Oltre la psicoterapia; gli psicologi facciano il loro l-a-v-o-r-o di Comunità e di Emergenza. Il lavoro c’è, basta fare lo psicologo.

1)        “i problemi umani …. hanno però anche un versante sociale, nel senso che nascono da situazioni sociali e spesso è in questa sfera che si possono trovare gli strumenti materiali e/o psicologici per affrontarli."   "Gli psicologi di comunità esaminano i problemi …. anche nella loro dimensione oggettiva e sociale, nella quale si collocano vincoli e risorse"

(Francescato, et al. Fondamenti di psicologia di comunità, pag.96)

PSICOLOGI ESTREMAMENTE RIGIDI

         Nonostante questi dati (che hanno anche qualcosa di molto banale!) siano noti a tutti gli “psicologi”, la quasi totalità di essi concepisce solo la facile e comodissima “psicoterapia”, ovviamente individuale o al massimo di gruppo, ma sempre e solo “psicoterapia”, che troppo spesso praticano in maniera compulsiva, ossessiva, rigidissimi come non mai, senza fare alcuna diagnosi (lo fanno solo gli psicoterapeuti: mai sentito un meccanico, un idraulico, un ingegnere, che riapra senza fare una diagnosi?), senza informare i clienti di cosa è, la fanno per qualsiasi situazione e soprattutto anche laddove è invece possibile eliminare il problema sociale agendo in modo meno affascinante (nessuno ti batte le mani) ma molto più efficace a livello di comunità (quartiere, cittadina, luogo di lavoro, insomma qualsiasi comunità in ogni senso).   Ma bisogna agire, prendere posizione, sedersi s-comodi, alzarsi, andare verso, e a troppi “psicologi” questo suona male, semplicemente non hanno voglia di lavorare, non rispettano il Codice deontologico (che pone la salute del cliente prevalente su tutto); mal si adatta allo stereotipo dello “psicoterapeuta”-non-di-comunità rigido, immobile e impassibile verso il cliente, passivo.    Si lamentano ‘pure che manca il lavoro (quando tra mobbing e stalking ce ne è per tutti).        

psicologo conformista con paraocchi

Gli “psicologi” hanno una paura estrema di esporsi, di denunciare (sia come singoli che come associazioni, comunità, ordini professionali), di aiutare, ma questo è un lusso che loro per primi non possono permettersi!   Tra gli assiomi della Pragmatica della comunicazione umana (studio degli effetti concreti) c’è il 1° che afferma: non si può non comunicare, non esiste un non-comportamento, quindi e chi è passivo non è che “non fa niente”, lui accetta concretamente la situazione. Chi tace acconsente. 

“PSICOLOGO LAUREATO AD INDIRIZZO CLINICO E DI COMUNITA” CHE NON FA PSICOLOGIA DI COMUNITA’

           Si chiama Psicologia di comunità, ambito in cui  in Italia esistono si degli studiosi, ma (ricerca in corso) quasi nessuno che la pratica.  Eppure è roba vecchia risale agli anni ‘70 negli USA e qui in Italia grazie a Donata Francescato e altri è sbarcata nel  ‘77 ! .   Forse non tutti sanno che:

  1. la Legge 56/89 che disciplina il lavoro degli psicologi recita         Articolo 1. Definizione della professione di psicologo  1.  La  professione  di  psicologo  comprende  l’uso  degli  strumenti  conoscitivi  e  di  intervento  per  la prevenzione, la diagnosi, le  attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. ”      cioè per Legge l’intervento può (“deve”?) essere rivolto anche alla comunità, il che significa interagire con t-u-t-t-i i soggetti presenti nel territorio: associazioni, istituzioni tutte, singoli, contatti vari, comune, giardinieri, amici, robivecchi, insomma con tutti.
  2. La laurea in psicologia prevede 4 indirizzi: quasi tutti gli “psicologi”, e quasi tutti gli psicoterapeuti, non sono laureati in “psicologia clinica” (sottinteso “individuale”) ma in “psicologia clinica e di comunità”.  E’ scritto nella laurea ! ma quasi tutti preferiscono chiudere la porta, rinchiudersi dentro lo studio, soli con la povera vittima che costringono sola (con il motto infame “ce la deve fare da solo!”, tipico di troppi psicologi), compiendo qualunque azione senza rispondere a nessuno e senza alcun controllo; ovviamente estremizziamo per necessaria sintesi.
  3. Quasi tutti gli “psicologi” hanno per forza fatto almeno un esame di Sociologia, ambito che situa ancora l’origine di molti problemi più a livello sociale che individuale.  Un esame significa stare almeno 2 mesi su un argomento, ma grazie alla paura o al bispensiero, queste conoscenze vengono cancellate

        Ma la Psicologia di comunità la praticano ?   Secondo vari studi proprio no, si limitano comodamente e rigidamente all’ “intervento psicoterapeutico” individuale, collocando tutte le cause dei “problemi” e tutte le possibili soluzioni solo dentro la testa della singola vittima (colpevolizzandola, perdipiù senza dirglielo esplicitamente).    E’ come se un cuoco cucinasse sempre e  solo pasta: con varie salse, ma sempre e solo pasta.    In tutti i libri di psicologia è sottolineata anche in negativo la rigidità del “paziente”: e questa estrema dello psicologo ??  

pasta-psicoterapia-individuale_thumb

        Insomma, se vivi in un ambiente di lavoro oggettivamente violento dove ti aggrediscono e minacciano (il che è la norma per oltre 1/2 dei lavoratori), gli psicologi intervengono con il famigerato “ascolto” e il non meno inutile (1) “supporto emotivo”, colpevolizzando implicitamente (e perciò meschinamente) la vittima per il fatto di costringerla a pensare, a ragionare, ad arrovellarsi, a bruciare denaro, tempo e vita (col risultato concreto di suicidi, separazioni, salute azzerata, vite distrutte, patologie gravissime), a a scrivere insomma a fare tutto loro per un problema creato da altri(che hanno un nome e un cognome noti allo “psicologo rigido), spingendola ad agire lei contro Golia invece che lo psicologo a fare il suo l-a-v-o-r-o, lasciandola sola.    Si può sostenere che troppi psicologi si rifugiano, si nascondono nella “tecnica” (Montesarchio chiama ciò “obliterazione della relazione”, cancellazione) o nello stereotipo (comodissimo) dello psicologo impassibile, passivo, distaccato, che non agirebbe mai in concreto  per il cliente (come impone il Codice deontologico).    Una persona che si nasconde dietro un “ruolo” sociale è meno di una persona; se poi lo fa uno psicologo, dicendo “io sono un clinico, questo (attività da psicologo) non lo posso fare”, “io sono psicoanalista” è molto peggio: perché egli è una persona, ed è anche uno psicologo, che può e deve agire a livello sociale.  Oltre alla “pasta” ci sono mille altri piatti, azioni, interventi concreti e soprattutto utili.

NEGLI U.S.A. QUALCHE PSICOLOGO FA IL SUO LAVORO – PSICOLOGIA CRITICA

    Negli USA, almeno in base a quanto scritto, c’è chi esce dal comodo studio dell’attribuzione causale interna (disposizionale) e agisce nel territorio (attribuzione esterna – situazionale), facendo il lavoro di semplice psicologo: SCRA Society for Community Research and Action, in cui si parla di azione, di psicologia critica e altri ambiti per psicologi che vogliono veramente fare il lavoro che gli compete.    Negli USA, sembra, la psicologia di comunità un po’ si fa. Con tutte le critiche che si possono fare agli USA, resta il fatto che in Italia c’è sempre troppo provincialismo e arretratezza.

image

“The term critical psychology refers to a variety of approaches that challenge mainstream psychology’s assumptions and practices that help sustain unjust political, economic, and other societal structures ”, cioè “Il termine «psicologia critica» si riferisce a una varietà di approcci che sfidano le assunzioni e le pratiche della «psicologia consueta-mainstream» [quella individuale] che sostengono politiche ed economie ingiuste, e altre strutture sociali ”  cioè sfida il conformismo della massa (“mainstream”) degli “psicologi” e quello patetico degli “psicoterapeuti" rigidi, le loro assunzioni e pratiche che, attenzione, sostengono e mantengono le ingiustizie.   L’approccio individualistico in minima parte può esser necessario, ma la sua iperbolica inflazione ha un effetto inverso a quanto afferma: mantiene anzi crea ingiustizie e sofferenze.

CAMBIARE IL CONTESTO SOCIALE, NON L’INDIVIDUO

La psicologia critica (che poi è semplicemente fare lo psicologo) è spiegata anche da Dennis Fox : egli tra le molte indicazioni utili scrive del pauroso conformismo della massa degli psicologi “If you want a job in a mainstream psychology department – the most hostile place for critical psychologists – ….”  cioè “(“Se vuoi un lavoro nei dipartimenti della psicologia «consueta», è il posto più ostile per uno psicologo critico…”: questa situazione (contesto) rende difficile il lavoro di psicologo agli psicologi critici (che poi sono veri “psicologi”).   Ci sono delle Linee guida di Fox D., che affermano Focus on changing the social context, rather than changing individuals.”, “Focalizzarsi nel cambiare il contesto, anziché cambiare l’individuo”: ma vuoi mettere la comodità (per il sedicente “psicologo”) di attribuire tutto al singolo cliente,

psicologo-stress-id11592[1]

chiuso in una stanza dove nessuno controlla cosa lo psicologo dice e fa, senza prender posizione (quindi prendendo posizione per il mantenimento dello status quo)   ?

         Ma può uno psicologo essere conformista ? No.  E’ come se un astronauta non sapesse le tabelline.  In matematica le tabelline sono un argomento di base, che un astrofisico del CERN non può non sapere.   In psicologia una di queste “tabelline” è l’esperimento sul Conformismo sociale di Asch: siamo agli anni ‘60 ma l’ordine del Lazio e troppi psicologi lo hanno cancellato.  Insomma, così come in “1984” di Orwell “2 + 2 = 5 “, così  3 x 3 per questi fa 4 e non 9. Qui Seig e Bauer citano Holzkamp il quale, giustamente, indicava che lo psicologo deve uscire dalla comoda Torre d’avorio della ricerca (ma anche quella dello “psicoterapeuta” è comodissima), e impegnarsi politicamente (ovviamente non a livello di partito) per fare cosa ? Per “guarire” i malati di mente ? Per dare “ascolto” a chi soffre ? Per fare “psicoterapia” ?  No, per migliorare non le persone ma le condizioni di vita, l’ambiente, il contesto.  Qui in Italia tali psicologi non esistono.

Psicologi chiusi nella loro Torre d avorio 1988 Seig, Bauer -R

IL LAVORO PER GLI PSICOLOGI C’E’ : BASTA VOLER LAVORARE

     Migliaia di psicologi laureati in uno qualsiasi degli indirizzi, e specie quelli laureati in "psicologia clinica e di comunità” , associandosi per interventi di comunità, troverebbero facilissimamente lavoro, farebbero soldi a palate (invece di piagnucolare puntualmente circa la loro professione, lo scarso reddito e la meritata microscopica rilevanza sociale) e soprattutto risolverebbero i problemi che l’ambiente crea alle singole persone.  Ci si riferisce sia ai singoli che all’insieme: il lavoro per psicologi c’è, basta applicare la Legge 56/89 e il Codice deontologico cioè porre al centro il cliente e non se stessi, i conformisti “ordini professionali”, le corporazioni, i propri meschini int€r€ssi, le proprie paure, il desiderio di comodità.  Nelle comunità e in emergenza lo psicologo deve fare “solo” lo psicologo: deve fare il lavoro che dice di voler fare.

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         Contrariamente a quando dice la mitologia, la “psicoterapia” in un certo senso è molto meno difficile che fare Psicologia di comunità o di Emergenza; la psicoterapia chiusi in una stanza abbandonando il cliente è mille volte più facile che mettersi ad agire concretamente sul territorio (anche su richiesta di un singolo), a impegnare tempo in telefonate, accompagnare fisicamente (!) il cliente, rappresentarlo, fare viaggi e telefonate per lui, attese, a cercare di costruire relazioni con soggetti pubblici italiani (tra i più familisti e cialtroni in UE), a mettersi in gioco come persona anziché nascondersi dietro il lettino.   Chiuso dentro lo studio con il cliente lo psicologo non si impegna come persona (quando invece miliardi di persone ogni giorno firmano petizioni e appelli!), non lo fa quando omette di agire sulla comunità e sul territorio, quando omette di schierarsi  apertamente e se il caso pubblicamente con il cliente (5).   Può farlo ad esempio con un piatto di verdure invece della solita pasta.

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GLI PSICOLOGI RIFIUTANO DI SCHIERARSI CON IL CLIENTE: CIOE’ SI SCHIERANO CONTRO IL CLIENTE

       Quanti psicologi si schierano con nome e cognome con il cliente, contro le mafiose e omertose “istituzioni” italiane ?  Vediamo invece farsesche convenzioni con enti dello “Stato” (l’unico  soggetto più mafioso della Mafia), accordi-pagliacciata con enti pubblici che nemmeno nell’URSS di Stalin, clima da propaganda spietata e violenta, pur di abbandonare il cittadino.   “Sei ovviamente stressato, stanco, la tua vita familiare va in declino perché sei costretto a passare 1 ora e mezzo fermo sul GRA per andare al lavoro e 1 ora e mezzo per tornare a casa la sera ?” : lo psicologo non prende a calci il sindaco di Roma, ma cerca le “vulnerabilità” del singolo chiedendosi “Perché tu stai male ?” come se la sua non fosse una reazione fisiologica, come se non fosse costretto dall’ambiente.  E come disse il Prof. Cecchini, “in psicologia, se uno cerca una cosa alla fine la trova”: “il debole”, “il depresso”, “il malato di mente”, “quello che va al CSM”, “cercati uno buono”, “sei da TSO”, “… le sue difese … il suo attaccamento…”.

            Ma poiché è impossibile non-comunicare, chi non si schiera si sta schierando, contro il cliente: alla faccia del Codice deontologico !

“L’AMBIENTE ?   NON ESISTE ! ”

         Nelle materie universitarie di base (come le tabelline in matematica), quindi note a tutti c’è la Teoria del campo di Kurt Lewin, espressa nella celebre ma moltissimo censurata formula C=f(PA)    cioè :

“ il comportamento (C) di un individuo è una funzione (f) regolata da fattori interdipendenti costituiti dalla sua personalità (P), e dall’ambiente (A) che lo circonda. Persona, ambiente sono considerati come un insieme interconnesso che va a formare lo spazio vitale di ogni soggetto. Per comprendere o prevedere il comportamento, dice Lewin, la personalità e il suo ambiente devono essere considerati come un’unica costellazione.”    Questo gli psicologi non lo fanno mai.   Non applicano le tabelline.  Per loro “3×3 non fa 9” .  Come nell’eccellente “1984” di Orwell per gli psicologi comodini “ 2 + 2 = 3, oppure 4, oppure 5, oppure 3 e 4 e 5 insieme”

2 plus 2 equal 5

Con la Teoria del campo siamo oltre l’ovvio (anche i nostri antenati scimmioni ma anche gli animali sanno che il comportamento di un altro animale dipende anche dall’ambiente), ma scriverlo da parte di Lewin in modo chiaro e quindi onesto (non è il fumoso disonesto della psicoanalisi) è stato storicamente utile. Ma utile solo al livello accademico perché gli psicologi (estremizziamo per sintesi) hanno arbitrariamente e per i propri meschini interessi cancellato uno dei termini di quella formula.   Per gli psicologi il comportamento di una persona dipende solo dalla sua personalità, per loro C=f(P) : per gli psicologi l’Ambiente ( A) non esiste.

Tra i vari libri universitari (quindi noti a quasi tutti gli studenti e agli psicologi che vediamo noi) , ci sono:

  • Prezza M., Santinello M. (a cura di), Conoscere la comunità.  L’analisi degli ambienti di vita quotidiana, Il Mulino 2002 (2)
  • Francescato D., Tomai M., Ghirelli G.,  Fondamenti di psicologia di comunità. Principi, strumenti, ambiti di applicazione, Carocci 2002 (3)

GLI PSICOLOGI SI RIFIUTANO DI AGIRE: NON VOGLIONO LAVORARE

       Il contenuto di questi 2 libri del 2002 (vecchi di 13 – tredici – anni) era già stato proposto in un libro che dal titolo a forma di “manifesto” lascia capire bene che è ora di finirla con il rifiutarsi di agire, sulla comunità e di fare lo psicologo, è ora di finirla con questa compulsione di “solo-psicoterapia individuale” .  Il libro è del 1993 !  Ventidue anni fa, e il contenuto – ripetiamo – rasenta la banalità e supera l’ovvio, i concetti sono quasi autoevidenti.    Quando sentiremo il prossimo psicologo o gruppo lamentarsi che “non c’è lavoro” faremo le ovvie conclusioni.

    Francescato D. ,Leone  L. e Traversi M., Oltre la psicoterapia: percorsi di psicologia di comunità in Italia, Carocci 1993

Oltre-la-psicoterapia_thumb

     Questo libro (ma anche gli altri 2) e basato su evidenze scientifiche decennali ma gli psicologi laureati in “psicologia clinica e di comunitànon lo applicano, non lo considerano, per paura, conformismo e desiderio di comodità; quasi tutti rigidi e conformisti come pecore nel definirsi solo “clinici-individuali”, portatori di una rigida visione individuocentrica, tutti lussi che nessuno psicologo può permettersi perché lo scrive la Legge 56/89 e perché ogni psicologo già al biennio conosce gli studi sul conformismo . 

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Nel ‘93 non c’era nemmeno Internet, nel ‘77 (anni degli studi in USA) c’era appena l’elettricità.  Eppure il testo parla chiaro, e anche per l’Italia afferma :

Esaminando esperienze attuate in questi ambiti nel nostro paese, gli autori mostrano come sia possibile intervenire nella comunità, nelle organizzazioni ” : ancora una volta, il lavoro per gli psicologi c’è, basta volerlo.

      Questa latitanza spiega quasi tutte  le sofferenze quotidiane dei cittadini italiani, vittime del degrado totale di qualunque istituzione italiana, vittime di mobbing e molestie sul lavoro ma abbandonate dagli “psicologi”, vittime di stalking a causa della colpevole latitanza delle “forze dell’ordine” e del ridicolo delle “istituzioni” (4), vittime lasciate sole dagli psicologi, che dell’aiutare dicono di farne professione.  

chi-pu-aiutarti-ma-non-lo-fa---psico[1]

2) Latitanza totale anche in Psicologia dell’emergenza

         L’ “Ordine psicologi Lazio” presenta un libro in cui si parla di Psicologia dell’emergenza, e Angelo Napoli si fa grosso, nella solita ottica “guarda noi quanto siamo bravi !” dicendo che l’ordine del Lazio ha avviato questa pratica addirittura dal 1999: peccato che nel biennio 2013-14 il glorioso Ordine si sia rifiutato di fare alcunché   a decine di richieste in merito; l’ordine prima ha sparato tutto l’armamentario di burocrazia, di “ora vediamo”, “vi faremo sapere”, “ora non c’è” (per un intervento di emergenza), finché si è rifiutato anche formalmente di rispondere (salvo una tardiva e inadeguatissima raccomandata; invece di telefonare).  Esattamente come ogni ente pubblico italiano: Nientologia applicata®.   Però per non-lavorare facendosi pagare costoro hanno studiato, almeno una decina di anni, non sono dilettanti.  Anche il CNOP fa esibizionismo di Psicologia dell’emergenza, ma …

(Ps. Emergenza–A. Napoli a 1.11.00

          Siamo alla solita burocratica autoreferenza, al parlarsi addosso da parte di un soggetto (l’ordine psicologi del Lazio) .   Napoli a 1.17. dice "in emergenza non si fa psicoterapia, in emergenza si fa psicologia", ma nel Lazio nessuno fa psicologia né dell’emergenza, e si gira dall’altra parte l’ordine stesso.  Etica zero, buone prassi zero, medie prassi zero, cattive prassi tante, omertà infinita.   E anche qui l’Ordine si automagnifica con proclami commoventi, parla tanto alto perché vola basso.

Bertrand Russel - non smettere mai di pensare dissentire fuori dal coro

Parafrasando Russel, “uno psicologo che non dissente non è uno psicologo”

Psicologo: svegliati !  Il lavoro c’è, basta rispettare la Legge 56/89, il Codice deontologico, e avere voglia di …. lavorare, uscire dai comodi nascondigli della “psicoterapia individuale” o dei ruoli, o dell’infame “ce la deve fare da solo”, in attesa (giustamente invano) di pazienti che vengano loro invece di essere tu ad andare verso le persone: prima di essere psicologo sei una PERSONA.





(1)  Dal 2008 l’OMS tramite PRIMA-EF ha concluso che circa il mobbing “le iniziative focalizzate sulla personalità [cioè sulla vittima] sono destinate all’insuccesso”  eppure migliaia di psicologi e associazioni antimobbing virtuali continuano ad operare, a pontificare, a scrivere libri e a fare convegni rigidamente fissati alla visione individuale: basati  sul nulla come attesta l’OMS.

10 Prima EF 10 - ritagli x blog

 

(2) struttura di Conoscere la comunità =

1. ECOLOGICAL ASSESSMENT: CON QUALI STRUMENTI ANALIZZARE GLI AMBIENTI DI VITA
1. Perché l’EA; 2. Obiettivi e Premesse; 3. Approcci; 4. Avvertenze per l’assessment di una comunità locale  5. Strumenti

2. I PROFILI DI COMUNITA’ NELL’ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE
1. Quale ruolo per le comunità locali  2. Prospettiva europea  3. Profili di comunità come misura dell’empowerment di un territorio  (Analisi preliminare, Territoriale, Demografico, Istituzionale, Attività produttive, Servizi, Antropologico, Psicologico, Futuro)

3. LA RICOGNIZIONE SOCIALE
1. Definizione e premesse; 2. Il processo di RS;  3. Gruppo guida;  Intervista di gruppo

4. I FOCUS GROUP
1. Tecnica; 2. A Scuola;  3. L’organizzazione;  4. Comunità territoriale; 5. Uso dei FG negli interventi sociali

5. L’OSSERVAZIONE DELLE CARATTERISTICHE FISICHE E SOCIALI DEI QUARTIERI
1. Modelli di studio
2. BEI Block Environment Inventory  (Livello di analisi, Retroterra teorico; Ambiente costruito, Marcatori territoriali, Inciviltà fisiche e sociali; Descrizione dello strumento .. .. Adattamento alla realtà italiana

6. LA QUALITA’ URBANA PERCEPITA
1. Obiettivi,
2 Metodo; 
3 Risultati (aspetti)
Architettonici e Urbanistici, Sociali, Funzionali, di Contesto, Attaccamento residenziale

7. IL SENSO DI COMUNITA’
2. Teorie (Sarason, McMillan e Chavis, Brodsky)
4. Ricerche .. .. (Metodo di rilevazione, Qualitativo (Seaside, Napoli) , Quantitativo  )

8. LA RETE SOCIALE E IL SOSTEGNO SOCIALE
1. Teorie   (SS Metacostrutto; Rete sociale egocentrata; Funzioni del ss; Sostegno alla salute;  SS come intersezione tra sistema individuale e sistema sociale; Prospettiva evolutiva; Rete, sostegno, eventi di vita e alcune condizioni sociodemografiche; Misure della rete e del sostegno, SS-R Social Support Resources )
2. MSPSS  Scala Multidimensionale del Sostegno Sociale Percepito: traduzione e valutazione italiana

9. IL VICINATO
1. Attualità.3 Ruolo;  4. Caratteristiche sociodemografiche, fattori contestuali; 5. Scala sui rapporti di vicinato (Componenti, Dimensioni ..)

10. LA SCUOLA COME SETTING
1. Clima  
2. Stress
3. QSS Questionario Situazione Scolastica (per alunni, genitori, docenti) 
4. QSS-I  versione per Insegnanti
5. QSS-G versione per Genitori

 

 

(3) struttura di Fondamenti di psicologia di comunità =

===== Parte I – PRINCIPI ========
1. Origini e sviluppo della psicologia di comunità
2. Principi e riferimenti teorici della psicologia di comunità

===== Parte II – STRUMENTI ========

3. Reti sociali e sostegno sociale
[ 1) Reti sociali;   2) Sistemi di ss (ricerche sull’effetto primario del ss; 3.Ss come moderatore dello stresso; 4.Critiche, il concetto di ss percepito))  3) Le modalità di intervento  ]

4. Lo sviluppo di comunità

5. AOM Analisi organizzativa multidimensionale
[ 2) Schema guida; Dimensioni Strategico-strutturale, Funzionale, Psicodinamica, Psicoambientale   ]

6. Gruppo di lavoro e formazione al lavoro di gruppo.  L’uso del gruppo come behavior setting e come strumento di intervento
[2) Il piccolo gruppo … Manuali operativi per la formazione al lavoro di gruppo; Microsistema e macrosistema; Proposta di modello formativo al LdG  ]

7. I gruppi self-help
[  Aspetti distintivi, Tipologia, Meccanismi di cambiamento, fattori chiave; Il fenomeno in Italia, Tendenze, Rapporto con i sistemi formali; Chi li aiuta; Come crearlo    ]

8. L’intervento sulla crisi e al gestione dello stress
9. Metodologia di ricerca in psicologia di comunità  
[Ricerca diagnostica e sperimentale; Action-research di Kurt Lewin;  ]
10. La valutazione dei programmi di intervento
11. Il lavoro di rete come pratica dello psicologo di comunità
12. La consulenza

== Parte III – AMBITI DI APPLICAZIONE===
13. Settori di applicazione tradizionali della psicologia di comunità
[2)   Il sistema educativ,  ((la ps. nelle istituzioni scolastiche; Come sta la scuola italiana; Esempi di applicazione; Possibilità occupazionali future ))  3) Il sistema sanitario   ]
14. Settori di applicazione innovativi della psicologia di comunità
[1) Il mondo del lavoro  2) Terzo settore: volontariato e privato sociale  3) Panorama politico e pubblica amministrazione  4) Psicologia di comunità nei contesti formativi  ]

 

(4) di “forze dell’ordine” e “istituzioni” i giornalisti, servili (Italia = 57sima come libertà di informazione nel mondo) continuano a fornirci un’immagine da “Mulino Bianco”, piena di razionalità e onestà, quando i contesti della PA sono saturi di mafia, degrado, violenze, omertà, corruzione, nepotismo, inefficienza totale, burocrazia inumana, mediocrità estrema e tutto il marcio che è possibile.   I giornalisti (non tutti) in pratica ci fanno credere che i bambini li porta la cicogna.

(5) Chi scrive lo ha fatto, si è schierato apertamente con la vittima contro l’ipotetico aggressore, creando Aria Pulita associazione non fumatori onlus : e avvisando l’azienda che (presumibilmente) affumicava il lavoratore.  Lo ha fatto senza “seghe mentali”, agendo, l-a-v-o-r-a-n-d-o invece di colpevolizzare la vittima o avviare ventennali inutili processi, scontrandosi con chiunque, spingendo in ogni modo per una Legge che è arrivata dopo 3 anni (2003) ed è stata varata dopo soli 5 anni (2005), portando benessere psicologico a 60.000.000 di italiani, gratis, senza indagare i sogni di nessuno, facendo lavoro da psicologo.  

Aria Pulita invece di fare come troppi psicologi (colpevolizzare la vittima) o gli avvocati (rimandare tutto a un “processo” lunghissimo e perciò inefficace) a fatto altro:   ci arrivava una segnalazione di fumo passivo firmata, AP scriveva all’azienda/ministero in forma gentile e ipotetica (non aveva prove) chiedendo di verificare se c’era fumo passivo, AP scriveva tutelando l’anonimato della richiesta cioè agendo PER il cittadino (questo psicologi e avvocati non lo fanno mai !! perché sono rigidi); tutto era legale e soprattutto efficace. Ha funzionato.

2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Bea
    Mag 07, 2016 @ 03:08:13

    Non ho parole. Dopo anni di autovalutazione, valutazioni personali e sociali, dopo aver approcciato un contatto da uno psicologo che ho deciso di abbandonare dopo due sedute, dopo mille e una letture a random sul web, approdo a leggere questo scritto e mi “rassereno”, mi sento più forte: forte delle mie convinzioni che trovo qui confermate e consapevole delle mie non colpe. Ho riassunto poco e male la marea di parole e pensieri che ho in mente, ma dico che ho concluso la lettura con una metafora: se P fosse un pesce e A fango, come focalizzarci e incolpare il pesce di non essere in grado di nuotarvi!?! Grazie infinite.

    Rispondi

    • massimodangeli
      Mag 07, 2016 @ 11:37:10

      hai visto bene, per troppi psicoterapeuti il concetto di “fango” cioè di ambiente non esiste, viene cancellato, e per loro esiste solo la psiche interiore della singola vittima che, solo perché soffre, è costretta a indagarsi e a sentirsi in colpa.

      Rispondi

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