Quando alcune religioni deresponsabilizzano – Il Dio laico

(mia recensione di uno studio che mi ha cambiato la vita)


Roberto Verolini "Il Dio laico: caos e libertà" ed. Armando, 1999

Non è facile scrivere su questo studio, perché sono tanti gli argomenti dipanati, e per la gran mole di ricerche prese a sostegno delle intrecciate ipotesi dell’autore. Vi sono innanzitutto le descrizioni sul lento passaggio dalla scimmia all’ominide e all’homo sapiens; esse permettono di conoscere molto dell’origine dell’umanità in un modo ricco di pathos e di sentimento umano; un sentimento pieno, forse anche perché privo di certe stereotipie religiose a cui siamo abituati.

Dopo questa introduzione Verolini propone, argomentando, una originale classificazione delle religioni, dei modelli culturali sottesi, delle condizioni socioeconomiche relative, e di alcuni generici effetti sullo sviluppo della personalità. Le implicazioni delle sue tesi sono quasi esplosive: se le vicende considerate sono andate più o meno come egli sostiene, si dovranno riscrivere alcuni capitoli sulla storia della cultura umana. Quindi nel recensire il suo studio mi sembra di manipolare uranio arricchito; corollario di questo è un invito ad essere scettici, scientificamente scettici.

Il libro, del 1999, è la sistematizzazione e lo sviluppo di quanto scritto dallo stesso autore insieme a Fabio Petrelli in "Metamorfosi della ragione – Esegesi evoluzionistico psicosociologica di Genesi 1,3 ed implicazioni bioetiche" (ed. Università degli studi di Camerino, 1994). Alle ipotesi del testo di cui scrivo, l’autore fa seguire oggi un testo sulle implicazioni del suo lavoro in ambito psicologico e psicopatologico; il testo è : "Neuroscienze ed evoluzionismo per una concezione olistica delle psicopatologie e dei disturbi della personalità" (ed. Università degli studi di Camerino, 2000).

—== Premesse e fonti ==—

Nel calderone Verolini mette varie discipline: fisiologia, neuroscienze, etologia, filosofia, psicologia, e soprattutto i recenti sviluppi in antropologia, etno – paleontologia, biologia, genetica. Lo scopo è di giungere ad una esposizione scientifica sull’origine dell’uomo e dei complessi edifici culturali religiosi. L’evoluzionismo, è applicato anche ad ambiti diversi da quello storico della selezione delle specie, ed è preso come spiegazione scientifica dell’indeterminismo. L’autore cerca di inserire con coerenza almeno l’ipotesi della possibilità dell’esistenza di un Dio diverso da quello a cui ci hanno abituato, di "un Dio che si limita ad essere giustificazione, causa prima, di un universo aperto in evoluzione", concezione che "risulta confermata dalla scienza moderna" (pag. 131): questo punto, espresso nel testo in maniera dettagliata e critica, sembra molto azzardato, e resta inevitabilmente problematico e critico; anche se lo stesso autore lo precisa, e lo propone come " l’evoluzione dei [gli originari] sistemi religiosi … verso un polo filosofico che coincide con la religione naturale" (pag. 136).

Il tentativo di analisi potrebbe non essere originalissimo, ma un taglio così rigoroso e una attenzione a fonti affidabili e recenti delle scienze canoniche sembrano molto rari. Duecentosei riferimenti, tra cui 28 di "Le scienze", possono essere una premessa sufficiente, anche se la validità delle ipotesi va verificata scientificamente e criticamente. Verolini scrive della religione, delle sue origini, nel contesto della storia della cultura umana, e inquadra le vicende narrate nei libri sacri in relazioni ai recenti sviluppi delle ricerche delle scienze umane e non. Abbiamo una esposizione dei fatti della cultura umana a partire da quando i primi ominidi cominciarono a differenziarsi dalle scimmie; il tutto in un linguaggio che mi è parso chiaro, confutabile, senza dogmi né troppi assunti indimostrabili, insieme ad una forte dose, indispensabile, di relativizzazione culturale.

_–== L’origine delle religioni ? ==—

Le religioni sono comprese come un fatto emerso nella storia della cultura umana dal momento in cui i primi ominidi ebbero capacità cognitive tali da permettergli di pensare a concetti come "la morte". Questa origine è tracciata in "Scimmietta di amo" (De Marchi, ed. Longanesi,1984 ). Ne "Il Dio laico" abbiamo un ulteriore sostegno di dati a questa ipotesi, insieme alla consueta prudenza. Secondo De Marchi, lo "shock" che derivò dalla presa di coscienza portò alla necessità di immaginare una vita ultraterrena, immagine sufficiente a garantire alla scimmia umana un minimo di sollievo dalla coscienza della propria finitezza. Questa prima elaborazione, si comprende leggendo "Il Dio laico", non richiedeva i barocchi e posticci orpelli delle religioni istituzionalizzate.

La prudenza su questa ipotesi è sottolineata da De Marchi e anche da Verolini il quale scrive di suo : "Purtroppo di tale fase emergente non abbiamo alcuna documentazione diretta; qualsiasi ricostruzione dei probabili contenuti delle credenze originali non sarà mai suffragata da immediate evidenze". Però poi, citando varie fonti, aggiunge : "molteplici elementi psico etnologici portano a concludere come alla diretta e profonda autocoscienza dell’evento della morte l’uomo abbia psicologicamente reagito con modalità che […] risultano fondamentalmente uniformi […]. Le più antiche testimonianze di una cultura […] sono costituite da sepolture […] ". Poi cita le osservazioni ironiche di A.Leroi-Gourhan, utilissime per leggere con un indispensabile scetticismo : "… da testo a testo l’uomo preistorico modifica la propria personalità religiosa, e ora appare sanguinario stregone, ora pio collezionista di crani d’antenati, e ancora danzatore infoiato, o filosofo scettico, a seconda degli autori: e lo studio del suo comportamento andrebbe fatto, non sulla scorta dei fatti che, come si vedrà più innanzi, sono talvolta quasi impalpabili, ma tramite le biografie dei preistoriologi …" (pag. 33).

La ricerca di dati scientifici e il rigore del testo traspaiono continuamente; qui e, ad esempio, dove l’autore dedica un lungo spazio alla collocazione cronologica della origine delle religioni, ad esempio in base a riscontri di paleofonetica e paleoanatomia. C’è poco spazio per la fantasia … Decine di pagine solo per collocare cronologicamente i fatti indicano un metodo rigoroso. A prescindere da cosa le abbia originate, secondo Verolini il contenuto primario ed universale delle religioni è uno e preciso: "la credenza [in una vita …] d’oltretomba", che lui chiama "religione minimale", a-teologica. Per l’autore questi soli contenuti erano sufficienti ad attenuare nei cacciatori – raccoglitori del neolitico l’angoscia di morte. La spiegazione di come e perché venne poi "inserita" una divinità su queste religioni minimali è un punto molto interessante, perché riguarda una svolta decisiva nella storia umana. L’originalità delle ipotesi di Verolini si coglie in questo passo: "Ed ecco un aspetto decisivo, sinora assolutamente ignorato da tutti gli antropologi e filosofi […]. Le prime esperienze religiose […] sorsero in un contesto socioculturale già considerevole e, importante, strutturato eticamente" (pag. 55), la descrizione di quel contesto fatta nel libro serve da supporto alla sua tesi.

Da tempo il modello religioso adottato è visto come funzionale alla risoluzione di problemi socioeconomici e culturali contingenti, e i problemi degli uomini del neolitico, i primi a poter pensare all’oltretomba, erano molto diversi da quelli degli uomini delle generazioni successive. Alcune conseguenze per l’uomo sono ben indicate nel testo. L’idea di vedere la religione come un modo contingente di risolvere dei problemi particolari di un certo popolo in un certo momento storico, ricorda un’azione "psicoterapeutica" ; cioè l’idea di vedere un "sintomo" psicopatologico nello stesso modo, di vedere il sintomo come il proseguire con l’adozione rigida di una soluzione che aveva funzionato nell’infanzia e che oggi non funziona più. Compiendo questo difficilissimo passo di relativizzazione ci si può liberare da certi aspetti del legame con la religione, o si possono attenuare i "sintomi".

—== Razionalismo o fede ? Una terza via ==—

Nel pensiero dell’autore non si cerca sostegno ad una fede preconfezionata, né la "semplice" via di liberarsi della religione e di giungere ad un freddo razionalismo scientifico, ma si propone una terza opzione. Dalla IV di copertina: "Nella cultura occidentale è in atto da secoli un acceso scontro filosofico tra ateismo e teismo in cui spesso le teorie scientifiche sono invocate dal mondo laico per contestare le basi dell’idea religiosa. L’opera riunisce in un’unica teoria spunti e principi che provengono dai due opposti poli della questione, proponendo in particolare una valutazione scientifico – filosofica dei vari modelli cosmologico – religiosi. Si definisce così, nel quadro di tale contrapposizione, l’esistenza di un inedito «terzo polo» filosofico in cui molte istanze del pensiero laico, quali quelle sostenute da Nietzsche, Marx e Freud, vengono armonicamente composte come testimonianza di quanto il primato della libertà e dignità dell’uomo possa, e debba, essere affermato soprattutto nell’eventualità che venga contemplata un’ipotesi trascendente. Un excursus dunque che, attraverso i campi di studio delle più attuali discipline scientifiche e i molti ambiti della filosofia, propone una nuova chiave di lettura per una revisione delle comuni concezioni del sacro: in particolare, della vera natura e del significato di quei modelli del trascendente dei quali le attuali religioni occidentali sono ritenute come prototipi. " La terza via è annunciata quando Verolini scrive " […di proporre] un paradigma in nuce distinto da quelli classici, che riprenderà e rielaborerà anzi molti aspetti laici del tema in un sistema di coordinate scientifico metafisico ove poi eventualmente collocare, ma questa volta secondo modalità inedite, la valenza esperienziale e culturale forse più profonda ed universale dell’universo Uomo: il sacro. Ma attenzione: un sacro laico. " (pag. 14). Queste sono alcune parti dell’uranio arricchito di cui ho scritto. L’autore propone una terza via, il cui sostegno è nella intera trama del libro, e prosegue sottolineando sia la "diffidenza dell’ateo […sospettoso verso] una delle solite astuzie clericali di addurre faziosi puntelli pseudo scientifici a meri dogmi di fede", e sia "l’ostilità del credente dal timore dell’ennesimo attacco eretico al suo credo religioso" .

—== Ipotesi originale o anche rivoluzionaria ? ==—

Decisamente originali sono le ipotesi, segnate da una decisa, radicale, e argomentata presa di posizione sul tema. Verolini propone la sua lettura; comunque di una indagine scientifica sulle religioni non si sottolineerà mai a sufficienza l’urgenza e la necessità; enormi sono gli effetti diretti delle costruzioni culturali religiose sull’uomo, ma sono solo la punta dell’iceberg rispetto agli effetti indiretti, profondi, nascosti, subdoli, che ogni visione della vita ha sulle persone, soprattutto se non è contestualizzata. L’ipotesi, originale e forse rivoluzionaria, è quella secondo cui esiste una dicotomia netta tra le religioni preistoriche e quelle storiche, una differenza qualitativa, un salto irreversibile. L’autore, documentando, colloca cronologicamente il tagliente spartiacque, lo descrive come "una vera e propria mutazione culturale" (pag. 81 e fig. 3.1), e spiega in maniera esauriente perché proprio in quel periodo sia accaduto il salto. Le differenze tra religioni preistoriche e storiche sono note da tempo, ma Verolini le pone tra loro in un contrasto deciso, inconciliabile; quando e dove la seconda modalità emerse essa cancellò del tutto la prima. Due culture, due modelli religiosi, due tipi di società, due tipi di persone, due tipi di personalità. Questa classificazione dicotomica percorre e segna proprio come un solco il resto del libro. Tracciare un solco netto, ha delle forti implicazioni. Alcune sono indicate da Verolini, altre potrebbero emergere dalle critiche, e una è già stata proposta da chi scrive. A prescindere dall’ipotesi centrale, con queste descrizioni del testo si comprende meglio la storia umana. 

Se poi solo una parte di queste ipotesi fosse fondata, ma questo richiederà del tempo, sarà necessario rileggere quasi tutti i libri sulla religione, e anche qualche libro delle scienze umane e soprattutto di "psicopatologia". Si vedono infatti in un’altra luce i "disturbi" psicologici in quanto un’altra fetta di quello che sembrava naturale è invece culturale, è appreso, appreso solo dagli uomini nati in certe culture. Queste differenze erano già note in senso "orizzontale" : ad esempio dagli studi di psicoetnologia si vede che la persona che dalla nostra "scienza" viene etichettata negativamente come schizofrenica, in una cultura tribale può diventare un prestigioso sciamano; ora Verolini si è dedicato ad uno studio "longitudinale" (studiando le persone nel tempo) di alcuni caratteri della specie umana.

–== Alcune riletture ==—

Alla luce delle sue ipotesi l’autore rilegge le visioni sulla religione di Marx e di Freud. Molto interessante, per non dire esplosiva, è la rilettura ( o la lettura ? … ) del libro della Genesi in riferimento a tutte le premesse scritte prima; i fatti mitici narrati nei libri sacri sono collocati cronologicamente, storicamente e quindi culturalmente, nella preistoria dell’uomo. La lettura scientifica del libro della Genesi potrebbe creare molte polemiche; ma c’è spazio per tutte le critiche. Verolini fa delle descrizioni di quelle narrazioni mitiche, del diluvio universale, della caduta dell’uomo dal paradiso terrestre, del "peccato originale", e delle implicazioni filosofiche conseguenti. La carne al fuoco è veramente molta, e sicuramente appetitosa; su questi punti alcuni potrebbero trovare l’interesse principale. L’autore fornisce delle interessanti spiegazioni di questi fatti preistorici spesso coperti dalla cortina fumogena del mito, in una esposizione però mai arida né asettica. Aggiungo che è proprio negli spazi imprecisati, ambigui, non detti di ogni storia (anche le semplici vicende familiari) che si inserisce il "mito".

-== Psicologia : ancora Freud ? ==–

I legami tra cultura, religione e psicologia sono fatti quasi sempre nei termini della psicologia di Freud. Anche mettendo da parte tutte le altre correnti storiche della psicologia, si è rivelato molto difficile, se non impossibile, contemplare i concetti freudiani in un ambito veramente scientifico. La prevalenza dei concetti freudiani nel testo è un limite, reso esplicito dall’autore: " L’approccio meramente speculativo e sistematico, fondato sull’analisi introspettiva, condotto da Freud […] appare in certi aspetti datato […]. La moderna psicologia si è arricchita di conoscenze e strumenti di analisi molto più raffinati … " (pag.201). A questo punto l’autore sceglie in qualche modo di proseguire scrivendo: "eppure si preferisce sviluppare un confronto con la teoria freudiana, salvo porre eventuali raffronti e aggiustamenti con le concezioni attuali […] ". Questa scelta dell’autore, seppure contestualizzata, è molto problematica. Il metodo interpretativo freudiano resta quasi l’unico adottato, anche se l’autore critica radicalmente i contenuti proposti da Freud; prima scrivendo: " gli assunti freudiani sembrano mantenere una certa efficacia […] solo in determinate cornici culturali" (pag. 210), e poi sottolineando dell’errore commesso da Freud di scambiare il suo culturale per l’universale (pag.215). Nel testo, molti tratti psicologici vengono collocati in relazione ai vari modelli religiosi, e il quadro che ne esce è decisamente interessante. Ovviamente utilizzando anche altre prospettive psicologiche si sarebbe andati ben oltre l’obiettivo generale dell’autore. Per chi ha una infarinatura sulle scienze umane, o per chi riesce a prendere questi concetti con delle grosse e scettiche pinze, questo problema apparirà meno rilevante. Rispetto ai temi trattati (effetti della morte di una persona amata, rottura dei legami affettivi) vedrei ad esempio molto più pertinente e promettente un riferimento alla psicologia di Bowlby e agli sviluppi seguenti. In essi è analizzata l’immensa forza del legame affettivo nella costruzione della personalità, e della perdita delle persone care. I filoni dell’etologia, dell’attaccamento a figure significative, della psicologia del sé, hanno prodotto una discreta rivoluzione nel mondo della psicologia e forse potrebbero adattarsi meglio ai temi del testo. Freud collocava le "pulsioni" al confine tra il biologico e lo psichico, ma il concetto di "pulsione" è risultato difficilissimo da gestire in un contesto scientifico, anche a causa della infinita complessità della psiche umana. Una sorte migliore ha riguardato i concetti di attaccamento e di modello operativo interno; anche questi sono ben collocati al confine tra l’innato e l’acquisito ma, avendo maggiori riscontri, si prestano meglio per gli argomenti del libro. Le questioni psicologiche comunque, sono affrontate nel secondo dei due volumi citati all’inizio. Sarebbe stato utile, ma non possibile, dare un maggiore spazio alle forze e alle dinamiche dei gruppi, ai processi di affiliazione e quelli in cui l’individuale si relaziona al sociale.

–== Inoltre …. ==–

Il legame geni – cultura è veramente complesso e per Verolini non si presta ad alcun riduzionismo. Uno dei punti di partenza dell’autore è che nel DNA non c’è posto per contenere tutte le informazioni presenti in un cervello di una persona, quindi il contenuto e la struttura funzionale del cervello dovrà necessariamente essere colmato dalle esperienze. Un esempio ? Il computer in cui state leggendo. Il contenuto profondo del BIOS è immodificabile, ma quello della memoria RAM è determinato da chi lo usa. Un Mac resterà sempre tale, ma il Mac di un ragioniere cinese e quello (inizialmente identico) di un videogiocatore tedesco, faranno cose molto diverse, pur avendo lo stesso BIOS (paragonando all’uomo, lo stesso DNA). Per l’uomo le cose sono non sono ancora comprese del tutto. Lo stile di scrittura può risultare intricato: almeno nei primi capitoli alcune frasi sono un po’ contorte è richiedono attenzione. La struttura del testo non è come quella di alcuni libri scientifici (schematici e con definizioni); è scritto quasi in forma narrativa, quasi come un giallo. Questa struttura da un lato può nascondere molto definizioni, concetti, e le ipotesi più rilevanti da quelle di contorno, ma dall’altro permette di rendere al lettore il pathos e il calore umano di cui non si può fare a meno per presentare tali argomenti. Qui ciascuno avrà le sue preferenze.

In conclusione, abbiamo un mezzo per conoscere qualcosa di importante sull’origine dell’uomo, del suo aspetto più caratteristico: la cultura (e quindi della religione); indagata però facendo riferimento alla scienza canonica.

Sulla tesi principale (la dicotomia religioni – teoetotomie) è difficile pronunciarsi, anche perché l’indagine è multidisciplinare; comunque le osservazioni e le descrizioni fatte dall’autore appaiono plausibili, le spiegazioni e le ipotesi sembrano coerenti con i dati utilizzati, dando luce alla inedita classificazione culturale. Soprattutto il metodo utilizzato, la mole, la serietà e l’autorevolezza delle fonti utilizzate, il senso critico presente, ne fanno a mio avviso un valido strumento di conoscenza. Su cosa e come possono far riflettere le riletture e la relativizzazione tentate dall’autore ? Engelstrom, uno psicologo finlandese che si occupa di educazione, scrisse : " Se è vero che i libri di testo creano compartimenti chiusi e spesso illusori nella mente degli studenti, non sarebbe desiderabile che gli studenti imparino a trattare i libri di testo come artefatti storici, come tentativi di fissare e cristallizzare certe concezioni dell’epoca generalmente accettate ? Questo implicherebbe […] portare gli studenti ad analizzare e usare i libri di testo come risorse limitate, che spesso necessitano di critiche approfondite "". Questo sembra un buon metodo per leggere qualunque testo: vederlo come uno strumento scritto in un contesto culturale contingente, in modo da poterlo utilizzare, criticare, adattare. Un metodo consigliabile per leggere sia "Il Dio laico" che questa recensione.

Roberto Verolini : "Il Dio laico: caos e libertà", ed Armando Roma, pagg. 268, € 15,00

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