Italia come i paesi africani – la Cancellieri

“La Cancellieri, non dimettendosi, ha dimostrato di essere una politica africana, perché in Africa non si dimettono una volta che hanno il potere, anche se vengono sorpresi con resti umani nel frigorifero di casa”.

           Lo afferma Edward Luttwak ai microfoni de “La Zanzara”, su Radio24. Il politologo americano bacchetta duramente il ministro della Giustizia e il premier:

      “Quando Enrico Letta è venuto qui, ha promesso che in Italia c’era una nuova generazione di leader politici italiani che si sarebbero comportati come i loro colleghi negli altri Paesi europei, in termini di legalità e di norme etiche. Ma lui ha tradito questa promessa di una politica europea, che invece si è rivelata africana.  Questa promessa del premier è stata tradita nel momento in cui, quando la Cancellieri è stata sorpresa con le mani nel sacco, Letta non l’ha buttata fuori dal governo”.
        Luttwak dichiara che negli USA il caso Cancellieri ha avuto un forte impatto, suscitando “sconforto” e “delusione” per il governo italiano:  “In tutti i Paesi democratici, da Malta al Portogallo, un ministro può intervenire, quando vuole, a favore di qualcuno, ma solo se questo “qualcuno” è anonimo. Non deve conoscere il beneficiario della sua azione, perché così agisce nell’interesse pubblico.  La Cancellieri non solo conosceva personalmente la Ligresti, ma con lei aveva un legame economico per via del figlio. Magari il prossimo passo sarà scoprire che è intervenuta perché è stata ricattata”.

repubblica delle banane

        Luttwak ribadisce: “La Cancellieri si sarebbe dovuta dimettere istantaneamente, in un microsecondo. Questa sua commistione tra pubblico e privato è come rubare un mobile dal proprio ufficio ministeriale e portarselo a casa. E’ stata presa con le mani nel sacco e qui in America è stata percepita come una ladra.  In Italia parlate di scusanti e scuse varie, che sono assurde e fanno ridere la gente. Per molto meno Josefa Idem si è dimessa e ha fatto bene”.
(da Radio24, trascritto per Il Fatto da Gisella Ruccia)

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