Rischio “suicidio” in vittime di aggressioni (Omicidi di Stato)

          L’unica “categoria diagnostica” del manuale dei “disturbi mentali” in cui la causa è certa e precisa, è il Disturbo post-traumatico da stress (DSPT in italiano, PTSD in inglese). La causa è il trauma: cioè il colpevole in caso di incidente, l’aggressore in caso di aggressioni (fisiche, verbali, psicologiche, violazioni di domicilio); se l’aggressore è un soggetto pubblico/“istituzione” (lo Stato aggredisce i cittadini), essa è responsabile e colpevole  (es violenze sul posto di lavoro, aggressioni dentro casa, mobbing, ecc).

Official seal of the United States Department of Veterans Affairs

           Era scontato, comunque arrivano anche conferme “scientifiche” che non soltanto gli aggressori ma anche chi sa ma resta a guardare aumenta il rischio di suicidio nelle vittime; lo scrive l’ente USA apposito per i veterani di guerra (PTSD Research).  Ma se c’è un aggressore non si tratta di “suicidio” ma di omicidio; se l’aggressore è lo Stato e sottopone il cittadino a violenze ingiuste e prolungate (aggressioni s-e-r-i-a-l-i in casa!, fare la spia ai criminali!! e poi abbandonare famiglie e quartieri, vessazioni, omertà sistematica, abbandono all’insicurezza e alle minacce continue), si chiama “omicidio di Stato”.   Infatti, circa i “suicidi” ci sono alcuni miti, uno dei quali afferma che la persona voglia uccidersi, cioè che l’impulso parta da dentro la testa della singola persona: (Tatarelli) “Suicide myths …. Most suicidal individuals don’t want death; they just want to stop the great psychological or emotional pain they experiencing” :  invece il “suicida” non vuole affatto morire! vuole solo uscire da una SITUAZIONE in cui è stato messo e costretto, vuole porre fine a violenze psicologiche  (es. violenze persecutorie dallo “Stato”).

     In altre parole colpevolizzando la vittima (dicendo “si è suicidato”) si compie il grave Errore fondamentale di attribuzione (psicologia sociale), cioè si attribuisce alla persona (disposizione) ciò che invece è causato dall’ambiente (situazione) insopportabile, violentissimo, disumano, mortifero.    Purtroppo questo errore è connaturato alla mente umana, lo facciamo tutti, a meno di un lungo studio su di esso (ad esempio i sociologi lo fanno meno degli psicologi, che sono invece ostinati a ritenere che tutto parta da dentro la testa della singola persona).

     Ad esempio, per la vera prevenzione del “suicidio”  è indispensabile  “accanto al trattamento farmacologico, la possibilità di una presa in carico complessiva della persona, con l’attivazione di risorse familiari, sociali, economiche, la modificazione di condizioni di vita particolarmente difficili e stressanti, costituiscono certamente dei fattori protettivi [dal "suicidio"].”  le condizioni di vita sono un elemento sociale, non individuale! ad esempio se lo “Stato” ti aggredisce ripetutamente dentro casa e ti indica a dei criminali, ti pone con violenza in una condizione insostenibile.      “Questi aiutano l’individuo a uscire gradualmente dalle sensazioni di disperazione, di essere senza alternative e vie di scampo, tipiche del vissuto di depressione."   Il suicidio è una tragica reazione alle situazioni di vita stressanti, tanto più tragica perché può spesso essere prevenuto."   Basta che il datore di lavoro (nel caso del mobbing: decine di migliaia di lavoratori sono spinti al suicidio da ambienti malati (con me lo “Stato” ci era quasi riuscito causandomi un Disturbo di adattamento)) o lo Stato  e le “forze dell’ordine” (nel caso di condizioni croniche di minacce, stalking, degrado violento, insicurezza, aggressioni ripetute fin dentro casa, tutto denunciato invano, ecc) facciano il loro lavoro per cui sono pagati, di rendere gli AMBIENTI sicuri (arrestando i criminali in divisa: la cui identità è nota), e il “suicidio” è prevenuto veramente; il resto è retorica, propaganda di Stato, tanta, fatta per nascondere le proprie incompetenze.

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