Una psicologia asociale, e la direzione sbagliata della psicologia clinica

   Già dal lontanissimo 1981 è stato reso pubblico che la psicologia clinica ha preso una direzione sbagliata, adeguandosi allo “status-quo”, accettando il modello medico della psichiatria (dominante), e comunque collocando quasi tutto dentro il singolo individuo.

              Lo studio a riguardo è di Seymour B. Sarason (Yale University) e si intitola “An asocial psychology and a misdirected clinical psychology” (Una psicologia asociale, e la direzione sbagliata della psicologia clinica).  Si leggono utili informazioni, tra cui “ la psicologia è cieca, non si rende conto che non può essere indipendente dall’ordine sociale” che è arbitrario, e cambia in ogni luogo.  Già nel secondo dopoguerra si constatava che “il focalizzarsi sulle dinamiche intrapsichiche [= psicoanalisi] degli individui era spesso controproduttivo o semplicemente inefficace ”.

          Una metafora utile ed efficace è questa “La psicoterapia divenne l’Aspirina mentale” e dopo 34 anni almeno in Italia è ancora così.  Ancora si legge che la cultura americana “E’ una cultura che socializza i membri a vedere loro stessi e gli altri in modo isolato (1); essa non può appoggiare le sfide alla sua concezione sulla leadership; è in modo quintessenziale orientata clinicamente in contrasto con la medicina preventiva [leggi Psicologia sociale, di Comunità, Psicologia critica]; opera sul principio che quello che è buono per la medicina è buono per la società (1); e è quasi totalmente mancante nel senso della storia sociale che rende ciascuno umile prima del fatto che individui e collettività sono inevitabilmente prigionieri del tempo e dello spazio, che l’interesse personale e l’interesse pubblico non devono essere assunti come coincidenti…”.     

          Poi “quale era l’universo di alternative che la psicologia in generale, e la clinica in particolare, dovrebbero considerare nel decidere come si può contribuire nel modo migliore a quello che era definito come un traballante problema di salute mentale ?”. 

           Il fatto che è impossibile separare completamente una persona dall’ambiente è autoevidente e noto a tutti, solo gli “psicoterapeuti” (per propri interessi) lo negano.   Tra i tanti ad aver scritto questa cosa ovvia c’è Erich Fromm nell’ancora più lontano 1962  “ Questo vale per ognuno, tuttavia la capacità di interessarsi alla vita  non  dipende  solo  da fattori  individuali,  ma  in  misura  determinante  anche  da fattori sociali.  Perciò,  per affrontare la malattia psichica e aspirare alla guarigione  psichica,  non serve da principio una terapia individuale. Si tratta per prima cosa e soprattutto di modificare quelle condizioni sociali che provocano malattie psichiche o mancanza di salute psichica nelle varie forme sopra descritte. ”  (Fromm E., I cosiddetti sani.  La patologia della normalità).  Ma se si migliora l’ambiente, i “malati” finiscono, e così i soldi e il ridicolo prestigio di persone che ritengono di poter parlare per conto di altri.

UNA PSICOLOGIA A-SOCIALE

“La psicologia clinica si è mossa per guadagnare e preservare indipendenza (rispetto alla psichiatria), non per cambiare la sostanza concettuale delle politiche di salute mentale […] , per esempio il suo focus sull’individuo singolo deriva da una psicologia asociale.”.   “Cowen (1980) sapeva ]…] che la psicologia resiste con forza al cambiare la sua dipendenza dalla psicologia individuale” : in altre parole sono gli psicologi ad aver bisogno di individui, singoli, sempre abbisognevoli di loro.   Letteralmente, non totalmente ma in parte molto significativa, gli psicologi clinici si inventano i loro clienti: per il LORO bisogno di soldi, potere e prestigio, e per paura di sfidare qualunque soggetto sociale, per paura di prender posizione contro chiunque quindi di fatto abbandonando il cliente mentre dicono di volerlo aiutare (doppio legame violento).

(1) si tratta sempre del famigerato “Errore fondamentale di attribuzione”

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