Indispensabile libro di Ellul sulla propaganda

 

      Un sistema gratuito per riuscire a pensare con la propria testa è leggersi l’indispensabile lavoro di Jacques Ellul “Propaganda.  The formation of men’s attitudes(scarica gratis in inglese) che verte appunto sulla propaganda

Essa è ovunque, ogni nazione ha la sua, certo in Corea del nord o in Iran è più forte, ma già questo ci porta a pensare che “qui non esiste” (è il pensiero di ciascuno circa la sua nazione): errato; la propaganda è una mitologia che ci spinge al conformismo e a vedere le cose in un unico modo, ci tratta come bambini (quando siamo in gruppo siamo più emotivi e irrazionali e molto più controllabili).  

Viene messa in atto da chiunque, anche in “buona fede”: è come la pubblicità.   Viene diffusa dallo Stato per prima, da nazioni (specie durante le guerre), istituzioni, società, aziende, media, partiti, associazioni.    Ogni comunicato ufficiale puzza di propaganda; i libri di storia ne sono saturi, ogni nazione ha la sua personale descrizione degli stessi fatti.   La propaganda è intrisa di ipocrisia e soprattutto di retorica.

Le 175 pagine sono un buon ingrediente per guardare i media, i politici, gli altri, la società, con altri occhi : i nostri.

Ascoltare i giornalisti ?

Malcom X against the media

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Meccanismi sociali che ci impediscono di pensare e agire con la nostra testa

  • Rivolgiti alle emozioni; la propaganda deve essere indirizzata alle emozioni, e solo in parte limitata al cosiddetto intelletto
  • Mantieni il messaggio semplice: la recettività delle grandi masse è molto limitata, la loro intelligenza è piccola…
  • Ripeti il tuo messaggio costantemente: le tecniche di propaganda devono ridursi a pochi punti e ripeterli in continuazione ”    (Adolf Hitler)

TV consume conform fear

Come politici e media ci distraggono

(di Marco Ferrazzoli)

la pedonalizzazione dei fori imperiali sta ai tanti, gravissimi problemi di roma come le coppie gay e l’immigrazione stanno alle politiche di governo: sono questioni specifiche (identificano un dettaglio, magari importante, ma non un problema strutturale) e ideologiche (è una constatazione, provocano un tasso di litigiosità altissimo). col che, chi guida una città o un paese, riesce a distrarre l’opinione pubblica senza nemmeno bisogno di pagare panem et circenses. la colpa però è nostra, che seguiamo i vaniloqui e i dibattiti in merito o addirittura li commentiamo sui social network, come sto facendo io in questo momento

L’autorità dello Stato non è necessaria

 

   I media, i politici, la società, ci fanno credere che “i politici” abbiano un potere che è tutto necessario al nostre bene, ci fanno credere che deve esistere uno Stato con la forma che conosciamo.  Invece il potere può essere molto meno coercitivo.

          Ci sono società in cui “Il capo invece è il depositario di un paradossale potere che non può nulla, è colui che parla a nome della società, costantemente sotto sorveglianza: la società vigila per impedire che il prestigio derivato dal privilegio della parola si trasformi in Un potere separato e trascendente, in dominio”.     Insomma, dobbiamo sorvegliare e possiamo criticare costantemente chiunque si investa di un potere pubblico: amministratori, sindaci, politici, ministri, presidenti; e se si comportano male possiamo lanciargli invettive, pomodori, uova marce.   Ce lo spiega Pierre Clastres in “Anarchia selvaggia. Le società senza stato, senza fede, senza legge, senza re”, recensito qui da Alfabeta2.

Farsi catturare dalle favole: ignoranza in scienza e culto della filosofia

Nel 2004 su La Repubblica Marina Cavallieri sosteneva l’esistenza di saperi forti, e che questi si apprendevano al Liceo classico.  A parte che l’aggettivo “forti” suona male, resta il fatto che la competenza che più manca in Italia è quella scientifica: lo stare a speculare e a bearsi è esagerato e meno necessario.  Ma soprattutto, mentre magnifica la filosofia e la letteratura, la giornalista compie proprio un errore che dimostra la sua eccessiva esagerata fiducia nel Liceo classico, e la sua incompetenza circa il modo di presentare i grafici (che i “saperi deboli” usano).  Il grafico è fatto male, e un ragioniere (o uno di materie deboli-scientifiche) non fa mai (anche se una volta in un convegno ho visto lo stesso errore).

Saperi forti

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