A che punto siamo: lo sviluppo sociale nel mondo secondo CFR

CFR Council on Foreign Relations fotografa lo stato del mondo nel 2012, dal punto di vista di democrazia, sviluppo, economia, diritti, libertà, competitività, corruzione, e altri indici socio-politici.

CFR blog mediterranean sea Legatum etc

L’Italia arretra di 3 posti in un anno

      Nella classifica mondiale su 110 nazioni, elaborata da The Legatum Prosperity Index, in un solo anno l’Italia ha perso ben 3 posizioni, passando dalla 30 su 110 del 2011,  alla 33 su 144 del 2012. (nel 2011 di molti paesi non si avevano dati sufficienti, nel 2012 l’agenzia ha aggiunto 34 nazioni); .   Nel 2011 come da figura qui sotto si era al 30/110 posto :

Legatum Prosperity index 2011 Ita

   e già si notava il basso “capitale sociale” (sicurezza, fiducia, e affidabilità nelle relazioni con persone, istituzioni, aziende e soggetti vari).  Dal nostro piccolo osservatorio non sappiamo a cosa riferirlo, né possiamo farlo in 2 righe.  Certo l’Italia non è quella percepita dai politici o raccontata dai media: industria inesistente, ricerca azzerata da decenni, sviluppo zero, sicurezza sociale buona solo a livello di famiglia (familismo amorale) e di “clan”; tanta pizza e tanto mandolino, calcio o “politica” (purché sia un gruppo), culi e gossip in TV, conoscenza scientifica sottozero.

        Certo, si vive molto meglio che nella maggior parte del resto del mondo, la durata media della vita è  molto alta (soprattutto per le donne, le quali però si lamentano sempre…), ma si sta peggiorando, e si vive peggio che in molte nazioni geograficamente prossime o confinanti.   Regge solo la sanità che, con tutte le eccezioni che si vuole, resta globalmente buona.  Qui i risultati del The Legatum Prosperity Index 2012  (nel sito si possono facilmente fare chiari confronti tra nazioni).

2012 - schermata generale Ita

In Italia si sta male perchè ci sono pochi gay

Se in Italia ciò fosse più normale …

mano nella mano-http

…. staremmo meglio TUTTI  (ma non dirlo in giro)

[ l’UAAR all’EuroPride 2011 ]


{ mia recensione [pubblicata sul numero 3/2011 de “L’Ateo” (UAAR)] del libro }

Irene Tinagli

Talento da svendere. Perchè in Italia il talento non riesce a prendere il volo.

ISBN 978-88-06-18569-5, Einaudi, Torino 2008, pagine 196, € 14,50.

Economista e studiosa di sviluppo e innovazione, Irene Tinagli inizia pragmaticamente “Talento da svendere” smontando “senza alcuna pietà il mito della creatività italiana” e lo stereotipo del genio italico “che rompe le convenzioni, innova” e che in una sporca cantina ma soprattutto solo e indipendentemente dal contesto, riesce a produrre idee nuove con il “lampo di genio”, ciò perchè noi, diversamente da altri popoli, abbiamo la creatività nei geni. Ciò era proponibile fino a 1 secolo fa, ma comunque l’autrice dedica poco all’autocommiserazione. Oggi, sostiene, servono invece un contesto, una società e una cultura con elementi precisi, orientati verso l’apertura mentale e culturale, che valorizzino le singole persone prescindendo da qualsiasi altro elemento (nazionalità, preferenze affettive, età). Il mantra è “valorizzazione delle persone”, le quali affinché possano innovare devono essere apprezzate, coltivate e stimolate. Ma questo deve accadere per “meccanismi di sistema” (quindi anche leggendo i giornali, seguendo cinema e politica), sistema che “deve elevarsi e adattarsi al talento, per supportarlo”, in una società che dia “gli strumenti e la libertà per i pensiero critico, originale […e] apertura mentale, […per ] anticipare o addirittura inventare i flussi anziché seguirli”, che abbia cultura cosmopolita e ad orientamento internazionale, “rispetto verso il sapere” invece che “trascuratezza e approssimazione”.

Finché la Tinagli sostiene che circa le regioni adatte ai talenti “i fattori determinanti [sono…] l’apertura e l’accettazione nei confronti delle diversità […] di religione … e di orientamento sessuale”; si è riscontrata “una spiccata correlazione tra presenza di consolidate comunità gay e sviluppo … e innovazione” in molte zone degli USA (qui a Roma invece verso i gay sono da poco iniziate le aggressioni fisiche); cita positivamente le aperture ai gay in Spagna che l’hanno resa più aperta e moderna. Tutto agli antipodi dell’ “isolazionismo e il campanilismo di molte realtà italiane” socialmente chiuse, conservatrici e immobili.

All’inizio si legge che venne chiesto al fondatore della società di software SAS Institute Jim Goodnight, quale fosse il migliore investimento, questi rispose “…senza esitazione «Le persone, … il 95% del mio patrimonio esce dai cancelli dell’azienda tutte le sere, e il mio compito è farli tornare entusiasti la mattina dopo»” : lasciamo a chi legge (i seguenti sono miei pensieri) il valutare l’entusiasmo di un qualsiasi talento che sbarca dall’aereo nell’azienda Italia: qui (si era già nel III millennio) si pensò senza nemmeno il sospetto del ridicolo di abolire l’insegnamento dell’evoluzionismo. Pensiamo agli elementi di apertura e globalizzazione di un qualsiasi gruppo di ricerca, e rimettiamoci nei panni di quell’ipotetico talento quando vede qui aule e tribunali piene di crocifissi, giornalisti che interpellano il prete di turno su qualsiasi argomento distinto dall’ingegneria idraulica teorica. Rivediamo le indegne reazioni all’esclusione del Papa a La Sapienza e l’immediata processione di “scuse” dei politici, i toni e i comportamenti dopo la sentenza anti-crocifisso CEDU del 2009, e tocchiamo con mano alcuni elementi dell’arretratezza socioculturale italiana. Ovviamente la chiave per l’innovazione non risiede solo nella laicità; ci sono la bassa istruzione e molto altro, essa però ne è un ingrediente necessario e che, ci sembra, si sta facendo sempre più raro per via di una evidente strada di declino intrapresa da politica e certa società.


[ l’UAAR all’EuroPride 2011 – filmati 1 e 2]