Essere sani in posti insani

La validità delle diagnosi psichiatriche è stata distrutta decenni fa da un brillante esperimento di Rosenhan. (clicca qui o su Wikipedia).   Delle persone sanissime si recavano in cliniche psichiatriche dicendo di sentire delle voci, ma erano sane: invece vennero scambiate per schizofreniche e ricoverate, sottoposte a farmaci, anche se si comportavano da persone in salute.  Nelle varie visite l’etichetta di “malato di mente” rimaneva incollata nonostante loro avessero smesso di riferire alcun sintomo.

L’attribuzione causale: i nostri errori quotidiani

l'attribuzione causale

     Un ottimissimo libro indispensabile per capire gli errori quotidiani che tutti compiamo quasi sempre nelle situazioni sociali, le distorsioni sistematiche della nostra mente quando attribuiamo la causa di un qualsiasi cosa.  Tutti pensiamo di capire, invece la nostra mente fa errori sistematici che se lo stomaco fosse come il cervello sarebbe tutto bucato.  Attribuiamo a noi e agli altri intenzioni, colpe, sentimenti, responsabilità, sensibilità, in modi spesso irrazionali ed errati; colpevolizziamo le vittime invece dei criminali, riteniamo più responsabile la persona che la situazione (ma solo quando non siamo noi ad agire), siamo tutti bravi a dare consigli quando conosciamo già i risultati.  (il libro si trova usato; qui una sintesi non del libro ma della materia).   Gli autori sono Eraldo De Grada e Lucia Mannetti (1992).
INDICE

1. I modelli classici.
L’AC nella "analisi ingenua dell’azione" secondo Heider.  Il mod dell’inferenza corrispondente secondo Jones e Davis.  L’AC come analisi "ingenua" della varianza: il modello ANOVA di Kelley.  Quando attore e osservatore coincidono.                                           %

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L’invidia, una confessione di inferiorità

E’ il sentimento più nascosto, di cui ci si vergogna perché è un’ammissione di inferiorità.   Il peggio avviene quando questa “inferiorità” (1)  non viene da fattori “oggettivi” (ammesso e non concesso che possano esserci, es. una gara sportiva, lo stipendio, la grandezza di una casa) o sociali (la posizione lavorativa, lo status e l’immagine sociale), e nemmeno dall’inesauribile fonte che è la società (dei consumi, dell’immagine, dell’apparire), ma da una gara che l’invidioso si costruisce principalmente da solo, in solitario, nella sua mente, senza che nessuno, nemmeno a livello sociale, abbia sollevato nemmeno implicitamente il problema: l’invidia che nasce da dentro, quindi ineliminabile. 

        Qualsiasi cosa fa o pensa l’invidioso non fa che peggiorare la sua situazione, lui si è creato una trappola e ci sbatte il muso. E’ purtroppo vero che la società propone sempre più confronti e modelli competitivi, ipercompetitivi, [e sembra che va sempre peggio] ma non tutti sono invidiosi, e soprattutto non tutti lo sono al punto da danneggiarsi da soli.  E per non danneggiarsi con la propria invidia non serve avere qualche oggetto di lusso, o qualche qualità personale eccezionale: bisogna solo smettere di partecipare alle competizioni ed essere se stessi.  Anche quella dell’autostima è una frottola, perché i nostri pensieri su noi stessi sono già molto distorti da mille fattori e inseguire l’autostima è come invidiare qualcosa.

Altro

prima di dire che una terapia funziona, chiedilo al cliente

 

When you look at the data, they are, by and large, disappointing. There typically is a 25%-30% drop in symptoms, maybe slightly better than what we find when we give people placebo pills.

The question is: Are our patients really getting better, or do they just meet the statistical cutoff for improvement? Until your patient says to you, «It’s over and I feel fully alive now» and is joyously engaged in the present, nobody should claim victory.  ”

(B. van der Kolk, L. M. Najavits, 2013)

Epimenide il cretese è proprio un bugiardo !

Epimenide il Cretese color

Immagine

Uccideresti una persona ? con una scossa elettrica ?!

Se la tua risposta è "Si" sei l’unico che ha già capito che parliamo dello storico esperimento sull’obbedienza all’autorità di Stanley Milgram (clicca per leggerlo su Wikipedia), pubblicato nel 1974.   Anche per spiegare l’olocausto (allo scopo era stato pubblicato da poco anche il lavoro di Hannah Arendt "La banalità del male", in cui l’autrice già intuiva quanto poi dimostrò Milgram) questo psicologo statunitense fece un vero esperimento scientifico, di psicologia sociale.  I risultati scioccarono il mondo, (ma sono presto stati rimossi Occhiolino  ),  il contesto può trasformarci in assassini, i pochi minuti.  La normale tendenza ad obbedire all’autorità (che abbiamo tutti), anche alla semplice autorità di uno scienziato, ci può portare a dare scosse a sconosciuti che non ci hanno fatto niente, di 450 volt, mentre loro gridano, chiedono di finirla, implorano o svengono.  Milgram pubblicò un annuncio: "Cercasi persone per esperimento scientifico sulla memoria e l’apprendimento" col suo nome e firmato anche da "Department of psychology – Yale University", col quale reclutò alcune decine di persone. 

Obedience to authority Milgram’s experiment (inglese)
Esperimento Milgram (sottotitoli in italiano)
(versione brevissima 100 secondi–animazione)

        All’università, luogo prestigioso e autorevole, gli spiegava per bene l’esperimento "Pensiamo che l’apprendimento mnemonico migliori se durante l’apprendimento ci si aspetta una punizione in caso di errore.  Temendo la punizione il soggetto si sforza di più; vogliamo verificare scientificamente questa ipotesi".   Poi "Lei leggerà delle coppie di parole, poi delle parole varie, chi apprende deve indovinare quale delle parole varie appartiene alla coppia, deve ricordarsi la coppia. Quello lì che vede dietro il vetro è la persona che apprende: quando sbaglia una risposta lei deve punirlo con una scossa elettrica, da 15 volt in su a passi di 15 volt, sempre a salire fino a oltre 450”.    La scossa era finta, e quello che stava apprendendo fingeva di ricevere la scossa, era un attore ma …. i soggetti dell’esperimento tutto ciò non lo sapevano !

Il contesto in cui vennero calati i soggetti era tale da bloccarli, da fargli considerare preminente il rapporto con lo scienziato.  Inoltre gli veniva fatta sentire una scossa di prova, a 45V, l’unica vera.  La variabile manipolata era solo il contesto, non la persona: un medico, un avvocato, un giudice, un membro di giuria di tribunale che non conosce o non capisce questo fatto dimostrato, o che non accetta di essere facilmente manipolabile, commette degli errori madornali e gravissimi (es. le condanne con aggravante per cosiddetti “futili motivi”).  Questi errori sono sistematici, dimostrati in modo scientifico, la conoscenza di ciò è rarissima, e l’accettazione di questi fatti dimostrati è ancora più rara, anche tra psicologi scaltri.  L’astrarre la persona dal contesto è uno sport facilissimo.  Ci sono psichiatri pronti a firmar diagnosi di “…”esibizionismo” alla vista della foto di uno che si sbottona i pantaloni, senza voler notare che la foto era scattata  … nel bagno.

      Durante gli esperimenti variavano diversi parametri (distanza, tempi, tono, persone) ma il risultato fu sconvolgente: diversi soggetti davano scosse (per loro vere!) anche di decine o centinaia di volt, anche mortali !  Stanley Milgram ha dimostrato che con la semplice autorità (*) di uno scienziato, si poteva indurre persone normalissime ad uccidere degli altri.  Ecco la tabella originale dei risultati principali :

Milgram libro Obbedienza autorità - schema risultato principale

La 3a colonna riguarda la situazione 1 (comprendeva 40 soggetti), in cui chi doveva apprendere non era visto né sentito (ma si potevano sentire i pugni di protesta sul muro, con le scosse alte); si vede che il 62% di quelle persone giunse a somministrare la scossa massima, 450 V: ricordiamo che per morire bastano i 220 V di casa.   Con le restanti altre 3 situazioni (ciascuna con 40 soggetti) prima la vittima poteva essere ascoltata (feedback vocale), poi ascoltata e vista (entrambi nella stessa stanza), poi anche toccata (foto sotto).  Si vede che più la vittima è percepita vicina, prima si fermavano.   Nella situazione 2 si udivano i lamenti di fastidio, poi di dolore, poi le grida, il pianto (!), le suppliche a voler abbandonare l’esperimento (!!), poi “grida agonizzanti” e con le ultime scosse il silenzio ad indicare una persona ormai svenuta o morta (!!); a volte i soggetti (chi dava le “scosse”) volevano smettere, lo dicevano, ma allo scopo erano previste delle risposte standard dallo sperimentatore “Per favore continui”, poi “L’esperimento richiede che lei continui”, poi “E’ assolutamente necessario che lei continui”, e “Lei non ha scelta, lei deve continuare”.

Milgram libro - foto 2 soggetti e reazione

(Il soggetto somministra una “scossa”, la vittima grida dal dolore)

Anche ascoltando le precise suppliche (situazione 2) ben il 62,5 % delle persone arrivava all’obbedienza massima: con un annuncio, l’autorità di uno scienziato e pochi minuti di spiegazione si era riusciti a portare delle persone normalissime ad “uccidere” un altro.  Per uccidere non serve una particolare motivazione omicida: il contesto ci può far uccidere.  Con questo non si assolve chi esegue un omicidio, ma si vuole richiamare con forza (per chi è un uomo e non un servo) a tener conto di questi esperimenti.  (riduzione audiobook in Inglese

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         IL DEGRADO DEI “Posti di lavoro” malati :

       Ora riflettiamo un attimo e pensiamo a quanto sono infinitamente più potenti i  condizionamenti sociali a cui siamo sottoposti; pensiamo che anche noi stessi saremmo finiti a dare la “scossa mortale”.   Pensiamo a quanto più potenti e vincolanti sono le pressioni in un posto di lavoro ed abbiamo una spiegazione parziale ma più che sufficiente a dimostrare, scientificamente, che il lavoro può uccidere e di fatto uccide.  Le pressioni dell’ultimo caporale o capetto al lavoro sono sufficienti a creare contesti molto peggiori di quelli sopra citati: degrado, pettegolezzi maligni, invidie, violazioni delle più elementari leggi, pressioni, vessazioni, mobbing, minacce, autoritarismo, servilismo, aggressioni e tutto tranne che le sole violenze fisiche, sono il contenuto preminente dei posti di lavoro, anche e/o soprattutto quelli con lavoratori in uniforme (vedi dati ASL RM D) .  Inoltre anche aggressioni o forzature psicologiche “lievi” uccidono se ripetute per settimane, mesi o anni.  Questo avviene ora nei “posti di lavoro”.

      Migliaia di lavoratori anche della Pubblica Amministrazione sono sottoposti a tali torture psicologiche e cosa fa Sacconi ? Cosa fanno i ministri dell’Interno, e quello della Difesa ?  Addirittura abbiamo un incompetente doc chiamato Brunetta (Ministro Funzione Pubblica) che non solo contro il mobbing di concreto non ha prodotto nulla (c’è una legge approvata che tutto è tranne che prassi) ma addirittura se l’è presa con … le vittime, gli ultimi, gli impiegati e gli operai, chiamandoli “fannulloni” se stanno male al lavoro.  E cosa fanno i politici, i giornalisti ?

(*) E’ stata proposta una diversa lettura qui .