Giuliano Amato: come danneggiare lo Stato e il ministero dell’interno, e candidarsi a presidente della Repubblica

 

           Giuliano Amato: come danneggiare lo Stato e il ministero dell’interno (ministero dell’Omertà), e candidarsi a presidente della Repubblica … delle banane.

Giuliano Amato ministro-pizza-e-mandolino

           Nel 2008 Giuliano Amato era ministro dell’interno; a causa della sua enorme incompetenza ha portato il Ministero dell’interno a  danneggiare gravemente una lavoratrice, sottoponendola a violenze, torture, vessazioni, insulti, molestie, mobbing, tanto da renderla invalida: questo già dovrebbe bastare a metterlo nei posti opportuni.    A causa della sua incompetenza venne avviato un processo per mobbing contro il Ministero diretto da Amato: nell’ottobre 2012 il ministero di Amato è stato condannato per mobbing, tra l’altro con prove schiaccianti e con tutte le testimonianze ampiamente concordi con l’accusa: solo di denaro il ministero di Amato ha causato un danno di € 91.000,00  ; mentre il livello dell’immagine del ministero dell’interno e dello Stato lo lasciamo a chi ha il coraggio di guardare.   Un qualsiasi soggetto di una qualunque realtà del mondo sarebbe preso a calci nel sedere.  Qui in ItaGlia invece la condanna (una condanna storica, la prima) è stata totalmente censurata dai giornalisti e ignorata, nascosta anche dal Presidente della Repubblica Napolitano (vuoi che non sia stato informato di una condanna al ministero dell’interno?), il quale non si oppone alla candidatura “politica” di Amato non a soprammobile, ma a … Presidente della Repubblica.

             Morale ?  Per fare carriera o diventare Presidente della Repubblica, non rubare un cellulare, dieci kg di carne, venti paia di scarpe Nike, sei iPhone, nè 40 ultranotebook, no, devi contribuire a danneggiare le persone, e con-causare danni di almeno € 91.000,00 alla collettività.

Il lavoro uccide: suicida per mobbing

   Ha ragione Silvana Catalano: il lavoro uccide.  In tanti modi.  Mentre non manca chi si indigna per i morti da carenza di misure di sicurezza fisica, quasi non esiste chi denuncia l’abissale degrado psicosociale di vari contesti lavorativi italiani.

Il lavoro uccide - Silvana Catalano

   Apprendiamo che un operaio è morto (tramite suicidio) a causa del lavoro; il mobbing o comunque il degrado psicosociale (carenze organizzative, vessazioni, ricatti, minacce, aggressioni, demansionamento, cricche) uccide le persone.  Il sito GoBari riferisce di problemi frequenti in tutti i posti di lavoro, ma dei quali non si può parlare a causa dell’aura mitologica che ricopre i posti di lavoro, autentici luoghi di degrado umano, morale:

Bari – Si chiamava Enzo Pavone, aveva 40 anni e si è ucciso buttandosi dal balcone della Ripartizione edilizia in …… Era un operaio della Multiservizi di Bari e con l’azienda oggi commissariata aveva un rapporto difficile: aveva avuto la forza di denunciare il mobbing subito, una situazione che l’aveva portato anche a curarsi in una clinica psichiatrica. L’annuncio del suicidio lo ha dato Michele Emiliano …. "Stamattina un operaio della Multiservizi si è suicidato ….. Ho disposto un’indagine approfondita perchè i fatti potrebbero essere collegati alla difficile situazione ambientale dell’azienda. Tutti coloro che hanno qualcosa da riferire possono contattare il Comandante della Polizia Municipale che sta indagando". Enzo ha lasciato un biglietto prima di compiere il volo verso la morte: "Non ce la faccio più in questa Mafia".
Nei commenti all’annuncio sulla pagina del Primo cittadino c’è chi chiede di non fare polemica politica, altri dicono invece "è la fine che farò anche io". Che siano questioni legate al clima all’interno dell’azienda ex-municipalizzata o questioni personali, resta il fatto che oggi un nostro concittadino ha scelto di smetterla di vivere. E questa è una sconfitta, nostra e della città. “

          Come per il suicidio di qualsiasi lavoratore, dopo circa 20-40 nanosecondi il datore di lavoro dichiara che il lavoro non c’entra niente: invece quello è il contesto sociale-pubblico più importante, per i singoli, per il loro modo di presentarsi, e per la società stessa.  Pensiamo ad un lavoratore mobbizzato, aggredito, isolato dai colleghi, vessato (cose stranote a tutti) che torna a casa e gli chiedono: “Allora, cosa hai fatto oggi ?”  : NULLA.   Il messaggio che gli invia, che gli impone il datore di lavoro è “Tu non conti nulla, non sei importante, non esisti”.  

             L’Italia resta arretrata: solo nel 2008 ha riconosciuto che il lavoro può causare stress specifico, solo nel 2011 è entrato in vigore il DL 81/2008 …. sulla carta.  Perchè la cultura dei luoghi di lavoro è dura a cambiare.