Le condizioni sociali influenzano la salute: quello che gli psicologi non vogliono vedere

           Proseguiamo la critica all’approccio individualistico, praticato ossessivamente, di gran parte della psicologia; estremizziamo per chiarezza!

        Per le malattie fisiche e psicologiche, come ci sono cause fondamentali di tipo biologico, e psicologico (cioè “individuale”), ci sono anche cause ugualmente fondamentali di tipo sociale. Questa è la tesi di Bruce G. Link e di Jo Phelan, (studiosi di sociologia e salute), pubblicata nell’articolo “Social conditions as fundamental causes of disease (“Le condizioni sociali come cause fondamentali di malattia”); lo studio è del lontano 1995 e in 21 (ventuno) anni almeno in Italia gli psicologi sembra continuino a fare del tutto non solo per ignorarlo, ma per cancellarlo, con fumosi e manipolatori discorsi, con trappole, con il solito Errore fondamentale di attribuzione (cioè “La causa è la singola persona”) .

I FATTORI SOCIALI CAUSANO MALATTIE

     E’ ovvio, come scrivono gli autori, che “fattori sociali come lo status socioeconomico e il supporto sociale siano probabili «cause fondamentali» di malattia che, poiché riguardano l’accesso a importanti risorse, riguardano molte malattie”: ma allora perché  una persona viene etichettata (e qui c’è molto da discutere) come “ansiosa”, o “con disturbo borderline di personalità”, o “con depressione”, quando l’etichetta andrebbe messa al contesto sociale ? E perché agire solo sull’ultima ruota del carro (la singola persona, la cui sofferenza indica soltanto la disfunzionalità sociale), sul singolo, perpetuando la sofferenza ?  

         Se un essere umano è stressato per il passare 3 ore al giorno fermo nel traffico da 12 anni (condizione disumana e violenta), perché etichettarlo come “stressato” anzichè etichettare come “incapace” il sindaco, e magari dirgliene quattro ad alta voce !?

           La sociologia della medicina ha compiuto lo stesso errore della psicologia sociale (vedi “Critical psychology” di Fox D., Prilleltensky I., 1997) : il suo focus alla nascita era la società, si proclamava di essere diversi dalla medicina classica (e dalla psicologia individuale) ma poi, per ragioni personali (comodità, potere e denaro) dei singoli studiosi, si è finiti a vedere solo i singoli. “… noi abbiamo, nel tempo, perso interesse per essa [per i meccanismi di connessione delle condizioni sociali con malattia e salute] e siamo finiti a trascurare l’importanza delle condizioni sociali i cui effetti sulla salute inizialmente volevamo spiegare [focalizzandoci più sui fattori prossimali all’individuo]” .  Ancora: “Nonostante centinaia o migliaia di studi che collegano le circostanze stressanti alla salute […] ci sono molto pochi, e anche solo descrittivi, dati circa le origini sociali delle circostanze stressanti”.  E’ il solito Errore fondamentale di attribuzione.

        Da prima del 1995 era noto, ed è scritto anche in qualche libro noto agli psicologi, che l’ambiente pesa molto o tanto, o è spesso il solo fatture, sulla salute. Ci sono stati studi a dimostrare quello che anche si intuiva: il contesto in cui si vive influenza la salute. Le relazioni con il contesto, gli eventi di vita stressanti di natura sociale (1) influenzano la salute fisica e psicologica: scrivono gli autori “40 anni di sociologia medica hanno scoperto numerosi esempi di fattori sociali della malattia. La più ovvia è l’ubiqua e spesso forte associazione tra salute e livello socioeconomico (SES Socio Economic Status). Un basso SES è associato con minori aspettative di vita, una maggiore mortalità” ,  anche infantile.

    Inoltre “la tremenda crescita e al successo del paradigma dello stress [(2)] ha aggiunto forte evidenza” di queste associazioni. “Gli eventi stressanti [quindi sociali] sono collegati a malattie cardiache, diabete, cancro, ictus, morte fetale, depressione”; “anche il supporto sociale [quindi dagli altri, non dal singolo] pesa molto”.   Ci sono stressanti “eventi nefasti che difficilmente sono causati dal comportamento del singolo individuo [come vuole la comunità degli psicologi]”, “Quindi, quando Shrout et al. (1989) trovarono una  probabilità di avere depressione tre volte maggiore tra persone che avevano esperienze recenti di eventi nefasti, l’associazione divenne più chiaramente interpretabile come un effetto delle condizioni sociali” (corsivo mio).

        Così è noto che “il controllo percepito sulle circostanze di vita è sottostante a molte condizioni sociali che mettono le persone ad alto rischio di distress psicologico” (corsivo mio): ma chi è p-a-g-a-t-o per impedire ad esempio le violenze a partire dalle croniche molestie (a cui si viene sottoposti a Roma, in un degrato totale, sporcizia, gentaglia ovunque, minacce)  ?  Le “forze dell’ordine”, cioè uno dei soggetti più incapaci, inefficienti, violenti e corrotti della corrottissima Italia. E le ASL, gli psicologi, quando sono informate anche per iscritto di violenze e quindi malattie e rischio di morte, intervengono ?

IL GOVERNO LAVORA MALE, I SINGOLI SI AMMALANO

   Gli autori scrivono “ 1. usiamo un quadro interpretativo per capire perché le persone finiscono per essere esposte a rischi o a fattori protettivi”.

     Uno loro esempio è molto utile per capire: negli USA nei primi anni ‘80 ci fu attenzione (non sappiamo il motivo) per la possibile contaminazione di cibi (carne, uova ecc.) con i batteri Escherichia coli e la Salmonella; i cittadini vennero allertati a pulire e lavare meglio, e “poiché alcuni seguirono queste linee di sicurezza meglio di altri, uno si può immaginare un profilo di rischio di comportamenti individuali che possono predire l’infezione batterica” (corsivo mio).  Ma queste precauzioni erano necessarie solo se il cibo era realmente contaminato.  E qui viene il bello : “Delle azioni del governo negli anni ‘80 che ridussero il numero di ispettori governativi e deregolarizzarono l’industria della carne, crearono il bisogno di vigilanza individuale da parte dei singoli” (corsivo mio).  Quindi una carenza sociale, governativa, letteralmente creò il bisogno di preoccupazioni e azioni individuali:  ma in quel caso, in presenza di infezioni il medico non poteva limitarsi a curarle, aveva il dovere di protestare contro il governo, cioè la causa delle infezioni.  Gran parte degli psicologi invece sono specializzati nel cancellare i fattori sociali come questo, e “curano” solo i singoli, col risultato che i cibi infetti continuano a circolare, e le infezioni si perpetuano; il “rimedio” mantiene il problema.  Questi psicologi si inseriscono in un Sistema patogeno, vi si adattano, per propria comodità; poi si atteggiano a eroi (stiamo estremizzando!) con le “psicoterapie” ma non agiscono sulle cause.  Ricordiamo che ogni Sistema sociale è intrinsecamente stabile (altrimenti si disintegra).

      Gli autori sono chiarissimi “Alcuni fattori sociali sono cause fondamentali di malattie, e come tali non possono essere veramente affrontati cambiando i meccanismi individuali che sembrano collegati alla malattia in un certo contesto.  Se vogliamo cambiare gli effetti di questi potenti determinanti della malattia, noi dobbiamo farlo agendo direttamente in modo di cambiare le stesse condizioni sociali” (corsivo mio): cosa devono fare gli psicologi allora ?  Agire socialmente, esponendosi come persone e come psicologi, per migliorare le condizioni sociali di vita, con azioni adeguate al contesto (non con convegni “scientifici” per i soli addetti ai lavori).

         C’è una forte associazione tra il SES e la salute, “La ragione di tali persistenti associazioni, cioè la caratteristica essenziale delle cause fondamentali sociali, è che esse riguardano l’accesso alle risorse che possono essere usate per evitare i rischi o minimizzare le conseguenze di eventuali malattie”: ma queste risorse non sono una proprietà interna del singolo: sono sociali. Se il contesto è italiano cioè mafioso, omertoso, corrotto e degradato, le risorse sono scarsissime.   “Noi definiamo le risorse in senso ampio, includendo denaro, conoscenza, potere, prestigio, e i tipi di risorse interpersonali che costituiscono i concetti di supporto sociale e di rete sociale”.

LA “CURA” CHE CAUSA DANNI

     Infine arriva la mannaia, giusta e comunque oggettivamente adeguata, contro gli interventi individuali in quanto causa di danni.   “… è importante ricordarsi che questo approccio ai fattori di rischio individuali, ha anche il deleterio effetto di spostare una eccessiva porzione di rimprovero [colpevolizzazione] verso i singoli individui” : ecco la Colpevolizzazione della vittima, causata dal desiderio di comodità degli operatori.

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(1) Es. subire un crimine perché le “forze dell’ordine” prendono lo s-t-i-p-e-n-d-i-o ma NON lavorano, oppure per aggressione da parte di esse stesse (!) (es. polizia municipale) e coperta da tutto il Sistema nazional-mafioso (“polizia, carabinieri, ministero interno” , “presidenti” vari).

(2) A causare sofferenza e malattie non è tanto il singolo evento stressante, quanto la DURATA: il nostro corpo non è fatto per stress cronici.  Ma troppi psicologi non percepiscono la distruttività assoluta di stress cronici; eppure durante le purghe staliniane a volte non era necessaria la tortura fisica, bastava privare del sonno e tutti confessavano qualunque cosa gli venisse detta.

    

 

 

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