USA, Germania, Finlandia e … ItaGlia

    L’ottusità dell’esibire una Lamborghini è una cosa non proprio immediata da capire.4 tipi auto polizia - commenti

Finalmente la verità su Stefano Cucchi: si uccise lui per sciopero della fame

morto per malnutrizione” è la causa della morte di Stefano Cucchi, la persona che anni fa la Polizia prese in carico, e glie lo restituì “un po’ più rigido”.  Lo sentenzia un tribunale, non sappiamo se a qualcuno sia scappato da ridere, della Repvbblica Italiana il 14/12/2012.

repubblica_italiana delle Banane La Polizia lo prese, dopo  averlo tenuto a sé picchiandolo (lo fanno anche con Presidenti e Ministri ), e con la collusione passiva di medici e infermieri dell’Ospedale “Pertini” lo uccise … almeno così ci sembrava.
Il nome “Sandro Pertini” sembrava macchiato da questi cialtroni di sanitari, ma oggi emerge finalmente la verità: Cucchi morì per “grave carenza di cibo e liquidi” (= morto di fame); ma una fonte che per ora non possiamo rivelare ci assicura, mentre parla al telefono con la Befana, che in realtà Stefano Cucchi stava facendo uno sciopero della fame ! solo che il motivo lo sapeva solo lui. Stefano Cucchi

        Stefano poi fece di tutto per farsi arrestare e si mise a colpire col suo osso sacro e con la sua testa degli spigoli di mobili, dei manganelli, addirittura dei piedi di agenti (uno di questi “agenti” se non avesse avuto gli anfibi si sarebbe fatto male). Ora i familiari dovranno risarcire la Polizia per gli arredi e gli oggetti che Stefano danneggiò, e lo Stato per le spese che dovette sostenere per un’azione, lo sciopero della fame, che ovviamente resta una iniziativa privata e non a spese della Repvbblica Italiana;i familiari e soprattutto la sorella Ilaria [FILMATO] la finiranno di sparare tutte quelle cazzate: per un suicida ci hanno rotto le palle tutti questi anni !Stefano Cucchi morto di fame e Gesu morto di freddo

Vietato dire “Dio non c’è”

Ateobus UAAR 2012 - autorizzato solo per Zeus

Nel 2010 l’ItaGlia arretrata e incivile vietò di scrivere “Dio non c’e”   (forti pressioni politiche all’agenzia IGPDecaux).   Certo, in Iran è molto peggio: ma in Europa è moooolto meglio.

In Italia si sta male perchè ci sono pochi gay

Se in Italia ciò fosse più normale …

mano nella mano-http

…. staremmo meglio TUTTI  (ma non dirlo in giro)

[ l’UAAR all’EuroPride 2011 ]


{ mia recensione [pubblicata sul numero 3/2011 de “L’Ateo” (UAAR)] del libro }

Irene Tinagli

Talento da svendere. Perchè in Italia il talento non riesce a prendere il volo.

ISBN 978-88-06-18569-5, Einaudi, Torino 2008, pagine 196, € 14,50.

Economista e studiosa di sviluppo e innovazione, Irene Tinagli inizia pragmaticamente “Talento da svendere” smontando “senza alcuna pietà il mito della creatività italiana” e lo stereotipo del genio italico “che rompe le convenzioni, innova” e che in una sporca cantina ma soprattutto solo e indipendentemente dal contesto, riesce a produrre idee nuove con il “lampo di genio”, ciò perchè noi, diversamente da altri popoli, abbiamo la creatività nei geni. Ciò era proponibile fino a 1 secolo fa, ma comunque l’autrice dedica poco all’autocommiserazione. Oggi, sostiene, servono invece un contesto, una società e una cultura con elementi precisi, orientati verso l’apertura mentale e culturale, che valorizzino le singole persone prescindendo da qualsiasi altro elemento (nazionalità, preferenze affettive, età). Il mantra è “valorizzazione delle persone”, le quali affinché possano innovare devono essere apprezzate, coltivate e stimolate. Ma questo deve accadere per “meccanismi di sistema” (quindi anche leggendo i giornali, seguendo cinema e politica), sistema che “deve elevarsi e adattarsi al talento, per supportarlo”, in una società che dia “gli strumenti e la libertà per i pensiero critico, originale […e] apertura mentale, […per ] anticipare o addirittura inventare i flussi anziché seguirli”, che abbia cultura cosmopolita e ad orientamento internazionale, “rispetto verso il sapere” invece che “trascuratezza e approssimazione”.

Finché la Tinagli sostiene che circa le regioni adatte ai talenti “i fattori determinanti [sono…] l’apertura e l’accettazione nei confronti delle diversità […] di religione … e di orientamento sessuale”; si è riscontrata “una spiccata correlazione tra presenza di consolidate comunità gay e sviluppo … e innovazione” in molte zone degli USA (qui a Roma invece verso i gay sono da poco iniziate le aggressioni fisiche); cita positivamente le aperture ai gay in Spagna che l’hanno resa più aperta e moderna. Tutto agli antipodi dell’ “isolazionismo e il campanilismo di molte realtà italiane” socialmente chiuse, conservatrici e immobili.

All’inizio si legge che venne chiesto al fondatore della società di software SAS Institute Jim Goodnight, quale fosse il migliore investimento, questi rispose “…senza esitazione «Le persone, … il 95% del mio patrimonio esce dai cancelli dell’azienda tutte le sere, e il mio compito è farli tornare entusiasti la mattina dopo»” : lasciamo a chi legge (i seguenti sono miei pensieri) il valutare l’entusiasmo di un qualsiasi talento che sbarca dall’aereo nell’azienda Italia: qui (si era già nel III millennio) si pensò senza nemmeno il sospetto del ridicolo di abolire l’insegnamento dell’evoluzionismo. Pensiamo agli elementi di apertura e globalizzazione di un qualsiasi gruppo di ricerca, e rimettiamoci nei panni di quell’ipotetico talento quando vede qui aule e tribunali piene di crocifissi, giornalisti che interpellano il prete di turno su qualsiasi argomento distinto dall’ingegneria idraulica teorica. Rivediamo le indegne reazioni all’esclusione del Papa a La Sapienza e l’immediata processione di “scuse” dei politici, i toni e i comportamenti dopo la sentenza anti-crocifisso CEDU del 2009, e tocchiamo con mano alcuni elementi dell’arretratezza socioculturale italiana. Ovviamente la chiave per l’innovazione non risiede solo nella laicità; ci sono la bassa istruzione e molto altro, essa però ne è un ingrediente necessario e che, ci sembra, si sta facendo sempre più raro per via di una evidente strada di declino intrapresa da politica e certa società.


[ l’UAAR all’EuroPride 2011 – filmati 1 e 2]