita fisica (si vedano i casi del Maresciallo Lo Zito, e vari altri presenti in rete).  In questo contesto mafioso nessun lavoratore si può permettere di raccontare in pubblico come stanno realmente le cose.  Ma questo, non va bene.

      Si legge ancora “Un risultato significativo riguarda poi il comportamento dei capi. Lo stile di direzione è una variabile critica. Una gestione autorevole orientata alla partecipazione, alla negoziazione e al confronto è un forte antidoto al mobbing. Al contrario, uno stile di direzione autoritario improntato al comando e alla prescrizione è un fattore di rischio mobbing.  …

Brunetta dorme

          …. Anche qui per chi ha subito mobbing non c’è nulla di nuovo, ma ci si deve convincere che il nuovo è nella (ulteriore) dimostrazione scientifica che i malati sono i posti di lavoro, che la responsabilità è dei capi, non degli impiegati !!  E che se una persona è costretta in un posto degradato non solo ha il diritto di starsene a casa in malattia, ma dovrebbe farlo più spesso, e deve mandare decine di certificati (perché costretta) senza alcun senso di colpa !   come invece sta accadendo oggi con questa reazionaria caccia ai fannulloni da parte di perfetti ignoranti.

    Leggiamo ancora la recensione “Considerando le configurazioni organizzative nel loro complesso, risultano a minor rischio di mobbing le imprese che si possono definire a “democrazia flessibile”, improntate a una struttura piatta, sistemi di gestione delle persone trasparenti e orientati allo sviluppo, stili di direzione autorevoli, con una buona implementazione del disegno organizzativo, alla quale è associato un alto livello di utilità percepita. A tali contesti aziendali sono opposte le organizzazioni gerarchizzate, burocratiche, ispirate da stili gestionali autoritari, che risultano ambienti facilitanti il mobbing. :  resta da capire (visto che quella gerarchica è la meno efficiente) come possa funzionare la macchina delle forze di polizia e delle forze armate.  O forse resta solo da dirlo.    Per chi subisce il mobbing non c’è nulla di nuovo: ma c’è la dimostrazione scientifica; e per chi tenta di semplificare, di minimizzare, di limitarsi ad etichettare i “fannulloni” come capri espiatori della propria inettitudine, resta il nostro suggerimento magari di andarsene altrove, nella burocrazia folle di qualche ex repubblica sovietica … ammesso che sia possibile far peggio che in Italia.

L’Italia è una Repubblica fondata sulla violenza verso il lavoratori

– Favro "Andando in giro per i vari palazzi di Roma non ho potuto non notare affissa per i muri della capitale l’immagine di Sakineh. Per lei si sono mobilitate tutte le istituzioni. Per Gianni Favro, insegnante, perseguitato da quattro anni dalle istituzioni pubbliche dello Stato Italiano, definito democratico e civile … non si è mobilitato nessuno" (!!)

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– Trombetta – "Mi perdono Favro, a me risulta che Sakineh stia rischiando la vita… “

– Favro "Io credo di aver pensato almeno cento volte al suicidio, almeno nei momenti gravi”

La MORTE (per suicidio) è il rischio concreto che questo Stato, i vari Ministri del Lavoro, i Ministri della Difesa, i Ministri dell’Interno fanno correre ai lavoratori.  Non è raro che ci riescano, specie gli ultimi 2 ministeri.  Quando si pensa al suicidio si commette un errore grossolano, pensando “In fondo è stato lui/lei a decidere di uccidersi”, oppure “Si è ucciso perché non sopportava…”  : questo va bene per un bambino di 4 anni (forse); quando una persona è costretta a subire violenze psicologiche il suo ventaglio di scelte comportamentali si riduce, e tra le opzioni appare anche quella del porre fine alle sofferenze uccidendosi.  Quando uno è costretto alla fame il suo insieme dei comportamenti da poter scegliere è molto ridotto, e tra le varie cose che può fare primeggia il comportamento "mangiare”: per fare ciò bastano poche ore di digiuno.   E’ chiaro allora che per portare una persona a valutare l’ipotesi di suicidio i 4 anni di Favro siano più che sufficienti.  Ma le vergogne nemmeno biasimate che avvengono in ogni posto di lavoro non si fermano certo ai 4 anni: sappiamo di persone (laureate) costrette all’inattività per 8 (otto) anni, o di laureati nel Ministero Difesa puniti perché laureatisi e costretti a rispondere a 2-4 telefonate al giorno per 7 (sette) anni : queste realtà le conosciamo tutti, ma … intanto pensiamo a Sakineh !!!  

     La decisione di pensare al suicidio non è frutto di una valutazione razionale, è lo stato di sofferenza forzata a farla emergere; e per portare una persona a superare l’istinto di sopravvivenza le violenze devono essere molto forti, o anche leggere ma protratte per anni, per anni, mentre i cittadini continuano a seguire le indicazioni dalla TV …

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… mentre Santoro e Floris continuano a dar voce sempre alle stesse 5-6 persone (nel panorama della TV si salva solo Report e poco altro).  Demansionamento, costrittività organizzative, mobbing, violenze psicologiche, disorganizzazione totale, possono causare suicidio o malattie a rischio morte (es. depressione): questo è un fatto.   Ma nel frattempo milioni di italiani completamente ottusi e deficienti,  che fanno quello che gli si dice dalla TV, poi i partiti (!), i sindacati (!!), i giornalisti (!!!!), si sono interessati della salute di 1 (una) persona lontanissima da qui, per settimane.  Nemmeno Orwell avrebbe previsto tale grado di bovina accondiscendenza.

Il resto è qui nel sito dell’ottimo Egizio Trombetta, (prepararsi una busta per il vomito), un lavoratore, una persona, attaccata perché i diritti li pretende (senza adulare il capetto di turno), in un contesto folle.

Le denunce di una persona coraggiosa: Francesco Carbone

        Mettiti seduto per bene, perché se ascoltando svieni (è possibile!) cadendo ti potresti fare del male.   Ascolta a Radio Time cosa ha fatto il Signor Francesco Carbone, (già segnalato nei miei link) poi pensa a quello che invece fanno il 99,9% dei “lavoratori” (anche in uniforme) e traine  le uniche conclusioni possibili.

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       Carbone denuncia da anni, denuncia tutto, truffe, violazioni alla sicurezza sul lavoro, minacce, tentativi di insabbiamento, malaffare, ma le denunce non hanno seguito.  Ha scritto al CSM, a mille Procure, persino al Ministro di grazia e giustizia Alfano (!), ma non accade niente !!  Addirittura l’On. Lannutti ha fatto una interpellanza parlamentare ma non c’è stato alcun seguito.


SINTESI dell’intervista :

1. Ambiente di lavoro malato

Carbone lavorava per un’azienda con appalti con Poste Italiane; stavano arrivando  nuovi appalti, che implicavano un passaggio di somme dalla ditta subentrante a Poste Italiane, sotto voce di “sanzioni” da pagare.  Ma le sanzioni invece di pagarle la ditta spesso venivano addebitate agli autisti [inventando] (anche per servizi falsi) e la ditta invece di fare sanzione disciplinare (come previsto), in accordo con il sindacato CGIL (!!!) prelevava somme dalle buste degli autisti: ciò si chiama “estorsione”.   Carbone si è ribellato all’andazzo (lo fa 1 lavoratore su 1000, tra cui chi scrive) contestando tutto, Poste non poteva sanzionare gli autisti, allora si inventarono di sanzionare i furgoni: improvvisamente i furgoni cominciarono a rompersi e danneggiarsi, Carbone scopre gli autori, informa l’appaltante il quale ovviamente lo ricompensa …. attaccandolo !

2. Chi denuncia viene attaccato o ignorato

     Venivano imposti lavori che non competevano (competeva a PT) (nei posti di lavoro i lecchini non dicono subito “si”, loro lo fanno e basta, è implicito), Carbone denuncia al sindacato il quale lo premia con … una vertenza !!! (che poi non presenta) per la firma di Manuela Mascalzone (CGIL) !!!!!  Carbone denuncia tutto: ha prove, ore ed ore di audio, filmati, foto, documenti.  Poi gli arrivano delle …. “offerte” per sistemare le cose: Carbone denuncia (dopo aver registrato).  Poi viene contattato da un Carabiniere che intende “prendere” le sue denunce senza farlo esporre troppo: accetta, per 6 mesi, informando sui fatti; stranamente però quando Carbone mostrava video e riproduceva audio, nessuno prendeva nota (!).  L’Ispettorato del lavoro non ha ispezionato (!!), la USL lo ha fatto …. solo dopo minaccia di denuncia di Carbone (!!!). 

3.  M-e-r-d-a

      Stranamente poi si cerca di invitare Carbone a … dimettersi :“Poiché hai preteso questo e quest’altro sulla sicurezza,  … non puoi lavorare”.  Carbone scrive “Io in base al contratto questo lo faccio, questo no”: dopo 2 giorni la ditta lo allontana da Poste Italiane (!!!).    Scrivere “Il contratto mi dice di fare solo questo e questo, questo no” è una cosa che possono fare solo le persone con le palle.   Carbone ha denunciato (con prove filmate video !!!) 11 lavoratori in nero, con dirigenti di Poste Italiane che facevano tesserini falsi (!!!)

4. Lei non sa chi sono io !

          Chi ha legami con la Polizia, non si deve denunciare: e così gli hanno intimato di lasciare le denunce .   Denuncia alla Procura di Verona, alla Guardia di Finanza (49 pagg, 62 allegati, 80 video e 40 foto) : la prende il Procuratore capo di Verona Papalia definendola “Fatti non contenenti reato” (è il “Mod. 45”, che blocca le indagini senza necessità di avvisare il denunciante = archiviazione) (!!!!!).  Ovviamente chi scrive non ha la possibilità di sostenere che quanto dice Carbone sia vero: ma allora perché uno si metterebbe a denunciare tutto (sapendo quanto rischio e peso comporta farlo in ItaGlia) ???  Carbone ha mostrato € 7000,00 di evasione al mese, sfruttamento, lavoratori in nero, poi minacce, vessazioni (cioè la regola del mondo del lavoro, PA inclusa).

Il resto riesce ad essere peggiore.  Chiede visione degli atti in procura e scopre il nulla fatto: allora denuncia penalmente anche il Procuratore, i 2 finanzieri (e carabinieri), e tutti coloro “che hanno omesso, impedito e ritardato ” le indagini: accade il finimondo !!!  Viene spacciato per terrorista !!! Controllato dalla DIGOS !!  Carbone scrive e mezzo parlamento, 3 istanze (Ministero Gr.e Gisutizia, del Lavoro, e Funzione Pubblica (quello di Brunetta l’ignorante))  : nessuna risposta.    Ma Carbone denuncia anche i relativi ministri !!! Scrive a Napolitano (risposta: non è di competenza), al CSM il quale dichiara il falso (!!!!!!!!!) scrivendo che l’istanza è stata valutata (secondo Carbone non è vero), e infine che non è di competenza; la cosa passa ad Alfano.  

      Carbone per anni e per iscritto ha solo cercato di far valere la legge, ha denunciato tutto e tutti: se uno scrive si prende la responsabilità delle sue azioni (non conosco dirigenti che facciano ciò con i loro dipendenti; ovviamente i lavoratori medi anche in uniforme si adeguano al clima del lecca-lecca).

     Il questore Marangone su richiesta di Carbone (al festival della legalità) lo convoca (ma non lo convocano CC e GdF): … lo manda dal capo della DIGOS il quale dice … “non è di nostra competenza”.  Carbone denuncia ancora al Tribunale di Palermo.

Nessuna delle decine di denunce con prove ha avuto seguito:  ma dove sono i giornalisti ?     La RAI ne ha 1.700 (millesettecento), un esercito !!! Sono tutti a reggere i microfoni dell’idiota di turno che crede di essere un politico.  Ieri ad Annozero c’erano 4 politici e 4 giornalisti: un delirio di autoreferenzialità !! Il giornalista X che litiga col giornalista Y : ma che cazzo ce ne frega !!! Parlate di cosa avviene all’esterno di voi !!!  Se Belpietro dissente da Travaglio non me ne frega nulla.


        Ha scritto a tutte (T-U-T-T-E) le redazioni raggiungibili, quasi aver ascolto: eppure telegiornali e stampa riempiono pagine e ore ed ore di notizie !  Si tratta di DIS-informazioni, si tratta di mitragliare 24h no-stop di cazzate, per far si che le persone si interessino solo di certi argomenti, quelli adatti a rincoglionire.      In questi giorni si è scoperto che qualche dozzina di troie si è venduta a Berlusconi: tralasciando che c’è uno spettacolo anche peggiore (le decine di parlamentari anche donne che lo difendono) Francesco Carbone fa una cosa opposta, Francesco Carbone non si vende. Francesco Carbone denuncia tutti.

    Io che scrivo dedico questa storia a tutti quelli che fanno l’opposto di quanto fa Carbone, la dedico alle centinaia di leccac*** che conosco, ai forti con i deboli e sottomessi coi capi, quelli che non dicono mai “no”, in pratica quelli come le troiette di B. solo che prendono molto meno.

Uccideresti una persona ? con una scossa elettrica ?!

Se la tua risposta è "Si" sei l’unico che ha già capito che parliamo dello storico esperimento sull’obbedienza all’autorità di Stanley Milgram (clicca per leggerlo su Wikipedia), pubblicato nel 1974.   Anche per spiegare l’olocausto (allo scopo era stato pubblicato da poco anche il lavoro di Hannah Arendt "La banalità del male", in cui l’autrice già intuiva quanto poi dimostrò Milgram) questo psicologo statunitense fece un vero esperimento scientifico, di psicologia sociale.  I risultati scioccarono il mondo, (ma sono presto stati rimossi Occhiolino  ),  il contesto può trasformarci in assassini, i pochi minuti.  La normale tendenza ad obbedire all’autorità (che abbiamo tutti), anche alla semplice autorità di uno scienziato, ci può portare a dare scosse a sconosciuti che non ci hanno fatto niente, di 450 volt, mentre loro gridano, chiedono di finirla, implorano o svengono.  Milgram pubblicò un annuncio: "Cercasi persone per esperimento scientifico sulla memoria e l’apprendimento" col suo nome e firmato anche da "Department of psychology – Yale University", col quale reclutò alcune decine di persone. 

Obedience to authority Milgram’s experiment (inglese)
Esperimento Milgram (sottotitoli in italiano)
(versione brevissima 100 secondi–animazione)

        All’università, luogo prestigioso e autorevole, gli spiegava per bene l’esperimento "Pensiamo che l’apprendimento mnemonico migliori se durante l’apprendimento ci si aspetta una punizione in caso di errore.  Temendo la punizione il soggetto si sforza di più; vogliamo verificare scientificamente questa ipotesi".   Poi "Lei leggerà delle coppie di parole, poi delle parole varie, chi apprende deve indovinare quale delle parole varie appartiene alla coppia, deve ricordarsi la coppia. Quello lì che vede dietro il vetro è la persona che apprende: quando sbaglia una risposta lei deve punirlo con una scossa elettrica, da 15 volt in su a passi di 15 volt, sempre a salire fino a oltre 450”.    La scossa era finta, e quello che stava apprendendo fingeva di ricevere la scossa, era un attore ma …. i soggetti dell’esperimento tutto ciò non lo sapevano !

Il contesto in cui vennero calati i soggetti era tale da bloccarli, da fargli considerare preminente il rapporto con lo scienziato.  Inoltre gli veniva fatta sentire una scossa di prova, a 45V, l’unica vera.  La variabile manipolata era solo il contesto, non la persona: un medico, un avvocato, un giudice, un membro di giuria di tribunale che non conosce o non capisce questo fatto dimostrato, o che non accetta di essere facilmente manipolabile, commette degli errori madornali e gravissimi (es. le condanne con aggravante per cosiddetti “futili motivi”).  Questi errori sono sistematici, dimostrati in modo scientifico, la conoscenza di ciò è rarissima, e l’accettazione di questi fatti dimostrati è ancora più rara, anche tra psicologi scaltri.  L’astrarre la persona dal contesto è uno sport facilissimo.  Ci sono psichiatri pronti a firmar diagnosi di “…”esibizionismo” alla vista della foto di uno che si sbottona i pantaloni, senza voler notare che la foto era scattata  … nel bagno.

      Durante gli esperimenti variavano diversi parametri (distanza, tempi, tono, persone) ma il risultato fu sconvolgente: diversi soggetti davano scosse (per loro vere!) anche di decine o centinaia di volt, anche mortali !  Stanley Milgram ha dimostrato che con la semplice autorità (*) di uno scienziato, si poteva indurre persone normalissime ad uccidere degli altri.  Ecco la tabella originale dei risultati principali :

Milgram libro Obbedienza autorità - schema risultato principale

La 3a colonna riguarda la situazione 1 (comprendeva 40 soggetti), in cui chi doveva apprendere non era visto né sentito (ma si potevano sentire i pugni di protesta sul muro, con le scosse alte); si vede che il 62% di quelle persone giunse a somministrare la scossa massima, 450 V: ricordiamo che per morire bastano i 220 V di casa.   Con le restanti altre 3 situazioni (ciascuna con 40 soggetti) prima la vittima poteva essere ascoltata (feedback vocale), poi ascoltata e vista (entrambi nella stessa stanza), poi anche toccata (foto sotto).  Si vede che più la vittima è percepita vicina, prima si fermavano.   Nella situazione 2 si udivano i lamenti di fastidio, poi di dolore, poi le grida, il pianto (!), le suppliche a voler abbandonare l’esperimento (!!), poi “grida agonizzanti” e con le ultime scosse il silenzio ad indicare una persona ormai svenuta o morta (!!); a volte i soggetti (chi dava le “scosse”) volevano smettere, lo dicevano, ma allo scopo erano previste delle risposte standard dallo sperimentatore “Per favore continui”, poi “L’esperimento richiede che lei continui”, poi “E’ assolutamente necessario che lei continui”, e “Lei non ha scelta, lei deve continuare”.

Milgram libro - foto 2 soggetti e reazione

(Il soggetto somministra una “scossa”, la vittima grida dal dolore)

Anche ascoltando le precise suppliche (situazione 2) ben il 62,5 % delle persone arrivava all’obbedienza massima: con un annuncio, l’autorità di uno scienziato e pochi minuti di spiegazione si era riusciti a portare delle persone normalissime ad “uccidere” un altro.  Per uccidere non serve una particolare motivazione omicida: il contesto ci può far uccidere.  Con questo non si assolve chi esegue un omicidio, ma si vuole richiamare con forza (per chi è un uomo e non un servo) a tener conto di questi esperimenti.  (riduzione audiobook in Inglese

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         IL DEGRADO DEI “Posti di lavoro” malati :

       Ora riflettiamo un attimo e pensiamo a quanto sono infinitamente più potenti i  condizionamenti sociali a cui siamo sottoposti; pensiamo che anche noi stessi saremmo finiti a dare la “scossa mortale”.   Pensiamo a quanto più potenti e vincolanti sono le pressioni in un posto di lavoro ed abbiamo una spiegazione parziale ma più che sufficiente a dimostrare, scientificamente, che il lavoro può uccidere e di fatto uccide.  Le pressioni dell’ultimo caporale o capetto al lavoro sono sufficienti a creare contesti molto peggiori di quelli sopra citati: degrado, pettegolezzi maligni, invidie, violazioni delle più elementari leggi, pressioni, vessazioni, mobbing, minacce, autoritarismo, servilismo, aggressioni e tutto tranne che le sole violenze fisiche, sono il contenuto preminente dei posti di lavoro, anche e/o soprattutto quelli con lavoratori in uniforme (vedi dati ASL RM D) .  Inoltre anche aggressioni o forzature psicologiche “lievi” uccidono se ripetute per settimane, mesi o anni.  Questo avviene ora nei “posti di lavoro”.

      Migliaia di lavoratori anche della Pubblica Amministrazione sono sottoposti a tali torture psicologiche e cosa fa Sacconi ? Cosa fanno i ministri dell’Interno, e quello della Difesa ?  Addirittura abbiamo un incompetente doc chiamato Brunetta (Ministro Funzione Pubblica) che non solo contro il mobbing di concreto non ha prodotto nulla (c’è una legge approvata che tutto è tranne che prassi) ma addirittura se l’è presa con … le vittime, gli ultimi, gli impiegati e gli operai, chiamandoli “fannulloni” se stanno male al lavoro.  E cosa fanno i politici, i giornalisti ?

(*) E’ stata proposta una diversa lettura qui .

Il razzismo della "caccia ai fannulloni"

Non si può discriminare (negativamente) le persone in base alla “razza” (che non esiste), in base al colore della pelle, in base alla nazionalità, in base alle preferenze affettive.  Si può invece, anzi, si deve discriminare tra i lavoratori: da un lato quelli onesti, motivati, volenterosi, quelli che alle 8 non hanno altro che voglia di lavorare, operosi, quelli a cui invariabilmente appartiene chi parla, quelli che fanno parte di “noi” (2), poi gli altri, quelli lavativi, quelli che non hanno voglia di far nulla, che “si danno malati” e che in sostanza non fanno nulla: i fannulloni.   La “caccia ai negri” è giustamente una scemenza che qualifica chi la propone, invece la “caccia ai fannulloni” è stata presentata come meritevole quantomeno di Medaglie al merito della Repvbblica  (il ministro Brunetta si è automedagliato).

In realtà è sempre lo stesso razzismo, è sempre lo stesso cervello piccolino, è sempre una semplificazione, è sempre frutto di processi mentali primitivi e arcaici anzichè di facoltà mentali moderne.  Parlare di “fannulloni” è come parlare di “negri”, o di stranieri, in senso dispregiativo.   Il movente è sempre lo stesso: trovare un capro espiatorio per un generico disagio di cui non si riesce a trovare una soluzione, oppure per la disorganizzazione dovuta a dirigenti inetti; si pensi a quanta attenzione è stata dedicata recentemente al referendum alla FIAT: all’italiano è stato spiegato solo il lavoro dell’operaio (singolo!), manuale, che però conta solo per il 7% del costo, il restante è organizzazione.

Poiché migliorare realmente i posti di lavoro è complicato e richiede tempo, trovare in pochi minuti una categoria di persone additandoli a responsabili del collasso della P.A., è invece bellissimo; permette un’inebriante sensazione di potere, e quella di essere giusti e degni (si resta ignoranti).    I negri ? gli albanesi ? i marocchini ? i disabili che riempiono la città di parcheggi a loro riservati ?  i malati di mente (da rinchiudere) ?  Gli omosessuali ? No, i fannulloni.    Nei posti “di lavoro” (3) in continuazione vengono individuati i “fannulloni”, i responsabili dello sfascio.

La creazione di categorie di persone da additare in pubblico rimanda alle nefandezze dei regimi sovietici, venuti alla luce dopo il 1989, di cui sto leggendo ne “Il libro nero del comunismo”.    I bolscevichi creavano in continuazione categorie di persone additandole come responsabili dei vari problemi (da loro stessi creati, ma i bolscevichi non brillavano in intelligenza); una volta erano i contadini relativamente ricchi (i kulak), una volta gruppi di ex militari (i cosacchi), una volta i contadini in genere (con requisizioni sistematiche e matematicamente impossibili), una volta gli stranieri, una volta gli ex-comunisti (!), una volta le spie, i “nemici del popolo”,  eccetera.  Nell’Italia di oggi si perseguitano i fannulloni, i moderni capri espiatori dell’incompetenza strutturale della Pubblica Amministrazione e di molta parte del mondo del lavoro.    Brunetta e chi non lo critica agisce con la stessa competenza di Stalin, il quale assegnava ai contadini la colpa degli scarsi raccolti o addirittura delle carestie.  Una ulteriore spiegazione del perchè si creano le categorie dei cattivi (contrapposte a quelle di “noi, buoni”) è qui (dalla voce Controllo emotivo e sfruttamento delle paure).

(2) Il richiamo ad un “noi” implicito è una tecnica infame, bieca, che mostra quanto infondate sono le tesi di chi usa questo richiamo (ci possono essere infiniti “noi”); alla massa questa tecnica di adulazione sfugge sempre.

(3) I c.d. “posti di lavoro” sono i luoghi in cui le persone danno il peggio che gli sia matematicamente e umanamente possibile (servilismo, maldicenze, nepotismo, violenze verbali, mobbing, adulazione dei capi o leccaculismo, ecc).  Cose che tutti sanno ma di cui nessuno parla.

FF.AA. e di sicurezza in ritardo di 10 anni, (e l’assenteismo NON dipende dai lavoratori)

1.  L’articolo col link sotto indirettamente mostra l’arretratezza sovietica del comparto Ministero Difesa, Ministero Interno, Ministero Finanze (che conoscono tutti i lavoratori di FFAA e polizie varie): il DL 81/2008 imponeva l’obbligo ai datori di lavoro di valutare lo “stress lavoro-correlato” dal 1/1/11, tra l’altro come effetto del famoso Accordo quadro UE datato 2004 (duemilaquattro !).   Da subito però, come se l’Accordo quadro fosse un trattato coperto dal Segreto di Stato (!), come se le commissioni parlamentari che hanno elaborato il DL 81/2008 lavorassero a porte chiuse (!!), quei 3 Ministeri si sono auto-prorogati la data di avvio: 2 anni dopo, cioè dal 1/1/2013.   Successivamente però le teste di quei 3 ministeri, autentici “cettolaqualunque”, si sono fatti un’altra auto-proroga, di un ulteriore anno: le persone che lavorano in uniforme  (notoriamente a bassissimo rischio stress, infatti gli ambienti in divisa sono molto salubri…) potranno avere meno stress solo dal 1/1/2014: 10 (dieci) anni dopo l’Accordo UE. 

Questo sulla carta, perchè nella realtà quotidiana anche la 626/94 è rimasta quasi una lettera morta. 

2.  Quello che diversi studiosi hanno dimostrato (e che ho divulgato anche io ) viene riaffermato anche dallo psicologo Fusari (Ord. d. ps. Friuli VG) : l’assenteismo è l’effetto di un posto di lavoro malato, NON il comportamento di dipendenti malevoli e lavativi.  Nell’articolo del Corriere della Sera lo psicologo Fusari (meno ignorante di Brunetta) dice “In un contesto lavorativo esistono innanzitutto condizioni oggettive di stress, che possono dipendere da ambiente, organizzazione e gestione del lavoro.   A indicare che in quell’azienda c’è un malessere possono essere, per esempio, un eccessivo assenteismo, la frequente rotazione del personale, un numero elevato di infortuni e malattie professionali.   Spesso a stressare i lavoratori sono […] uno scarso riconoscimento delle competenze professionali [ad esempio qual’è il pazzo che metterebbe un dipendente psicologo a fare il centralinista, invece di utilizzarlo con la mansione di psicologo ??]  cui non corrisponde una mansione adeguata.   E poi ci può essere la “pressione” emotiva di continui attriti o conflitti tra colleghi, o di un capo che bistratta.”  .  

Dopo le mie affermazioni nel filmato, in cui citavo studi del Prof. Avallone (La Sapienza) per il concetto di “benessere organizzativo”, poi studi di ISPESL, UE e OMS, arriva l’ennesima dimostrazione che l’assenteismo non dipende dai singoli ma da un ambiente psicologicamente malato e, da oggi, da dirigenti che non applicano la Legge.

La libertà dei servi, aiuta a spiegare il mobbing italiano

In questo link si può capire che quella dei posti di lavoro italiani non è l’unica cultura possibile; in altre parole il mobbing, le vessazioni, la ciclopica disorganizzazione, le comunicazioni penose, le cricche, gli “amici”,  le frustrazioni croniche e tutto il marcio che infesta i “posti di lavoro” non fa parte del lavoro in sè: è causato da una malattia del mondo del lavoro.   Quindi Brunetta dovrebbe prendersela con i Ministri e i dirigenti: sappiamo che invece si accanisce con “l’ultima ruota del carro”, il singolo che è “assenteista” quando è il lavoro che fa ammalare.  O meglio, il lavoro uccide (di Silvana Catalano).

Il link segnala il libro di Viroli “La libertà dei servi” .

Quando il servilismo diventa cultura e prassi, chiunque non lo è viene emarginato: in un posto di “lavoro” (*) questo diventa facilmente mobbing, vessazioni, violenze psicologiche. 

Dalla recensione di Stefano Facci (nel sito IBS) leggiamo “.. ci fanno capire che sì, siamo nella merda, ma tutto sommato ci siamo sempre stati, essendo intrinseco in molti italiani lo spirito del servo, dell’adulatore, del lecchino, dello stupido e indegno cortigiano” .

(*) Che a questo punto si dovrebbe chiamare “prostituzione”

Il mobbing secondo Francesca Comencini

Francesca Comencini è l’autrice dell’unico film sul più importante problema del mondo del lavoro: il mobbing.  Con “Mi piace lavorare” riuscì (senza contributi pubblici) ad aprire uno squarcio,  subito dopo deliberatamente ignorato dal mondo dell’industria, della politica e dei media, sul problema delle vessazioni, delle aggressioni, delle vere e proprie guerre psicologiche nel mondo niente affatto nobile del cosidetto “lavoro”.  L’arretratissimo mondo del “lavoro” itaGliano causa grave e concreta sofferenza a milioni di sfruttati, disturbi, disagi per niente legati alla mansione in sè (ma frutto di carente disorganizzazione);  la ciclopica incompetenza di molti “dirigenti” o del “capetto” di turno causa malattie da stress lavoro-correlato (Sindrome post traumatica da stress, Disturbo da adattamento, Disturbo depressivo, Stato ansioso) anche gravi e potenzialmente mortali (!); tutto ciò riceve una microscopica attenzione.    La Comencini invece gli ha dedicato un serio spazio; ecco il suo pensiero, nel 2004, al convegno

“Università degli Studi di Roma “La Sapienza”
II Facoltà di Medicina e Chirurgia
Azienda Ospedaliera Sant’Andrea
NUOVE PATOLOGIE PROFESSIONALI:  IL MOBBING
“LE PATOLOGIE STRESS-CORRELATE”
(Roma, 30 aprile 2004 – Auditorium INAIL)

ASCOLTA QUI 

[le parole in corsivo sono state evidenziate col tono, dalla Comencini; tra parentesi quadre i miei commenti]

"... non sono neanche laureata, vengo qui ... non sono un'esperta del mobbing. Sono ...una regista ... con una forte coscienza politica, in quanto cittadina prima di tutto. Infatti è stato necessario averla quest'attenzione politica alla realtà, per fare questo film, per il quale io non ho avuto finanziamenti. Quindi ricordo che per esempio oggi le reti televisive private o pubbliche, non ritengono molti dei problemi legati alla realtà delle persone, abbastanza commerciali. E quindi è stato molto interessante fare questo film .... e anche faticoso .. io l'ho potuto realizzare anche grazie alla collaborazione e all'abnegazione degli operatori dello sportello antimobbing della Camera del lavoro della CGIL, che ringrazio ancora una volta. 
Io non ho competenze ... il cinema procede per emozioni, per empatia; se ho potuto fare questo film è perchè credo che io e tutti noi siamo "impotenza del mobbizzato", il mobbing non è un problema "altro" da noi, è un problema dentro di noi, è legato alla condizione che in fondo tutti viviamo, e per questo io che non ho vissuto direttamente esperienze di mobbing in azienda, ho potuto comprendere e sentire in maniera ... emotiva, una profonda solidarietà ...e un potermi identificare con le numerose persone vittime di mobbing che io ho incontrato e ho filmato, e poi basandomi sulle loro testimonianze ho elaborato questo film.
Perchè penso che il mobbing ci riguardi tutti, e tutti forse possiamo riuscirci a sentire in qualche modo dei mobbizzati, credo ? Perchè al di là di tutto ciò che è stato detto e che sarà detto, da persone più competenti di me sul tema specifico del mobbing, il mobbing è un problema culturale. Io sento parlare molto di prevenzione, penso sia giusto [farla] tuttavia mi chiedo ogni volta "Cos'è la prevenzione del mobbing ? In che cosa consiste ?". Quello che posso dirvi io ... il mio parere ... ed è il motivo per cui ho fatto questo film...è che la prevenzione del mobbing .. uno degli aspetti [di esso] è qualcosa non di così specialistico, è qualcosa proprio di culturale: cioè... è il comportamento personale che tutti noi possiamo tentare [pensare?] di avere. 
Quando si parla,... ho sentito parlare di "rispetto della dignità" : il mobbing non è altro che questo, è mancanza di rispetto della dignità delle persone. E deriva secondo me da una concezione degli esseri umani purtroppo largamente diffusa nel mondo occidentale e largamente diffusa in Italia, ...[vedere] gli esseri umani come un qualcosa di secondario rispetto alle leggi del mercato . Ecco credo che semplicemente ... uno dei modi di prevenire il mobbing è rifiutare questa concezione delle persone, e ogni volta che ci vediamo come testimoni o anche come involontari agenti ... perchè molto spesso ... quando siamo ... c'è una frase ... [del Talmud?] "La colpa è come la neve: ci ricopre tutti" ; quando siamo tutti ricoperti da una mentalità che ci circonda per cui gli esseri umani alla fine valgono poco o comunque meno del denaro (perchè alla fine di questo si tratta), allora tutti noi involontariamente possiamo trovarci a mancare di rispetto a delle persone. 
Ecco credo che ... quello .. quel poco che un film può tentare di fare [incomprensibile...] è quello di cercare di sensibilizzare sul valore delle persone. 
E quindi noi vediamo ...spesso ci capita di assistere a situazioni in cui si viene meno al rispetto della dignità delle persone, in molti campi: tutto questo ha a che fare col mobbing anche se in maniera indiretta ... e lì possiamo rifiutarci, possiamo dire "No, io non ci sto", ... oppure possiamo portare solidarietà alle persone che vediamo non rispettate nella loro dignità.
Questo è un atteggiamento preventivo che va molto al di là del preciso ... della precisa azione. Mi viene in mente [incomprensibile...] che apparentemente non ha nulla a che fare col mobbing: la televisione. Molto spesso in televisione si vede venir meno al [rispetto della] dignità delle persone; la rappresentazione degli esseri umani che la nostra televisione da .. molto spesso, non rispetta la dignità, nè delle persone mostrate, nè di noi spettatori [N.d.T. siamo all'inizio nel 2004; la TV italiana nel frattempo è riuscita a peggiorare, e la politica a fargli da apripista].
E questo anche se indirettamente ha a che fare col mobbing, dice che il mobbing è un problema ...in parte un problema [che ] riguarda un po' di più le donne e in maniera più crudele perchè spesso le donne sono colpite perchè madri (colpa gravissima), in azienda. Ecco, per esempio, l'immagine della donna che molto spesso la nostra televisione restituisce ... nemmeno ha rispetto per la dignità delle donne, e in questo noi possiamo fare molto, per esempio: possiamo spegnerla. Sono piccole cose .. però .. quando noi non ci accontentiamo e troviamo che la dignità delle persone viene calpestata, questo ha a che fare col mobbing. E in quanto regista, e non [come] specialista, l'unica cosa che posso dire è che possiamo rifiutarci di stare a questo concetto delle persone. "

La Legge non vale quando è contro la P.A.

“9 interrogazioni parlamentari (7 nel 2009-2010), 18 istanze per conferire col Ministro della difesa, 3 appelli al Capo dello Stato, 12 ricorsi al TAR1 richiesta di risarcimento danni per discriminazioni sul lavoro pari a € 1.200.000  al Ministero difesa.   ”

Quando lo Stato vuole le Leggi le applica: agisce attivamente.  Ma quando lo Stato, la Pubblica Amministrazione (dov’è Brunetta il fustigatore ?), un qualche Ministero, non applica una Legge nei confronti di un cittadino, allora “va tutto bene”.  Anche per i giornalisti.

La vicenda di cui sopra è solo un frammento del marcio totale che strutturalmente riguarda i posti di lavoro, in particolare quelli della PA e quelli più o meno “in uniforme”.

“Il Ministro la Russa non ha risposto alle 7 interrogazioni parlamentari di tutte le opposizioni né alle 18 istanze per conferire del M.llo, depositate all’A.G.: il silenzio non si addice alle Istituzioni di garanzia, poste a tutela del cittadino onesto.”

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 alcuni link

http://www.facebook.com/pages/Maresciallo-Antonio-Cautillo-il-coraggio-di-denunciare/128343467207580#!/pages/Maresciallo-Antonio-Cautillo-il-coraggio-di-denunciare/128343467207580?v=info

http://geronimo.ilcannocchiale.it/2010/1…

http://christianfiore.wordpress.com/cate…
http://www.crimeblog.it/post/3816/mobbin…
http://www.articolo21.org/191/notizia/mo…
http://andreainforma.blogspot.com/2010/0…
http://www.ficiesse.it/cerca.php?cerca=+…

“Un M.llo CC che denuncia fenomeni di malcostume interno ed attende giustizia da ormai troppo tempo. Una storia di mobbing nelle forze dell’ordine, in attesa di giustizia.”

Ci sono finti malati e veri malati: quelli veramente malati sono i luoghi di lavoro!

“Lavorare in posti malati” cito e mostro studi di OMS e UE e altri, basati su ricerche scientifiche che dimostrano che l’assenteismo è un effetto di un posto di lavoro malato, altro che demagogica “caccia ai fannulloni” di Brunetta !  I malati veri esistono, ma sono i luoghi di lavoro, anche quelli pubblici, anche della pubblica sicurezza e delle Forze Armate.  Brunetta si sbaglia, l’assenteismo è un effetto.

Ricerche decennali (Prof. Avallone, La Sapienza, Roma) sul “Benessere organizzativo”, lo sostengono anche l’UE (PRIMA-EF) e l’OMS.

4 filmati per 26 minuti totali.

1. http://www.youtube.com/watch?v=W7i9OD34FIE

2. http://www.youtube.com/watch?v=i9qVFhVUYIY

3. http://www.youtube.com/watch?v=cdg9uP-LBGU

4. http://www.youtube.com/watch?v=tLMcuzlNq

L’UE per i DIRITTI dei militari (provincialismo italiano)

Almeno dal 2006 l’UE raccomanda con forza ai governi di rendere le Forze Armate (i luoghi di lavoro in divisa, in genere) luoghi di lavoro degni (anzichè luoghi di lavoro malati): vuole vari diritti umani e libertà fondamentali per tutti i militari.  Il testo si trova qui  e leggendolo si ha una misura concreta di quanto inutili sono i giornalisti italiani, e di quanto arretrati e provinciali sono i politici italiani: entrambi questi soggetti quando pensano al “militare” (o agli “agenti”) gli viene in mente solo quello all’estero o al poliziotto in una sparatoria (una microscopica minoranza).  Invece le caserme varie (con eccezioni) sono luoghi di lavoro dal clima umano deteriorato, con mobbing, suicidi, vessazioni, inefficienze,: è questo il motivo per cui l’Unione Europea (non gente ignorante come Brunetta e i suoi cacciatori di “fannulloni”) almeno dal 2006 aveva raccomandato con forza di migliorare le caserme concedendo ai militari Diritti umani e liberà fondamentali comuni agli altri cittadini.

L’orrore si tocca con mano (1) al punto 9.8 che è facilmente traducibile, e che avvocati, psicologi (e anche le agenzie funebri) conoscono meglio dei parlamentari italiani [il grassetto è mio] :

“9. L’Assemblea chiede agli Stati membri per garantire una protezione reale ed effettiva dei diritti umani dei membri delle forze armate, e in particolare: [….]

9.8. ad adottare con urgenza, se necessario, le misure necessarie per porre fine alle situazioni scandalose e le pratiche di mobbing (2) nelle forze armate e di mettere fine alla cospirazione del silenzio nelle forze armate che garantisce l’impunità per tali atti”.

Ripetiamo che psicologi e avvocati (i pochi degni di questo nome), sanno benissimo come stanno le cose nella realtà; entrambi però si sono di fatto accordati (3) nel proseguire nella stessa congiura del silenzio stigmatizzata con forza dalla stessa UE nello stesso documento.  Psicologi ed avvocati collaborano passivamente nel non-denunciare le violenze, i suicidi, le vessazioni dei posti di lavoro in uniforme.

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(1) Dal 2006 ad oggi non è migliorato nulla per i militari, ed infatti in Italia per rimediare sono nati il PDM e il PSD, che entrambi hanno manifestato (il primo il 2/6/2010, il secondo il 2/12/2010) in piazza per portare appunto in piazza le condizioni di orrore a cui sono costretti i militari/agenti reali, veri, quotidiani.

(2) Il termine “bulling” (nell’originale) in inglese si riferisce ad ogni aggressione sul posto di lavoro.

(3) Psicologi ed avvocati dovrebbero sapere che “chi tace, acconsente”

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