introdotto il reato di “Essere vittima di reati” art. 123456 CP

            E’ stato finalmente approvato il disegno di legge per l’odioso crimine dell’esser vittima di reati (aggressioni, violenze, ecc).  Il testo è da leggere attentamente, perché sembra un paradosso (es. il comma 4.) o una scemenza, ma serve a tutelare veramente i criminali.  Le vittime possono essere punite direttamente, senza processo (come in questa foto: i poliziotti americani sono sempre avanti, qui prendono a calci una donna inerme seduta e ammanettata).

State violence - omertà Blue code of silence

        Il “ministro dell’interno” Alfano è entusiasta “così caleranno i reati !”; nessun giornalista ha detto “Grazie al cazzo!”;  l’ex ministro Cancellieri ha stretto la mano ad Alfano.

Questo il testo dell’articolo

  “Codice penale articolo 123456

Reato di essere vittima di reati

  1. Chiunque è vittima di reati (violenze, molestie anche pluriennali, aggressioni, truffe, vessazioni, eccetera) è punito con il carcere per un periodo dai 4 ai 6 anni.
  2. Le forze dell’ordine, anche prima di segnalare all’Autoritricktrak Giudiziaria sono autorizzate a punire direttamente le vittime (senza processo, alla “Stalin”), proprio mentre sono aggredite, aggredendole a loro volta, nel modo che credono (aggressioni, minacce, violenze psicologiche, violazione di domicilio, omissione di atti d’ufficio, abuso d’ufficio e quanto altro gli pare).
  3. Agli autori della punizione, cioè all’intera catena dal mandante “ministero dell’interno” (responsabile del comportamento di qualunque agente) al “ministro”, ai vari “prefetti”, “questori”, “comandanti” e via fino all’ “agente” materialmente punitore, è concessa impunità assoluta.
  4. Se si è vittima di aggressione da parte delle “forze dell’ordine”, la punizione sarà solo informale: isolamento sociale, additamento ai criminali (ma già da decenni gli “agenti” identificano la vittima in presenza dei criminali, dicono che lo hanno letto in un manuale di Sherlock Holmes), muro di gomma, omertà assoluta, impunità garantita, denunce pretestuose, burocrazia. ”

 

            Da sempre le forze dell’ordine in ogni paese, come un genitore idiota, puniscono le vittime di reati [punizioni che vanno dall’aggredirle a loro volta, al colpevolizzarle, al ridicolizzarle, all’atroce indicarle agli autori del reato (il senso delle regole in Italia è, come media, di circa 1,2; il valore scende a 0,00000056 per le “forze dell’ordine”), fino all’infame omettere qualsiasi soccorso o azione per ridare sicurezza e salute)], ma in vari gradi: nei paesi violenti come Africa, Colombia, Messico è peggio, l’Italia invece è la patria del diritto e gli agenti sono tutti buoni, bravi, e belli (secondo la propaganda). 

        Ma gli agenti italiani si sentivano ovviamente a rischio, poco tutelati per le aggressioni illecite che loro commettevano (vedi Genova, scuola Diaz 2001); hanno fatto manifestazioni, petizioni e scioperi per poter finalmente aggredire le vittime di reati; e se le vittime sono state aggredite da altri membri del branco-agenti (la mentalità da branco è il massimo raggiungibile), essi puniscono solo informalmente  (ci siamo capiti Occhiolino  ).    Con i balordi, gli zingari, i coatti, i parcheggiatori abusivi, i ladri sulla metro, gli agenti sono sempre gentili: con i cittadini civili sfogano la frustrazione e l’impotenza di un soggetto (le forze dell’ordine italiane) incompetente DOC.

        Ad esempio se un “poliziotto” picchia ingiustamente una donna e questa chiama i carabinieri in flagranza (di un reato che richiede intervento immediato), i carabinieri devono punire, minacciare e terrorizzare la donna.  Ovviamente non arrestano mai quei poliziotti criminali, mai li denunciano, questo lo sappiamo; ma ora sono non autorizzati ma obbligati a punire quella vittima.   Una sorta di “cornuto e mazziato” ha detto ridendo Alfano.

          Sulla carta non è accaduto nulla, esattamente come in “1984” dove ogni traccia scritta veniva fisicamente distrutta, così in Italia delle violenze delle forze dell’ordine non rimane alcuna traccia: tutto è insabbiato.  Le fanfare continuano a suonare, i giornalisti-fotocopia continuano a divulgare i comunicati stampa delle “forze dell’ordine”, e tutti vissero felici e contenti.

           La cosa ricorda come in URSS i criminali veri venivano trattati molto meglio degli scienziati, degli agronomi, dei professori, dei maestri, di chi insomma lavorava per l’URSS e per questo veniva condannato dalla polizia politica segreta (CEKA, GPU, NKVD, KGB)come “nemico del popolo” per il famigerato onnicomprensivo art. 58.

Infatti in URSS “Le persone viziate per origine sociale o per storia politica sono state, in pratica, quasi invariabilmente impedite ai programmi di recupero. Per poter beneficiare del recupero, si doveva hanno commesso crimini reali.”   Rubare va bene, ma dire “Il Re è nudo” no !

“People tainted by social origin or political history were, in practice, almost invariably disqualified as objects of reclamation. To be eligible for reforging, you had to have committed real crimes. “

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