Come politici e media ci distraggono

(di Marco Ferrazzoli)

la pedonalizzazione dei fori imperiali sta ai tanti, gravissimi problemi di roma come le coppie gay e l’immigrazione stanno alle politiche di governo: sono questioni specifiche (identificano un dettaglio, magari importante, ma non un problema strutturale) e ideologiche (è una constatazione, provocano un tasso di litigiosità altissimo). col che, chi guida una città o un paese, riesce a distrarre l’opinione pubblica senza nemmeno bisogno di pagare panem et circenses. la colpa però è nostra, che seguiamo i vaniloqui e i dibattiti in merito o addirittura li commentiamo sui social network, come sto facendo io in questo momento

L’uso del potere: il più bel film italiano

Il più bel FILM in Italia

Moralità del politico è usare potere x il bene comune - Sandro Pertini

L’autorità dello Stato non è necessaria

 

   I media, i politici, la società, ci fanno credere che “i politici” abbiano un potere che è tutto necessario al nostre bene, ci fanno credere che deve esistere uno Stato con la forma che conosciamo.  Invece il potere può essere molto meno coercitivo.

          Ci sono società in cui “Il capo invece è il depositario di un paradossale potere che non può nulla, è colui che parla a nome della società, costantemente sotto sorveglianza: la società vigila per impedire che il prestigio derivato dal privilegio della parola si trasformi in Un potere separato e trascendente, in dominio”.     Insomma, dobbiamo sorvegliare e possiamo criticare costantemente chiunque si investa di un potere pubblico: amministratori, sindaci, politici, ministri, presidenti; e se si comportano male possiamo lanciargli invettive, pomodori, uova marce.   Ce lo spiega Pierre Clastres in “Anarchia selvaggia. Le società senza stato, senza fede, senza legge, senza re”, recensito qui da Alfabeta2.

Una Repvbblica fondata sui cortigiani (anche nei posti di lavoro)

 

       Mi è capitato di leggere per caso questa frase di  S.J. LecAveva la coscienza pulita: mai usata” appena finito di leggere il libro di Maurizio Viroli “La libertà dei servi” .  In entrambi i casi si usa un ingrediente divenuto ormai rarissimo: la dignità.   Per Viroli questa è scomparsa (non che ce ne fosse molta..) con l’arrivo di Berlusconi: avendo lui comprato tutto, ha comprato anche le persone creando un Sistema di corte, con tanto di cortigiani e dinamiche proprie.   Chi conosce la Teoria dei sistemi, sa che anche una persona sana in un sistema malato non può nulla.  L’Italia resta un paese incivile, arretrato, provinciale.

       Tutto quanto scrive Viroli però è perfettamente valido per descrivere efficacemente i Luoghi di Lavoro Malati (qui descritti e attaccati), quei contesti gravemente malati in cui dal vicecapufficio in su tutti si vestono da Signore governando una corte, su cui ( a parte “Mi piace lavorare”) vige un ciclopico tabù.  Il cattolicesimo inoltre, sembra avere un ulteriore ruolo favorente la corruzione (B. Befani) .

    Dopo aver chiarito che la vera libertà è quella negativa (“nessuno interferisce con le mia attività….”) descrive sinteticamente cos’è un Sistema di corte e traccia una breve serie di citazioni storiche (i cortigiani sono sempre esistiti).     Nel Sistema di corte, vige la mentalità servile presso i “servi felici” (appunto le persone senza dignità).      Nella corte c’è paura, falsità, apparenza, vita come una recita, servilismo, menzogne a iosa, demagogia strutturale, seduzione, venerazione (invece della sana ammirazione, che non preclude la critica e la libertà di chi la sente), devozione (invece della lealtà), adulazione, corruzione, cambiare il senso delle parole, favori (invece di diritti).      La Corte, come moltissimi Luoghi di Lavoro Malati, è il luogo per il Trionfo dei peggiori, degli straordinariamente mediocri (cfr. L. Zinoviev “Cime abissali”)

Viroli accenna ai servi italiani, cortigiani che obbediscono al capo (lo adulano), contrapponendoli ai cittadini. Vai a 2’ 40” “Un popolo libero obbedisce ma non serve ! Ha dei capi ma non dei padroni ! Obbedisce alle Leggi ma solo alle Leggi, ed è in virtù delle leggi che non diventa servo degli uomini !!” Vai da 3’ 5’0” alla fine.

 

La Corte di Berlusconi :

         Quando c’è un potere enorme nasca il Sistema di corte.  S.B. “controlla un partito politico che egli stesso ha fondato, composto di  persone fedeli non a un ideale ma a lui” (i cortigiani) : l’intera Pubblica Amministrazione italiana è fondata su questo principio, con dipendenti pubblici che non sono fedeli alla Costituzione e alle Leggi su cui hanno solennemente giurato, ma sono fedeli al capetto di turno, il quale è fedele alla sua cricca, che è fedele a qualche altro elargitore di favori.   In ItaGlia c’è il Signore quindi, che distribuisce benefici ai cortigiani, e li minaccia, li controlla.    Ovviamente i 57 corpi in uniforme sono assolutamente immuni da questi processi sociali patologici …

        S.B esalta il suo potere (con i vari giullari, tra direttori di quotidiani e cantanti), con l’inno, l’obbligo di ridere alle sue barzellette, l’obbligo di applaudire.  Nel suo sistema manca la violenza fisica, la libertà è apparente.  Il servilismo raggiunge vette assolute (si pensi a Fede.  Un amministratore del PdL voleva dedicare una via alla mamma di S.B. !!) : pensiamo poi all’odio verso chi non si inchina (le prove leggendo Fede, Feltri, Ferrara, Belpietro).  Tra le cause del servilismo itaGliano Viroli ci mette la “natura” italiana, le invasioni, il potere della Chiesa.  Critica molto (a ragione!) la “sinistra” italiana DS e il PD, incapaci di contrastare SB in passato, e continuamente a fare con egli compromessi oggi; non vede nessuno in grado di incarnare un anti-corte in Italia.  Col trionfo delle TV (pag 124) berlusconiane tutti abbiamo osservato una terribile caduta verso il basso: milioni di italiani conoscono solo quelle, formando carne da macello come masse di ignoranti neo-analfabeti.

      C’è il Servo o Cortigiano, il quale “deve contagiare altri sudditi, ha una libertà precaria (“basta un cambiamento d’umore del principe …”) il quale sotto le apparenze “in realtà è infelice”.   Diversamente dal Cortigiano, l’oppresso è più libero: “deve subire ma nessuno gli chiede di protendere tutti i suoi pensieri e tutta la sua volontà a compiacere l’uomo che lo domina.  Chi è parte del sistema della corte deve rinunciare a se stesso. [… invece ai cortigiani]  bisogna anche che immaginino quello che vuole e, spesso, persino che prevengano i suoi desideri” : quante volte abbiamo visto questi atteggiamenti e comportamenti nei Luoghi di Lavoro Malati ?  Diversamente dall’oppresso il servo non ha il senso del dovere: agisce solo per compiacere al boss, e anche questo è il quadro più ricorrente al lavoro.

        Tale fare da vent’anni ha cambiato la cultura italiana: non che mancassero i guai (Viroli lo scrive) ma non c’era cortigianeria a questo livello; i votanti S.B. sono milioni, cortigiani.

           Viroli cita anche Leopardi che abilmente scrisse in “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani” del degrado scemo e idiota degli italiani del suo tempo, degrado purtroppo peggiorato (oggi l’Italia fa molto più ridere che nel 1900; questo testo è citato anche da Augias).  Gli itaGliani ridono esattamente come le prostitute: consapevoli del loro degrado, sanno di non poterne uscire.

COME USCIRNE ?
Viroli propone il disprezzo verso i cortigiani, invece di “fuggire nella risata” sgangherata tipica degli itaGliani.   Serve il Senso del dovere, (manca ai cortigiani, il dovere non si impone!) che richiede appunto una coscienza (la “dignità” con cui abbiamo aperto questo testo).  Serve intransigenza, serve un antidoto all’analfabetismo morale.  E tutto ciò serve anche al lavoro.

Ancora Viroli sul Sistema di Corte itaGliano.

 

In questo link il testo di Etienne de La Boetie ampiamente citata.