la mediocrità italiana era stata prevista da Zinoviev e da Parkinson

MEDIOCRITA’ ECCEZIONALE

          Alexander Zinoviev è il dissidente(1) coraggioso sovietico (scienziato e logico) autore di “Cime abissali”; in questo romanzo-trattato sociologico egli descrive la follia e l’autodistruzione dell’URSS con tutti i suoi tratti autolesionisti, tra cui il privilegiare non la mediocrità “normale”, ma  la mediocrità eccezionale (cioè l’incompetenza, l’inettitudine, la cialtroneria) a vantaggio dei leccapiedi, del carrierismo, della corruzione, del nepotismo, dell’incompetenza e del disastro-Italia, a svantaggio della competenza e della professionalità. 

[(1) prendo atto dei 2 commenti, che lui non voleva passare per dissidente]

          Con questo non voglio fare i culto della competizione; tutti siamo molto più incompetenti che competenti se non altro perché i campi del saper-fare e del sapere sono così tanti (non solo accademici) che se ne possono praticare solo una manciata.  Ma l’elemento qui discriminante è il farsi pagare o meno: se suoni stonato gratis è un conto, se ti fai pagare per dirigere un ministero inefficiente è un altro.  Il cialtrone non è chi non sa suonare l’arpa celtica o gestire un ufficio con 6 persone o una città: il cialtrone è chi per quelle attività si fa pagare.  Se poi pretende tasse, alla fonte, allora è un Cialtrone di Stato.

          “Cime abissali” è centrato sull’URSS ma alcuni suoi spaccati sono universali e caratteristici dei paesi quanto più arretrati, corrotti e pizza-e-mandolino come l’Italia essi sono: anche qui (scrivo per esperienze personali e per studi scientifici) le persone competenti sono aggredite, attaccate, boicottate Stella: i posti di lavoro e soprattutto la pubblica amministrazione prediligono i leccapiedi incompetenti, i mediocri.

L’IMITAZIONE DEL LAVORO

slacker 2

         Ecco come è stata vista la mediocrità di Zinoviev :

[traduzione adattata] [a Ibania, il paese immaginario corrispondente all’URSS, e a questa Italia]

“   Il primo imperativo è che la mediocrità prospererà. Coloro che si trovano al di fuori o al di sopra sono pericolosi perché hanno il controllo di se stessi.  Il valore morale è automaticamente oggetto di persecuzione. Il Padrone (Stalin) è salito in cima perché era una nullità completa.   Hog (Krusciov) ripudiò il Padrone solo per conservare il potere.  Ad Ibania l’unico motivo per cui non c’è disoccupazione è che ognuno è impegnato nell’imitazione di lavoro.  Il lavoro reale richiede un numero limitato di persone, ma nella imitazione di lavoro non vi è alcun limite al numero di persone che possono essere impiegate.  Tutto è volutamente inefficiente.  

        “Con la mediocrità come norma universale….[…]  Una società amorale disperde una enorme quantità di energia.  Come Ibania, l’Unione Sovietica  [ e l’Italia ] sperpera le sue risorse umane.  La distruzione dei talenti non è incidentale nel sistema di amministrazione.  E’ fondamentale.

           “Senza eccezione i talenti fuoriclasse sono stati uccisi, zittiti o esiliati  Stella [dall’Italia si autoesiliano 9000 laureati l’anno]. Il buon lavoro che è sopravvissuto non è nemmeno una centesima parte di quanto sarebbe stato se le cose fossero andate diversamente”

    Qui sotto, quello a destra non è parmigiano ma una imitazione.

Parmigiano-Reggiano-DopParmesan- fake imitazione del lavoro

ANCHE PARKINSON AVEVA PREVISTO TUTTO

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Lo stesso sperpero di risorse in modo autoreferenziale e folle era stato scritto negli anni ‘60 da C.N. Parkinson (La legge di Parkinson).  Ecco alcune delle tante sconvolgenti conclusioni :

  • UNA GRANDE ORGANIZZAZIONE PER NON FARE NIENTE, MA IN GRANDE
    La Legge di Parkinson spiega come un’organizzazione cresca, indipendentemente dall’aumento o diminuzione della quantità di lavoro che deve svolgere, per effetto di meccanismi gerarchici e di anomalie organizzative.
  • TOTALE DISINTERESSE PER I PROBLEMI REALI Fra le osservazioni di Parkinson c’è il fatto che il grado di attenzione dedicato a un problema dai vertici di un’impresa è inversamente proporzionale alla sua reale importanza. Può non essere una regola fissa, ma chi sa come funzionano davvero le organizzazioni può facilmente constatare che è un fenomeno molto frequente.
  • RIMANDARE TUTTO A DOMANI Un altro malanno è definito come la “legge del rinvio”. Se un problema è serio, urgente, impegnativo e complesso si evita di affrontarlo, delegandolo a qualcun altro oppure chiedendo ulteriori approfondimenti, fino a quando diventa irrimediabile. Nel clima di fretta esasperata in cui ci troviamo oggi sembra che questo problema non esista, ma la verità è che continua – e si sta aggravando.
  • URGENZA IMMAGINARIA L’urgenza immaginaria e immotivata porta spesso a trascurare tutto ciò che non sembra avere una soluzione immediatamente disponibile. L’inevitabile conseguenza è che si commettono contemporaneamente due errori: si decide affrettatamente su cose che meriterebbero un maggiore approfondimento, mentre si rimandano decisioni che sarebbe stato meglio prendere al momento giusto.

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9 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Iban Ibanovic^
    Mag 08, 2016 @ 17:51:33

    Veramente l’intento di Zinoviev non fu quello denigrare il suo paese, ne mai Zinoviev fu un dissidente.
    Il paragone Italia-URSS, nei termini sociologici espressi da Zinoviev è semplicemente insostenibile.

    Rispondi

    • massimodangeli
      Mag 10, 2016 @ 10:22:20

      A me risulta che era un dissidente. Se dici che paragone è insostenibile mi fai pensare che forse non hai letto il libro o non hai lavorato nella pubblica amministrazione, a meno che non ci accontentiamo della propaganda nazionale. grazie del commento 🙂

      Rispondi

  2. Francesco Maiolo
    Apr 07, 2017 @ 18:58:20

    Ho avuto il piacere e l’onore di conoscere Aleksandr Zinov’ev. Nel 2002 io ed il collega Grahame Lock, durante uno dei nostri incontri all’Università di Nijmegen (Paesi Bassi) avviati nel 1998, abbiamo realizzato una lunga intervista disponibile in lingua inglese (http://www.zinoviev.ru/en/writings/zinoviev-interview-nijmegen.html). Posso confermare per conoscenza diretta che Zinov’ev non amava essere visto come ‘dissidente’ e non si riconosceva in tale etichetta che tuttavia sentiva di dover accettare per ovvie ragioni. Posso anche confermare che egli ha sempre avuto a cuore le sorti della Russia. In diverse occasioni ha raccontato di aver realizzato – da diciottenne – un rudimentale modello matematico in cui dimostrava su basi probabilistiche il rischio di fallimento del sistema sovietico. Il suo intento però era quello di sventare tale esito. Grazie dell’attenzione.

    Rispondi

    • massimodangeli
      Apr 08, 2017 @ 10:46:59

      grazie del tuo utile commento 🙂

      Rispondi

    • massimodangeli
      Apr 20, 2017 @ 15:23:03

      prendo atto del fatto che non voleva passare per dissidente. leggendo “Cime abissali” mi resta allora difficile capire cosa volesse dire, visto che il libro dissacra tutto e tutti. poi non so se ho capito bene comunque anche io ho a cuore le sorti italiane, svolgo attività volontaria in 2 ONLUS. grazie ancora dei commenti 🙂

      Rispondi

  3. Fabio
    Mag 19, 2017 @ 20:02:51

    “Il primo imperativo è che la mediocrità prospererà. Coloro che si trovano al di fuori o al di sopra sono pericolosi perché hanno il controllo di se stessi. Il valore morale è automaticamente oggetto di persecuzione”. Concordo fortemente con questa affermazione. L’annichilazione dei talenti è funzionale al mantenimento del sistema ed al suo perpetuarsi. Si viene posti di fronte ad un muro: resistere giocando ovvaimente al ribasso e abbassando di molto le pretese e le legittime ambizioni o autoesiliarsi (anche se per il sistema perfino un annullamento fisico sarebbe ben accetto). Il problema grosso è che è che la mediocrità per definizione è la situazione più comoda perché coinvolge la maggior parte della popolazione. Un mediocre è più rassicurante perché non ci pone tutti i giorni un confronto con i nostri limiti o le nostre mancanze, anzi ci rasserena perché pensiamo che tutti potremmo essere al suo posto o comunque non è diverso da noi. Ora invece la cura della peculiarità e della genialità è invisa ai più proprio per questi motivi. Si è scomodi e anche se non ce lo dicono apertamente ce lo fanno capire. Ai giorni nostri il potere è messo a dura prova e arriva anche a negare o a limitare dei diritti acquisiti. In Italia quella che è una apparente democrazia si è trasformata in una gabbia sempre più stretta che imprigiona i talenti e li mette alla berlina o alla gogna.
    “Tu veramente cosa pensavi di fare”, “pensavi di essere indispensabile” , “pensavi che la gente stesse aspettando te come un messia”? Quante frasi di questo genere o peggio sentiamo dire ai giovani laureati per smontarli, inculcando loro un senso di inadeguatezza e mortificando i loro sacrifici e le loro aspirazioni (spesso anche delle famiglie). Nessuno dice basta perché poi bene o male la pagnotta riescono a portarla a casa ma sono d’accordo con quanto è stato detto e cioè che bisognerebbe pretendere e sottolineo pretendere qualcosa di migliore. Non vogliamo una società dove solo i ricchi abbiano voce in capitolo. Sono maturi i tempi per un popolo più partecipe alla vita sociale e politica.

    Rispondi

  4. Fabio Bua
    Mag 20, 2017 @ 08:58:59

    “Il primo imperativo è che la mediocrità prospererà. Coloro che si trovano al di fuori o al di sopra sono pericolosi perché hanno il controllo di se stessi. Il valore morale è automaticamente oggetto di persecuzione”. Concordo fortemente con questa affermazione. L’annichilazione dei talenti è funzionale al mantenimento del sistema ed al suo perpetuarsi. Si viene posti di fronte ad un muro: resistere giocando ovviamente al ribasso e abbassando di molto le pretese e le legittime ambizioni o autoesiliarsi (anche se per il sistema perfino un annullamento fisico sarebbe ben accetto). Il problema grosso è che è che la mediocrità per definizione è la situazione più comoda perché coinvolge la maggior parte della popolazione. Un mediocre è più rassicurante perché non ci pone tutti i giorni un confronto con i nostri limiti o le nostre mancanze, anzi ci rasserena perché pensiamo che tutti potremmo essere al suo posto o comunque non è diverso da noi. Ora invece la cura della peculiarità e della genialità è invisa ai più proprio per questi motivi. Si è scomodi e anche se non ce lo dicono apertamente ce lo fanno capire. Ai giorni nostri il potere è messo a dura prova e arriva anche a negare o a limitare dei diritti acquisiti. In Italia quella che è una apparente democrazia si è trasformata in una gabbia sempre più stretta che imprigiona i talenti e li mette alla berlina o alla gogna.
    “Tu veramente cosa pensavi di fare”, “pensavi di essere indispensabile” , “pensavi che la gente stesse aspettando te come un messia”? Quante frasi di questo genere o peggio sentiamo dire ai giovani laureati per smontarli, inculcando loro un senso di inadeguatezza e mortificando i loro sacrifici e le loro aspirazioni (spesso anche delle famiglie). Nessuno dice basta perché poi bene o male la pagnotta riescono a portarla a casa ma sono d’accordo con quanto è stato detto e cioè che bisognerebbe pretendere e sottolineo pretendere qualcosa di migliore. Non vogliamo una società dove solo i ricchi abbiano voce in capitolo. Sono maturi i tempi per un popolo più partecipe alla vita sociale e politica.
    Vi dirò di più, non solo sento questi sentimenti vivendoli personalmente e provandoli sulla mia pelle ma sono conscio di cosa significhi un ostracismo studiato chirurgicamente. Vergogna.

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