Il lavoro uccide: suicida per mobbing

   Ha ragione Silvana Catalano: il lavoro uccide.  In tanti modi.  Mentre non manca chi si indigna per i morti da carenza di misure di sicurezza fisica, quasi non esiste chi denuncia l’abissale degrado psicosociale di vari contesti lavorativi italiani.

Il lavoro uccide - Silvana Catalano

   Apprendiamo che un operaio è morto (tramite suicidio) a causa del lavoro; il mobbing o comunque il degrado psicosociale (carenze organizzative, vessazioni, ricatti, minacce, aggressioni, demansionamento, cricche) uccide le persone.  Il sito GoBari riferisce di problemi frequenti in tutti i posti di lavoro, ma dei quali non si può parlare a causa dell’aura mitologica che ricopre i posti di lavoro, autentici luoghi di degrado umano, morale:

Bari – Si chiamava Enzo Pavone, aveva 40 anni e si è ucciso buttandosi dal balcone della Ripartizione edilizia in …… Era un operaio della Multiservizi di Bari e con l’azienda oggi commissariata aveva un rapporto difficile: aveva avuto la forza di denunciare il mobbing subito, una situazione che l’aveva portato anche a curarsi in una clinica psichiatrica. L’annuncio del suicidio lo ha dato Michele Emiliano …. "Stamattina un operaio della Multiservizi si è suicidato ….. Ho disposto un’indagine approfondita perchè i fatti potrebbero essere collegati alla difficile situazione ambientale dell’azienda. Tutti coloro che hanno qualcosa da riferire possono contattare il Comandante della Polizia Municipale che sta indagando". Enzo ha lasciato un biglietto prima di compiere il volo verso la morte: "Non ce la faccio più in questa Mafia".
Nei commenti all’annuncio sulla pagina del Primo cittadino c’è chi chiede di non fare polemica politica, altri dicono invece "è la fine che farò anche io". Che siano questioni legate al clima all’interno dell’azienda ex-municipalizzata o questioni personali, resta il fatto che oggi un nostro concittadino ha scelto di smetterla di vivere. E questa è una sconfitta, nostra e della città. “

          Come per il suicidio di qualsiasi lavoratore, dopo circa 20-40 nanosecondi il datore di lavoro dichiara che il lavoro non c’entra niente: invece quello è il contesto sociale-pubblico più importante, per i singoli, per il loro modo di presentarsi, e per la società stessa.  Pensiamo ad un lavoratore mobbizzato, aggredito, isolato dai colleghi, vessato (cose stranote a tutti) che torna a casa e gli chiedono: “Allora, cosa hai fatto oggi ?”  : NULLA.   Il messaggio che gli invia, che gli impone il datore di lavoro è “Tu non conti nulla, non sei importante, non esisti”.  

             L’Italia resta arretrata: solo nel 2008 ha riconosciuto che il lavoro può causare stress specifico, solo nel 2011 è entrato in vigore il DL 81/2008 …. sulla carta.  Perchè la cultura dei luoghi di lavoro è dura a cambiare.